Città abbandonate: la città fantasma di Pripyat adiacente a Chernobyl

Città abbandonate: la città fantasma di Pripyat adiacente a Chernobyl

Mag 15, 2013

Pripyat é una città fantasma ucraina situata vicino al confine bielorusso, a circa 110 km a nord della capitale Kiev, adiacente alla centrale di Chenobyl, nota per il più grave incidente nucleare della storia umana.

Proprio in seguito a questo accadimento, datato 26 aprile 1986, essa è diventata la più grande ghost town al mondo. La città fu costruita nel 1970 allo scopo di ospitare i lavoratori, costruttori e relative famiglie della vicina centrale nucleare, ed, attualmente, è completamente disabitata.

Le strade sono praticabili, ma inutilizzate dal 1986. Alcune vie sono state chiuse e sono stati posti dei blocchi di cemento per impedire l’accesso. Per introdursi nell’area sono richiesti dei permessi speciali, e per uscirne bisogna sottoporsi ad un controllo che prevede anche una doccia contro le radiazioni. Attualmente i livelli di radioattività si aggirano attorno ai 15-30 micro-roentgen, quindi non sono letali. Per dose letale s’intende 300-500 micro-roentgen di esposizione per ora.

Questo inferno è diventato una specie di paradiso terrestre per gli animali che, non dovendo interagire con gli uomini, possono circolare liberamente. Hanno occupato abitazioni, strutture abbandonate, e non è raro incontrare un lupo, un orso o una volpe che attraversano la strada. Non sono ancora conosciute le mutazioni genetiche che subiranno in futuro, per il momento è stato accertato soltanto un più rapido processo di invecchiamento.

Negli anni successivi alla costruzione, vi si insediarono anche molte persone che non necessariamente avevano lavorato alla costruzione della città, incrementando notevolmente il numero della popolazione. Nel 1986, Pripyat era arrivata a contare ben circa 47.000 abitanti.

La qualità della vita della città era molto alta rispetto agli standard dell’Unione Sovietica. Era moderna e funzionale: ospedali, centri commerciali, due grandi alberghi, numerosi caffè, cinema, teatro, centri sportivi, tra cui una piscina coperta che rimase attiva fino alla fine degli anni ’90 per il personale della centrale, che continuò ad operare con tre reattori funzionanti fino al 2000.

Oggi la popolazione è ridotta a circa 400 abitanti, che vivono nelle campagne circostanti, essendosi rifiutati di abbandonare le loro case e si cibano di alimenti altamente inquinati. Avevano detto loro che l’evacuazione era soltanto a scopo precauzionale, e che sarebbe stata temporanea, invece non poterono più fare ritorno in quella che, prima del disastro, era soprannominatala città dei fiori”, per le aiuole che si trovavano sparse più o meno dappertutto.

Particolarità di questo insediamento urbano è di essere rimasto esattamente come fu lasciato dagli abitanti, possiamo dire congelato, fatta eccezione per i danni causati dallo sciacallaggio e dal tempo. Solo una volta all’anno, nell’anniversario della tragedia e nella ricorrenza del primo maggio, i residenti possono tornare a visitare la città in cui vivevano. Attualmente molte costruzioni sono pericolanti, oppure hanno subito una dose troppo alta di radiazioni per poter essere praticate. È relativamente sicuro restare all’aria aperta, mentre molto pericoloso addentrarsi all’interno degli edifici.

In particolare bisogna evitare le strutture con le finestre affacciate sulla centrale: tutte le imposte sono state lasciate aperte per poter dare modo alle radiazioni di disperdersi. È possibile visitare Pripyat e tutta la zona evacuata tramite visite guidate. Il parco giochi allestito per i festeggiamenti del primo maggio, in cui svetta un’imponente ruota panoramica, fra l’altro, mai utilizzata, è la zona più radioattiva della città. Infatti è esposto direttamente verso la centrale di Chernobyl, ma soprattutto, il giorno del disastro, è qui che il vento portò le prime particelle radioattive, che investirono la grande foresta limitrofa, i cui alberi morirono totalmente in pochissimi giorni. Da quel giorno, Foresta Rossa fu il nome che gli abitanti diedero a quel luogo, a causa del cambiamento di colore degli alberi, avvenuto per effetto delle radiazioni.

Si parlò anche di stranissimi funghi che vi comparvero, anche se non è mai stato accertato, né dimostrato.
L’incidente di Chernobyl è stato classificato di livello 7, e liberò radioattività 100 volte superiore a quella rilasciata delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Il rapporto ufficiale stila un bilancio di 65 morti accertati e altri 4.000 presunti per tumori e leucemie in un arco di tempo di 80 anni. Le radiazioni rimarranno nell’aria per circa 48.000 anni ancora, e gli uomini potranno tornare a vivere a Pripyat soltanto fra circa 600 anni. Le conseguenze di questo disastro non saranno mai accertate e il numero esatto di coloro che rischiano di sviluppare delle patologie gravi non sarà comunque noto fino al 2016, se non dopo.

Nel corso di un test “di sicurezza” furono violate paradossalmente tutte le regole possibili, portando il reattore numero 4 ad un aumento incontrollato della potenza. Si verificò una fortissima esplosione e lo scoperchiamento del reattore stesso. Le conseguenze furono catastrofiche. Una nube di materiali radioattivi fuoriuscì e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente.

Nubi radioattive raggiunsero anche l’Europa orientale e la Scandinavia, e arrivarono persino in Italia, in Francia, in Germania, in Svizzera, in Austria, nei Balcani e in porzioni della costa orientale del nord America.
Pripyat fu evacuata solo 36 ore dopo: vennero portate via con la forza 45.000 persone e nei giorni successivi dovettero lasciare le proprie case gli abitanti in un raggio di 30 km.

Città fantasma quindi, landa desolata, dimenticata da Dio e dall’uomo, Pripyat rappresenta fonte d’ispirazione per film a tema. Nel 1998 si è offerta come scenario per il film Godzilla, e più recentemente, ha ispirato Chernobyl Diaries, il film uscito il 25 maggio 2012, anche se con un set ricostruito. Il vero film è stato girato a Belgrado e Budapest. Nemmeno nella finzione pare si possa più tornare ad abitare questa città, un tempo fiorente, ora deserto.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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