Intervista di Alessia Mocci a Sacha Naspini ed alla sua carriera letteraria

Sacha Naspini (Grosseto, 1976) ha esordito nel 2006 con il romanzo “L’ingrato” edito da Edizioni Effequ, segue sempre nel 2006 il tascabile “Il risultato” edito da edizioni Magnetica, nel 2007 ancora un romanzo “I sassi” edito da Edizioni il Foglio, nel 2009 il romanzo “Never alone” edito da edizioni Voras ed il romanzo breve “Cento per cento” edito nella collana Short-Cuts di Edizioni Historica, nel 2009 il romanzo “I cariolanti” edito da Elliot Edizioni. Di recente uscita un’interessantissima monografia della band francese Noir Désir, edita presso la casa editrice Gruppo Perdisa Editore, presso la stessa Sacha ha ripubblicato “Cento per Cento”.

Abbiamo sentito la necessità di conoscere meglio Sacha attraverso due interviste dalla tematica differente, questa, la prima ci racconta della sua persona e della sua carriera; la seconda invece tratta della sua ultima pubblicazione. Buona lettura!

A.M.:  Quando nasce la tua passione per la scrittura? Ci sono stati degli autori che ti hanno seguito durante il tuo lavoro?

Sacha Naspini: Su come è nata tutta questa storia non so mai che rispondere, perché scrivere mi capita da un bel pezzo, sotto varie forme, anche quella musicale, per dire. Così a questa domanda rispondo sempre in questo modo: “mi capita”. Il motivo lo ignoro anch’io, ma non credo che abbia niente a che fare con “urgenze”, “dare un senso”, “metafora della vita”, “esplorare” e cose del genere. O magari sì, ed io non me ne accorgo. Poi non è che viva benissimo la cosa, tra l’altro. È una lotta continua, che mi tiene teso. A volte la considero una fortuna o qualcosa del genere; altre mi vengo talmente a noia che implorerei qualche psicofarmaco potente per farmi diventare per un pomeriggio un lobotomizzato che si preoccupa solo dell’Inter e del TG satirico, quello che fanno la sera sul quattro. Quel che però mi piace un sacco, è che ti senti sempre un po’ spostato in avanti. Sai, le uscite, i progetti che si creano, le scadenze, tutte queste cose qua. Mi piace perché mi fa sentire in corsa, anche da fermo. E poi quando chiudo una cosa che mi piace e mi fa pancia, ho quella specie di fame acquietata che ho bisogno di riprovare ancora. Ed ancora. Ed ancora. Così non mi riesce di smettere mai.
Per quanto riguarda gli autori, gli editor che mi hanno seguito e che seguono il mio lavoro, faccio questi nomi: Gordiano Lupi, Massimiliano Governi, Luigi Bernardi. Per un piccolo progetto, sono stato seguito da Luca Ricci, anche. La figura di un bravo editor è fondamentale, sotto una marea di punti di vista, compreso quello strettamente umano, che per me è cruciale. Parlarci dalle stesse corde. E condividere un’idea precisa di scrittura, altrimenti è tutto inutile.

A.M.:  Ci sono dei rituali particolari che osservi prima di scrivere?

Sacha Naspini: No. Sono in grado di scrivere ovunque ed a qualsiasi ora del giorno e della notte, mi basta che non ci sia confusione intorno. Per esempio, per me è impensabile farlo con della musica di fondo, mentre per altri autori può essere quasi fondamentale. Né me ne importa di atmosfere e cose così. Se c’è da scrivere, mi basta una tastiera, stop. Magari, il tempo che sprecherei ad accendere incensi e candeline, lo impiego meglio a buttare giù un paragrafo.
A.M.:  “L’ingrato” è il tuo primo romanzo, la tua prima soddisfazione. Che cosa hai pensato quando hai tenuto in mano la prima copia?

Sacha Naspini: Quando è uscito questo libro mi trovavo in Inghilterra. Sicché assediavo gli Internet Point di Brighton per vedere, sapere. Mi si torceva lo stomaco all’idea che in Italia stesse succedendo questa cosa, ed io ero l’unico a non vederla, né potevo toccare una copia. Poi, alla fine, sono tornato. E quando l’ho preso in mano per la prima volta ho pensato: Ora mi tocca farne subito un altro.


A.M.:
Quale delle tue pubblicazioni ritieni possa essere decisamente migliorata?

Sacha Naspini: Quella che diedi per il circuito delle edicole. Mi sembrava un buon romanzo, il titolo era “L’effetto Kirlian”. Una bozza da rivedere, certo, da mettere a fuoco per bene con una seconda stesura. Però mi proposero dei soldi, e io accettai. Quello che non sapevo era che dei bei pezzi del libro sarebbero stati riscritti per spalancare il bacino d’utenza. Mi dissero che dovevano rendere il romanzo meno d’autore e più… “da edicola”, appunto. Popolare. Ci fu una specie di lotta che non ti racconto. Non mi permisero di usare uno pseudonimo. Neanche ti dico il titolo che gli hanno affibbiato.
A.M.: Qual è il romanzo che ha avuto maggiore successo con il pubblico?

Sacha Naspini: Be’, l’ultimo, “I Cariolanti”. Elliot ha fatto un gran lavoro di promozione, e la critica si è mossa subito con recensioni autorevoli a firma di Ermanno Paccagnini, per esempio, o Valeria Parrella. Luigi Bernardi lo posizionò tra le tre migliori letture dell’anno. Seguirono incontri in Rai, presentazioni eccetera. A breve si chiuderà il primo anno dalla pubblicazione, ed ancora questo libro si muove, i lettori mi scrivono. Di solito un libro fa il grosso nel giro di tre, quattro mesi. Ma questo continuo a promuoverlo ancora.
A.M.:  Dal 2006 la tua carriera letteraria consta di sette pubblicazioni. Perché la scelta di pubblicare ogni libro con un editore diverso?

Sacha Naspini: Alla fine non è stata una scelta. Le prime pubblicazioni me le sono andate a cercare da solo, altre sono nate a seguito di richieste dirette da parte di editori che mi hanno contattato chiedendomi se avevo materiale da proporre e che avrebbero visionato volentieri. È il caso di “Never alone” e “Cento per cento”, per esempio. “L’ingrato” ed “I sassi” invece li proposi io, così come il tascabile “Il risultato”, adesso fuori commercio. Da dopo “I Cariolanti” le cose sono cambiate un po’, adesso sono sotto esclusiva. Anche se non ci sono problemi ad intraprendere progetti editoriali paralleli, come la monografia sui Noir Désir uscita adesso, di recente, che mi è stata letteralmente commissionata da Perdisa.
A.M.: Ritieni che il social network Facebook possa essere di prezioso aiuto per la letteratura e l’arte in generale?

Sacha Naspini: Facebook è solo un mezzo che la gente (compreso me) inzeppa di roba. A dar retta là dentro, tutti siamo pittori, scrittori, musicisti, poeti, registi. Tutti su Facebook siamo dei gran fichi. Su Internet in generale. Tutti aspirano ad avere una pagina su Wikipedia, e chi ti risponde di non essersi mai cercato su Google, ti dice una gran cazzata. Internet si muove per come ti muovi tu; se vuoi farti un esame di coscienza, dai un’occhiata alla cronologia. E Facebook funziona bene perché basa la sua potenza sull’ego, la vanità del singolo. Strillare “Esisto, sono qui, guarda come sono bello, ho scritto anche un libro” e avere dei “mi piace” da altri utenti, ti dà l’illusione della gratificazione momentanea. Una cosa del genere non poteva che imbarcare miliardi. Comunque. Facebook e la letteratura, l’arte in generale. Non saprei. Ti dico quel che non piace a me, riguardo al mondo dei libri. Per esempio i casi in cui attraverso Internet vengono scoperti talenti, e poi ti accorgi sempre più spesso che dire “talenti” va a significare “gente che c’ha saputo fare a crearsi un numero spropositato di contatti e che garantisce ad un eventuale progetto una bella visibilità/vendita”. Così si ribaltano un po’ i ruoli: l’editore non è più l’editore, ma un imprenditore che vede una cosa che può vendere un po’ e la fa sua (certo, lo è in qualsiasi caso, ma qui i meriti del talento vanno quasi a zero; contano i numeri puri). Poi c’è tutta l’altra faccenda legata agli autori, che di colpo con il web diventano critici letterari e si accende una specie di fellatio a catena, dove io recensisco te e tu recensisci me all’infinito. Intanto i critici veri, quasi spariscono. Anzi, si mettono a scrivere libri. Eppure uno scrittore ha così tante opportunità per esprimersi: rubriche, articoli, racconti, romanzi. Ovviamente non mi riferisco a tutti gli scrittori che curano una pagina di “Consigli alla lettura”; alcuni di questi li uso da guida anch’io. Ma per il resto, mi sembra tutta una grande corsa generale per assediare i primi risultati di Google, per apparire sempre e comunque in uno striminzito “a cura di”. Poi Internet è tante altre cose che è impossibile riassumere qui – grandiose, sicuramente.


A.M.:
Hai delle riserve verso il book trailer?

Sacha Naspini: Quando si parla di fusioni tra musica/parole/immagini, non ho mai delle riserve. Ci sono dei book trailer che indipendentemente dal loro compito promozionale, sono dei veri e propri gioiellini. C’è ovviamente il rischio di incappare in un trailer costruito ad arte e poi il libro è una specie d’inculata a freddo, certo. Come i film, i dischi, tutto.

A.M.: Novità per il 2011? Ci puoi dare qualche anticipazione?

Sacha Naspini: E’ prevista per ottobre l’uscita del mio nuovo romanzo per Elliot. Sempre Elliot, pubblicherà dal 2012 una trilogia “young adult”, il primo testo sarà “Il Custode”. Da ottobre cominciano le riprese di un film tratto da un mio soggetto.

 

 

Volevo sottolineare la lucidità di comprensione del mondo internettiano dell’autore citando una parte della sua penultima risposta:

“Poi c’è tutta l’altra faccenda legata agli autori, che di colpo con il web diventano critici letterari e si accende una specie di fellatio a catena, dove io recensisco te e tu recensisci me all’infinito. Intanto i critici veri, quasi spariscono. Anzi, si mettono a scrivere libri.”

Condivido fortemente il pensiero di Sacha, il mio stesso lavoro viene svilito a causa di coloro che si improvvisano “critici”, saper valutare un libro non significa scrivere: “mi piace”, “non mi piace”. Non sono status, non siamo su facebook!

Vi lascio alcuni link utili per conoscere meglio Sacha Naspini:

http://www.sachanaspini.eu/

http://it.wikipedia.org/wiki/Sacha_Naspini

http://www.facebook.com/?sk=messages&tid=1500648108700#!/sachanaspini

http://www.sololibri.net/Sacha-Naspini.html

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