Il romanzo on-line del Cigno Rosso approda su Oubliette

Il romanzo on-line del Cigno Rosso approda su Oubliette

Ago 8, 2012

Federica Ferretti in arte “Il Cigno Rosso” ci dedica il romanzo on-line di questa settimana. Il romanzo online è una forma letteraria che sfrutta le potenzialità di uno dei social network più in voga (facebook), su cui viene infatti creato post dopo post.

Si concretizza così per l’autrice la nuova frontiera della scrittura multimediale, che sfida i canoni dell’usuale  comunicazione e letteratura riscuotendo  perciò sin dagli esordi, enorme successo di critica e pubblico: una short-story  costruita  con cadenza settimanale attraverso gli “stati”  della sua pagina Facebook.

“Hai riso sul mio petto”

La scoprì per caso.
Non l’aveva mia notata prima, prima che quel suo amico le si avvicinasse e le sfiorasse i riccioli sul viso mentre rideva.
Si sentì attonito, prima ancora di dirsi stupito.
Rideva come lui avrebbe voluto facesse sul suo petto, mentre le sfiorava a sua volta i ricci ribelli sull’ovale perfetto…
…cercò di riaversi.
Come da un tuffo da un trampolino, senza meta nè orgoglio.
Era lì.
Erano lì.
La folla se la prese, però, subito dopo:  gli sfuggì così come era apparsa sotto i suoi occhi.
Si diresse sulla terrazza.
Un cocktail annacquato tra le mani.
Rifletteva…rifletteva che le cose accadono, semplicemente, senza un ma, un però, un perché.
Rifletteva che fino a ieri era sull’orlo di un baratro.
Gli si parava davanti ancora Franca, che lo aveva sbattuto fuori di casa, lui ed il suo cane.
Lui ed il suo disordine, lui e la sua anarchia mentale.
Guardò il panorama, ma le gocce d’umidità che iniziavano a irrigare il pavimento, rendevano insolita l’atmosfera.
Guardò senza vedere un pezzo del suo passato che non aveva mai vissuto.
Il cane, la casa di campagna, le gite in barca, una donna che c’era sempre stata, senza che lui gliel’avesse mai chiesto.
Appoggiò sul bancone il cocktail, ormai imbevibile.

L’appoggiò, quel bicchiere rimasto mezzo pieno, e si rese conto che era inutile guardare indietro.
Cosa c’era, indietro, dopo tutto?
Niente che lo potesse più interessare.
C’era l’aridità di giornate lasciate trascorrere nel loro grigiore.
Si riebbe.
Si guardò le mani.
Quelle mani che avrebbero dovuto accarezzare un ovale ancora sconosciuto.
Ancora per poco.
Si dice che la forza del pensiero aiuti a trovare le persone in sintonia con il nostro ego.
Non era mai stato uno sciamano.
Aveva solo voglia di sentirsi scorrere di nuovo il sangue nelle vene….
Chiuse gli occhi. La immaginò ridere per la prima volta sul suo petto, con quella medesima aria bambina. La immaginò nelle sue fattezze naturali, tonda, come l’avrebbe voluta. Non era solo voglia di farle del sesso, no. Era un’alchimia di sensazioni, emozioni, vibrazioni, quella che lei era riuscita d’un tratto a procurargli…che l’aveva risvegliato, per la seconda volta, da un coma più o meno irreversibile.

Accade che rimaniamo abbagliati da cocci di vetro:
per tutto il resto della sua vita, aveva scambiato un semplice fondo di bottiglia per un diamante, credendolo persino preziosissimo.
E si era adoperato per proteggerlo, per tutelarlo, per metterlo al sicuro in ogni momento, da ogni possibile indugio come da ogni possibile contaminazione. Ma non gli era servito a molto, se non a costruire uno stupendo castello di carte. Un castello che era crollato dopo 20 anni. Ma era crollato.

Ora, aveva bisogno di rielaborare un lutto, certo, in fin dei conti, avere smarrito le sicurezze incarnate da sua moglie, e ciò aveva significato molto più che seppellire se stesso, o meglio, quella parte di sé che ora, avrebbe potuto giocarsi l’ultima carta rimasta. Una sconosciuta. Una donna che con la sua risata sul suo petto, l’avrebbe aiutato a risvegliarsi.
Si dice che la forza del pensiero aiuti a trovare le persone in sintonia con il nostro ego.

La mattina dopo, Giulia gli dormiva ancora accanto.
L’aveva posseduta disperatamente, mentre le scostava i ricci dall’ovale perfetto.
Pure lei lo aveva notato subito. Non si era persa tra la folla, aveva solo cercato il modo di avvicinarlo.
All’improvviso, gli arrivò  alle spalle.
Gli sorrise con quell’aria bambina che lo aveva ammaliato.
Si lasciò condurre lungo un percorso irto e in salita, si lasciò gestire, si lasciò riconoscere.
Si addormentò sfinita sul suo petto, dopo che avevano riso di una vita sciatta, che, a dispetto di tutto,  si stavano riprendendo in mano.
Lui, si svegliò per primo,  e decise di restarle accanto, perché in fin dei conti, lei non gli aveva promesso niente nè aveva voluto in cambio alcun pegno.

Gli aveva solo mormorato:- Vivremo la bellezza delle nostre giornate, la bellezza di attimi in cui la tua vita si è fermata nella mia…non so cosa accadrà, cosa succederà, non posso prometterti un futuro che non conosco nè ti è minimamente familiare… vivremo, attimo dopo attimo, con il fiato più o meno corto, con la gioia ed il dolore di due che provano a stare semplicemente insieme.

 

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