“Racconti hunderground” di Luigi Pio Carmina, recensione di Rebecca Mais

“Con meraviglia realizzai che non vi erano chiese. Qualcuno prega da solo per strada, è stupendo, così come desidero io. Qua significa che non è arrivata l’influenza di quella brutta istituzione. Arriviamo alla stazione dove scendo. Il treno continua sparato per il suo destino.”

Luigi Pio Carmina, scrittore e protagonista del romanzo “Racconti hunderground” (Editrice Zona, collana Zona Contemporanea, 2011), mostra in circa centoquaranta pagine una visione alquanto personale del mondo che ci circonda e della situazione sociale e politica dell’Italia nella quale viviamo.

Luigi è un giovane ragazzo, uno studente universitario di una città del meridione, che una mattina stabilisce di dare l’addio alla vita in superficie e di eclissarsi nel sottosuolo di una stazione della metrò per cominciare una nuova vita. Quella che inizialmente potrebbe apparire come un’esistenza monotona e priva di stimoli si dimostra essere ricca di spunti di riflessione, di sensazioni ed emozioni.

Numerosi viaggiatori si avvicinano a Luigi per raccontargli la loro storia o semplicemente per trovare sollievo alle inquietudini della vita di tutti i giorni. Ed egli ha la parola giusta per ognuno e in diverse occasioni si lascia trascinare dalla passione condivisa con delle attraenti ragazze che passano di lì per caso e dalla profonda amicizia che nasce tra lui e Ruik, il capostazione.

Il romanzo si delinea come una sorta di diario nel quale prevale il dialogo con i vari personaggi che Luigi incontra. Ma questi incontri avvengono realmente oppure si tratta semplicemente di monologhi interiori del protagonista-scrittore? Ogni lettore potrà interpretarlo a suo piacimento. Innegabili sono le molteplici provocazioni nei confronti del (mal) funzionamento dello Stato e delle leggi.

Quello che ritroviamo in “Racconti hunderground” è un mondo allo sbando, nel quale la natura si sta rivoltando contro l’uomo e la catastrofe sta lentamente ricoprendo la vita degli esseri umani. Ma mentre gli individui affrontano la realtà quotidiana, Luigi ha perso il coraggio e la voglia di andare avanti in attesa di qualcosa o qualcosa che possa fargli cambiare idea.

Amare riflessioni, flash mentali e forti entusiasmi  si susseguono in un ritmo incalzante che finisce per travolgere e  generare contrastanti opinioni.

“Quindi rivolgendomi a Riuk: se un giorno volessi pubblicare il mio racconto che ora ti dono dovrai mettere una foto mia, dove mi specchio nel vetro del finestrino di un treno, in attesa che parta. Me l’ha scattata un’amica che era lì con me. E’ un’esperta della fotografia, ma l’idea era stata mia. Quella foto sta ad indicare una parte di me che resta ed una parte che invece va via.”

 

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