Tatuaggi ritrovati sulle mummie siberiane sepolte 2.500 anni fa

Tatuaggi ritrovati sulle mummie siberiane sepolte 2.500 anni fa

Mar 28, 2013

L’arte è convissuta con l’uomo sin dalle grotte di Lascaux circa 30.000 anni fa, ma non è mai stata abbandonata, da molte popolazioni, che fosse era distintiva del rango di una persona, una tribù od un clan o come invocazione alle divinità.

Il caso dei tatuaggi ritrovati sulla Mummia di Ukopk, in Siberia probabilmente aveva funzione del primo tipo, cioè distinguerla e riconoscerLe un ruolo superiore a quello degli altri appartenenti alla Comunità.

Nelle alture dei monti Altai, in Siberia, non lontano dalla linea di confine tra Russia e Mongolia, alcuni ricercatori hanno ritrovato il corpo mummificato di una donna ricoperto di tatuaggi che secondo gli archeologi hanno un aspetto incredibilmente moderno.
La donna, apparentemente di circa venticinque anni di età, è stata sepolta qualcosa come 2.500 anni fa e ritrovata nel 1993.

Molto probabilmente apparteneva alla tribù dei Pazyryk, un’etnia di nomadi che hanno abitato in quelle zone per secoli. Perfettamente conservata dalle temperature glaciali del permafrost, secondo gli scienziati il corpo si sarebbe mantenuto tanto bene da permettere di individuare sulla sua epidermide intricati tatuaggi di animali e di quelle che sembrerebbero essere delle divinità.

Natalia Polosmak, a capo dell’équipe di ricerca, ha dichiarato che in paragone ai tatuaggi trovati dagli archeologi in tutto il mondo, quelli ritrovati sulle mummie degli appartenenti alla tribù dei Pazyryk sono i più elaborati nonché i più belli, dimostrando quanto questa popolazione fosse avanzata nell’arte del tatuaggio.

La Principessa Ukok è stata seppellita in un remoto plateau insieme a sei cavalli, molto probabilmente le sue guide spirituali per il viaggio nell’oltretomba, e due uomini, con tutta probabilità dei guerrieri. Anche i corpi degli uomini riportano dei tatuaggi.

Secondo la Polosmak esistono esempi di tatuaggi ancora più antichi: ad esempio Oetzi, il famoso uomo dei ghiacci proveniente dal lontano 3.300 a.C. e ritrovato nelle Alpi italiane aveva delle piccole linee parallele sulle gambe e sulla parte inferiore della schiena, anche se queste non erano di certo delle decorazioni corporali così elaborate come quelle che vanta la principessa Ukok.

Sempre secondo quanto dichiara la Polosmak, la giovane donna ha un tatuaggio sulla spalla sinistra con la raffigurazione di un animale mitologico: una renna con il becco di un grifone e le corna di un capricorno. Sul suo polso è raffigurata una renna con corna molto elaborate. La stessa renna col becco di grifone appare anche nel corpo dell’uomo ritrovato più vicino alla principessa, che gli copriva la maggior parte della parte destra del corpo.

La mano della Principessa Ukok con tatuaggi sulle dita è stata recuperata dal ghiaccio 19 anni fa ed è ora in mostra presso la Repubblica dell’Altai. Sul corpo della Principessa Ukok (così è stata chiamata), che era morta all’età di venticinque anni, sono stati ritrovati diversi tatuaggi; i tatuaggi si sono conservati perfettamente per oltre 2.500 anni. I tatuaggi di uno dei due guerrieri ritrovati nell’antico sepolcro di permafrost sul Plateau Ukok, a qualcosa come 2.500 metri sul livello del mare vicino alle frontiere della Russia con la Mongolia, la Cina e il Kazakhistan.

Con tutta probabilità i tatuaggi erano realizzati con tinte ricavate da piante bruciate, ricche di potassio. La pelle doveva poi essere stata perforata con un ago o con un altro tipo di oggetto appuntito, e strofinata con una miscela di fuliggine e grasso.

Nonostante la principessa Ukok abbia vissuto almeno 500 anni prima di Gesù, la Polosmak ha affermato che alcune cose non sono affatto cambiate, ad esempio la tendenza delle persone a rendersi sempre più interessanti ed attraenti, in questo caso con i tatuaggi.

 

Written by Roberto Lirussi

 

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