Nadia Turriziani vi presenta "L'ombra della salute" di Alberto Pellegatta

Nadia Turriziani vi presenta "L'ombra della salute" di Alberto Pellegatta

Mag 13, 2011

Titolo: L’ombra della salute
Autore: Alberto Pellegatta
Casa editrice: Mondadori 2011
Prezzo: 5 euro
Nella mitica collana de Lo Specchio Mondadori, nella cui casa editrice pubblicarono anche Ungaretti, Montale, Saba, Sereni e Zanzotto, è appena uscito il nuovo libro di Alberto Pellegatta, giovane poeta (1978) milanese.

La raccolta in versi, intitolata “L’ombra della salute”, parte da suggestioni pittoriche, gli oli veneziani di  Turner che rappresentano la chiesa della Salute, di un informale ante litteram, estremamente materico. Ci sono molti richiami alla pittura moderna e contemporanea, da Chighine a Wols, da Piranesi al Salon des  Refusés.

Un libro che rifiuta l’unità del progetto, preferendo agevolare una lettura “random” dell’opera.

Si riscontrano  corrispondenze con altre discipline, per esempio con la scienza – dall’astrofisica alla letteratura scientifica  con la filosofia, senza dimenticare la cronaca.

Un libro che, anche per il proprio calarsi direttamente e  onestamente nella complessità del reale, risulta decisamente “politico”.

Un impegno che non è solo nei  contenuti (anche di grande attualità, sempre in prospettiva storica), ma anche nella continua ricerca formale e linguistica, che raggiunge risultati assai originali.

Scrive il poeta Maurizio Cucchi nella quarta di copertina: “Nel suo segno sottile e impeccabile, Alberto  Pellegatta riesce a esprimere il senso di un’esperienza esistenziale sensibilissima, partendo spesso da  grandi esperienze pittoriche. Ma la sua lirica si addensa e arricchisce nella ricerca di corrispondenze con  altre discipline ancora, dalla letteratura scientifica alla filosofia, oltre che dai maggiori modelli della poesia di
Novecento.

L’esito è quello di una precocissima maturità, segnata da un non comune, elevato rigore  intellettuale e da un senso della parola che conferisce vari strati di profondità acuta al suo percorso”.

Nel suo segno sottile e impeccabile, Alberto Pellegatta riesce a esprimere il senso di un’esperienza esistenziale sensibilissima, partendo spesso da grandi esperienze pittoriche. Tra queste, per esempio, gli oli veneziani di Turner, quelli che rappresentano la chiesa della Salute. Ma la sua lirica si addensa e arricchisce nella ricerca di corrispondenze con altre discipline ancora, dalla letteratura scientifica alla filosofia, oltre che con i maggiori modelli della poesia del Novecento.

L’esito è quello di una precocissima maturità, segnata da un non comune, elevato rigore intellettuale e da un senso della parola che conferisce vari strati di profondità acuta al suo percorso.

Alberto Pellegatta, nato a Milano nel 1978, lavora come giornalista e critico d’arte. Ha pubblicato Mattinata larga (Lietocolle 2000) e L’ombra della salute (Mondadori 2011).

Laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, nel 1999 ha studiato con borsa di studio all’Università di Barcellona, in Spagna.Suoi testi sono stati inseriti nell’antologia I poeti di vent’anni (Stampa, Varese 2000) e in Nuovissima poesia italiana (Mondadori 2004).

Ha ottenuto il Premio Nazionale di Meda, il Premio Amici di Milano e il Premio biennale Cetonaverde. Traduce dallo spagnolo e scrive d’arte (L’artista, il poeta, Skira 2010).

Nadia Turriziani

3 comments

  1. federico /

    È forse il peggiore dei quattro libretti di autori non ancora quarantenni appena usciti per lo Specchio. Mancanza di una ricerca credibile sugli istituti formali, sciatta, imbarazzante piattezza costruttiva e di sguardo, disarmante inconsistenza di dettato, povertà immaginativa (e culturale) estrema, assenza di una visione della (e di un qualunque pensiero sulla) realtà diversa dal chiacchiericcio lirico più frusto. La gara, in questo, è con Carlo Carabba e Fabrizio Bernini (quest’ultimo, forse, con una scorta maggiore di “fiuto poetico”). Diverso il discorso per Andrea Ponso, autore consapevole e strumentato, di cui sentiremo ancora parlare con piacere (se pure il suo è un lavoro che guarda molto indietro, a un artigianato della scrittura non esente dal rischio del cesello ben tornito ma lezioso, pedantemente perseguito eppure con esiti di ricercatezza media, rapidamente esauribile). L’operazione mondadoriana tutta offre il fianco a più di una perplessità: a partire dalla grafica svogliata e dalla paginazione spesso stipata di testo, quasi che gli autori non avessero voluto perdere questa “occasione della vita” per far stare il più possibile nello spazio concesso, anche al di là di un maturo e depositato progetto di libro. Per non dire delle brevi, superficialmente encomiastiche, apodittiche glosse in quarta di copertina, tirate via, generiche. A fronte di decine di autori di spessore oggetto d’attenzione critica [Alborghetti, Annovi, V.Bagnoli, Bonito, Broggi, Calandrone, Cattaneo, Fantuzzi, Frene, Frungillo, Genti, Gezzi, Giovenale, Inglese, Maccari, Mazzoni, Ostuni, Policastro, Pugno, Raos, Sannelli, I.Testa, Turra, Zaffarano], questa scelta di giovani tra loro intercambiabili e senza idee, in fondo già in partenza epigonali, esausti, fa temere che ai piani alti dell’editoria italiana l’idea di letteratura (e di lettori bersaglio) sia irrimediabilmente tarata, ormai anche per la poesia, sugli standard più scontati e vuoti del bestseller commerciale pronto uso.

    • Orietta R. Pinelli /

      Poesie enfatiche, sempre eccessive e ridondanti nel loro tentativo effettistico di cercare una visionarietà che si rivela, alla fine, stancante, ripetitiva e quasi involontariamente comica. Ci sono decine di altri poeti molto più interessanti di Pellegatta! I critici si sveglino…

  2. bordodellarosa /

    Ma no, quante cattiverie! Lo sappiamo tutti che la signora Pellegatta è la più grande voce poetica degli ultimi cento anni…

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