Yorgos Lanthimos: l’inquietudine silenziosa in scena alla Cripta di San Michele Arcangelo

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EXPOSED Torino Photo Festival è un festival internazionale che celebra l’arte fotografica in tutte le sue forme; dopo una prima edizione nel 2023, è tornato nel 2026 con un programma ancora più ampio e articolato. Si tratta di un’iniziativa diffusa, che ha coinvolto numerose sedi cittadine con mostre, incontri pubblici ed eventi realizzati in collaborazione con le principali istituzioni culturali torinesi.

Yorgos Lanthimos fotografie Torino
Yorgos Lanthimos fotografie Torino

Promossa dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte, dalla Camera di Commercio di Torino, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, dalla Fondazione CRT con Fondazione Arte CRT, da Intesa Sanpaolo e dalla Fondazione per la Cultura Torino, la manifestazione è curata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, punto di riferimento nazionale per la diffusione della cultura fotografica.

Tra le numerose esposizioni, meritava particolare attenzione quella ospitata nella suggestiva Cripta di San Michele Arcangelo, in piazza Cavour. Restaurata nel 2000, questa location viene aperta al pubblico solo in rare occasioni e per due mesi dell’anno è concessa in uso alla comunità cattolica italo-albanese di rito bizantino. La Cripta è uno spazio raccolto, quasi sospeso, che amplifica il senso di intimità e di concentrazione richiesto dalle immagini esposte.

La mostra è dedicata a Yorgos Lanthimos, regista e sceneggiatore greco molto noto al grande pubblico, ma qui presentato in una veste meno conosciuta: quella di fotografo.

Nato ad Atene nel 1973, Yorgos Lanthimos ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui candidature agli Oscar e premi ai Festival di Cannes e Venezia, dove ha conquistato sia il Leone d’Oro sia il Leone d’Argento. Dopo l’affermazione internazionale con Dogtooth (2009), ha firmato film di grande impatto come The Lobster (2015), La favorita (2018), Povere creature! (2023), Kinds of Kindness (film a episodi del 2024) e Bugonia (2025).

Parallelamente al cinema, Yorgos Lanthimos sviluppa una ricerca fotografica autonoma, testimoniata da diversi volumi, tra cui Dear God, the Parthenon is still broken (2024) e Viscin (2025), quest’ultimo dedicato agli scatti realizzati sui set dei suoi film.

Nel marzo 2026, la Fondazione Onassis di Atene gli ha dedicato una significativa retrospettiva, confermando la solidità di questo percorso parallelo.

Le immagini esposte nella Cripta sono tratte proprio dai set di Povere creature! e Kinds of Kindness. Non si tratta di semplici fotografie di scena, ma di opere originali, capaci di costruire un linguaggio visivo coerente con l’immaginario del regista. A dominare è un senso diffuso di solitudine, di sospensione, di estraneità al mondo.

In uno degli scatti più suggestivi, una figura femminile – probabilmente l’attrice Emma Stone – è ritratta di spalle, avvolta in una luce lattiginosa davanti a una finestra. I lunghissimi capelli scuri diventano elemento centrale della composizione, mentre una spessa tenda bianca impedisce ogni apertura verso l’esterno. La luce attrae, ma allo stesso tempo respinge: non c’è via d’uscita, solo una condizione di attesa immobile, in un equilibrio doloroso e incompleto.

In un’altra immagine, la figura femminile appare ripresa dall’alto, con le mani attorno al capo in una posa innaturale. Il corpo sembra quasi quello di una bambola appena estratta da una scatola elegante: fragile, manipolabile, privo di autonomia. Una mano esterna sfiora la spalla con la punta delle dita, ma il contatto non produce alcuna reazione. È un gesto che resta senza risposta, come se ogni comunicazione fosse ormai impossibile. Le braccia e le gambe nude non hanno sensualità, solamente accentuano la sensazione di debolezza e fragilità; malgrado quel tocco, la donna resta sola, assente, lontana.

In molte foto il senso di distacco è accentuato dall’uso del bianco e nero, che elimina ogni distrazione cromatica per concentrarsi sulla tensione tra luce e ombre. Le figure emergono e si dissolvono allo stesso tempo, come presenze instabili, sospese tra realtà e rappresentazione.

Particolarmente efficace è l’immagine in cui un abito ‒ in precedenza indossato da un’attrice ‒ è disteso a terra e sembra perdere la propria funzione, diventando un involucro vuoto. A “indossarlo” simbolicamente è adesso una piccola bambola, il cui volto, appena visibile, è rivolto altrove. Ancora una volta, lo sguardo sfugge, si sottrae, nega ogni relazione diretta con chi osserva.

La fotografia di Yorgos Lanthimos si muove su un confine sottile tra cinema e arti visive: costruisce scene, ma le svuota di narrazione; mostra corpi, ma li priva di identità piena. Non racconta una storia, piuttosto suggerisce uno stato emotivo, una condizione esistenziale.

Uscendo dalla Cripta, resta una sensazione persistente di inquietudine silenziosa. Non immagini da comprendere, ma da attraversare. Ed è proprio in questa sospensione, in questa distanza mai colmata, che la fotografia di Lanthimos trova la sua forza più autentica.

 

Written by Marco Salvario

 

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