Intervista di Maurizio Vitiello al poeta italiano Antonio Spagnuolo

Antonio Spagnuolo  è nato a Napoli il 21 luglio 1931.  Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali, inserito in molte antologie, collabora a periodici e riviste di varia cultura:  Altri termini –   Hebenon –   Il Cobold  -Incroci –  Issimo – la Mosca –  l’immaginazione – l’involucro -l’Ortica – lo stato delle cose – Mito – Offerta speciale – Oltranza –   Poiesis  – Polimnia –   Porto Franco – Terra del fuoco.

Attualmente dirige la collana “le parole della Sybilla” per Kairòs editore e la rassegna ”poetrydream” in internet. Nel volume “Ritmi del lontano presente” Massimo Pamio prende in esame le sue opere edite tra il 1974 e il 1990.  Plinio Perilli con il saggio “Come l’ombra di una  nuvola sull’acqua” (Ed. Kairòs 2007) rivisita gli ultimi volumi pubblicati fra il 2001 e il 2007.  Tradotto in francese, inglese, greco moderno, iugoslavo, spagnolo.

In quest’estate particolare continuiamo a intervistare artisti, artiste e poeti di varie regioni d’Italia. Oggi è la volta di Antonio Spagnuolo, medico e poeta, attivo a Napoli.

M.V.: Ci puoi raccontare i tuoi esordi ed i consensi critici, che sono stati qualificati e numerosi, nel tempo?

Antonio Spagnuolo: Il mio primo volume di poesie “Ore del tempo perduto” porta la data del 1953. Una raccolta che oggi giudico redatta con grande semplicità e con impronte da liceale, ben nutrito dalle liriche del grande Gabriele D’Annunzio. Con mia grande sorpresa quel libello suscitò le lodi di Umberto Saba. Egli mi scrisse tra l’altro:” Caro Spagnuolo, sebbene nulla mi dispiaccia tanto come dover esprimere pareri sulle opere altrui, le dirò che c’è davvero nei suoi versi una vena sostanziosa di poesia ed una attenta e collaudata ipotesi di ricognizione che si fa sentire in quasi tutti i componimenti …. Un tenue abbandono, a volte lucido e raziocinante, acquista la capacità di svelare anche la memoria del simbolo…” – L’emozione di ventenne mi gratificò non poco. Il contatto con il vegliardo purtroppo durò poco, perché egli fu dopo breve ricoverato in clinica per il male che lo portò a morte. Altro ricordo indelebile resta la calda amicizia con Domenico Rea (Mimì), il quale mi seguì con grande affetto e consapevole benevolenza, regalandomi una densa scheda critica a prefazione per il volume “Poesie ’74”. Non saprei dirti quanti e quali consensi ho ricevuto in tutta la mia vita. Fortunatamente sono moltissimi e tutti qualificati e qualificanti, da Mario Pomilio, a Giovanni Raboni, da Ugo Piscopo a Gio Ferri, da Manacorda a Gilberto Finzi, per citarne soltanto qualcuno.  

M.V.: All’inizio, cosa ti è costato di più?

Antonio Spagnuolo: I tentativi di essere accolto dalla critica ufficiale furono abbastanza difficili, anche perché a Napoli in quegli anni, tranne Il Mattino, Il Roma ed Il Correre di Napoli, poche erano le pubblicazioni che si interessassero alla “cultura” in genere e alla “poesia” in particolare. Ricordo che lo scrittore e critico Mario Stefanile, allora detentore assoluto della pagina culturale su Il Mattino, mi invitò affettuosamente e garbatamente ad interessarmi di più alle fanciulle e di meno agli “endecasillabi”.  Ironia della sorte nel 1986 vinsi il primo premio al concorso “Mario Stefanile” …). Essere accolto in seno alla famiglia del Parnaso mi è costato molti sacrifici e molta, molta pazienza. Ma come vedi piano piano ci sono riuscito. 

M.V.:  Quali poeti sono stati vicino a te e/o anche con te in vari eventi?; con chi hai operato ottenendo proficui interessi?

Antonio Spagnuolo: Mimì Rea è stato lo scrittore che più mi ha seguito negli anni della gioventù. Ricordo con grande simpatia la sua generosa giovialità, il suo essere disponibile, la sua schietta amicizia, ed i pranzi che gustava, appellando mia moglie “pupatella” e concludendo spesso con una frase che anche io ripeto qualche volta: “Comme è overo che a tavola nun s’invecchia … se more direttamente!”. Altra amicizia lodevole e valida è stata quella di Giovanni Raboni, con il quale ho condiviso diversi tentativi di “ricerca poetica”. Pochissimi gli altri nomi, diciamo più amici di “corso” che veri e propri collaboratori in eventi e scritture. 

M.V.:  La creatività mediterranea ti vede nel suo alveo?

Antonio Spagnuolo:  Mi sento napoletano sin nelle più recondite vene. Amo Napoli anche se presenta i suoi numerosi difetti e le sue inossidabili pecche. Non lascerei mai la mia casa, il mio parco, la mia città per nessuna ragione. Ma per quanto riguarda la poesia non credo di essere catalogato come autore del Sud. La mia creatività corre spazi più ampi e si rivolge all’altro in maniera universale. 

M.V.: Le regioni del Sud come la Campania, la Puglia, ad esempio, sono tagliate fuori dal giro creativo e/o dal giro poetico-mercantile?

Antonio Spagnuolo: Purtroppo è vecchia storia, che non trova soluzione dopo anni ed anni di diatribe e discussioni sterili. Il Nord rimane padrone della editoria che si impone, ed i vari Cucchi, Majorino, Zanzotto etc. non hanno spazi per i poeti che vivono ed operano al di qua del Garigliano. Fortunatamente però da qualche tempo la piccola editoria ha dato vita a collane che hanno un valore artistico-culturale notevole, e, a differenza delle scelte dei capitalisti del Nord, che sfornano libelli di scarsa qualità, soltanto perché firmati da nomi noti della televisione, del calcio, della politica, hanno sostanza critica molto interessante. 

M.V.: Cosa e/o chi ridimensiona la poesia? Ovviamente, nella domanda c’è una declinazione provocatoria.

Antonio Spagnuolo: Domanda, permettimi il dissenso, che non mi piace. La poesia o è poesia e non è che un bel niente! Chi ridimensiona la poesia? Nessuno io penso può intervenire in maniera determinante per catalogare e risistemare una creazione poetica. Se qualcuno non accetta un testo, giudicato valido dalla critica ufficiale, deve dimostrarmi il perché.  

M.V.:  Le tue tematiche sono state anche ispirate dal … ?

Antonio Sapgnuolo: Le mie tematiche sono state sempre ispirate dalla vita vissuta quotidianamente. Molto spesso il chiarore sensuale ha accolto sulla pagina tutto quello che viene pensato o, meglio, intuito. La libido produce il sapere senza oggetto , in disarmonia con il reale, quindi la poesia è legata all’inconscio, e l’inconscio è il luogo della poesia. A me piace immaginarla come un virus, ancora sconosciuto alla scienza, che si insinua nella psiche e corrode giorno dopo giorno le circonvoluzioni cerebrali, per penetrare nel subconscio e dettare quelle visioni ritmiche che il comune mortale non riesce ad elaborare se non nel verso. Una malattia capace di rendere immortale ogni pensiero e capace di manifestarsi nel caleidoscopico fulgore del fantastico. Essa comporta da parte dello scrittore una vera e propria assunzione di contenuti e mitemi anch’essi di origine psicoanalitica: che a dirlo più chiaramente, entrano massicciamente nei  versi, fino a diventarne radice e sostanza, nel ben noto binomio di eros e thanatos, l’endiadi-opposizione di libido e morte, assunti per via di una estrema semplificazione, con un’intensità quasi aggressiva e sofferti per converso fino allo spasimo e allo sgomento: lo spasimo che  si aggrappa all’eros in nome della vita, lo sgomento di chi da esso regredisce, per stanchezza magari e sazietà, verso immagini vertiginose.  

M.V.: Mi puoi parlare dei tuoi anni operativi, sino ad oggi?

Antonio Spagnuolo: Pochissime parole per dirti che io ho inseguito la “poesia” ogni giorno , affascinato e coinvolto dall’endecasillabo, che mi risuonava e mi risuona tra i pensieri che affollano le ansie del quotidiano. Ho contemporaneamente cercato di operare come “apostolo” di eventi culturali, organizzando interventi, presentazioni, incontri, scrivendo decine e decine di recensioni, offrendo ai più giovani prefazioni e consulti. 

M.V.: Come definiresti le tue precedenti estetiche e la tua ultima cifra poetica?

Antonio Spagnuolo: Ho letto moltissimo. Ho digerito pagine e pagine di poesie degli autori più disparati. Dall’ liade alla Divina Commedia, dal Foscolo a Turoldo, da Pascoli a Montale, ho sempre cercato di incamerare le varie espressioni creative riuscendo a realizzare un bagaglio veramente immenso. Ora i tempi della mia “cifra poetica” sono due: una prima fase che subisce con evidenza le incidenze sperimentali ed una seconda (dagli anni ottanta in poi) che presenta un verso calibrato e leggibile, più caldo e affascinante. 

M.V.: A conclusione, hai praticato la medicina, ma ti senti poeta?

Antonio Spagnuolo: Posso dire senza tema che io ho vissuto in contemporanea due vite parallele. Sono stato medico nel senso più valido della parola, con tutto l’impeto, la generosità, e la capacità che ha distinto i medici di un tempo, fuori dalle intemperie che la mutualità ha scatenato in questi ultimi anni. Ho praticato la medicina per circa sessant’anni ed ancora, benché in pensione, sono disponibile per qualche consulto. Di pari passo la “poesia” è stato il cibo che mi ha nutrito la mente e lo spirito ogni giorno della mia esistenza. Sì! Mi sento poeta a tutto tondo!

Per leggere una recensione di Sergio Spadaro ad Antonio Spagnuolo clicca QUI.

Fonte:

http://www.positanonews.it/articoli/62607/intervista_al_grande_poeta_antonio_spagnuolo_a_cura_di_maurizio_vitiello.html

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5 comments

  1. Caro Antonio, nell’intervista ci sei tutto, in pieno, e ti rispecchia, così come rispecchia il tuo animo poetico
    in tante raccolte che ho apprezzato sempre e lette con acume meditativo e grande attenzione.
    Non ho ricevuto la tua ultima opera, se vuou il mio giudizio, per quanto può valere, inviamela. Grata di avermi fatta leggere l’intervista, Ti saluto con affettuosa amicizia. Ninnj

  2. Lucia Stefanelli Cervelli /

    Ricordo ” Intrigo d’Autore” che L’Ass. di Cultura teatrale L’ASCOLTO volle dedicarti nell’ormai lontano ’94 presso il teatrino La Riggiola di Adriana Carli. In quell’occasione, come per gli altri poeti invitati, Gianni Spataro ed io tetralizzammo le tue composizioni rese un unico ipertesto. Ricordo la fredda nudità di un manichino femminile posto in scena, enigmatico e solo, lo rivestisti tu con quella compresenza di libido e thanatos di cui parli nell’intervista. Medico e poeta ,vedi malattie e balsami di volta in volta nelle incisioni del bisturi che la poesia ti procura,mentre nella brutalità dei tessuti muscolari che indossano la soma del vivere, recuperi il sotteso lamento del tempo. Familiare alla poesia, ti comprendo oltre il possibile endecasillabo che ci coniuga , seppure modulato su diverse corde, e ci legano gli amici comuni in quella funzione di padrinato, come per Mimì Rea. All’epoca ti dedicammo la risonanza modulata della nostra voce d’attori, oggi ti ribadisco il mio apprezzamento e la mia stima per la tua ansia di autenticità.
    Lucia Stefanelli Cervelli

  3. Ciò che più mi sorprende è la modernità di Antonio Spagnuolo, i suoi testi coniugano la freschezza moderna di una mente agile e la liricità che appartiene ai grandi del passato.
    L’endecasillabo è anche la mia cifra spontanea, da mimetizzare spesso e… ricomporre. Certamente anche per questo apprezzo i testi di Antonio, medico non solo di corpi ma di anime.

    Cristina Bove

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