Mary Cassatt: l’americana che rivoluzionò l’Impressionismo
“Sono indipendente! Posso vivere da sola e mi piace lavorare.” ‒ Mary Cassatt

A cento anni dalla sua morte: 14 giugno 1926, il nome di Mary Cassatt, pittrice americana, risuona ancora alto fra gli amanti dell’Impressionismo.
Americana di nascita e parigina d’adozione, Mary Stevenson Cassatt nasce il 22 maggio 1844 ad Allegheny City, oggi parte di Pittsburgh, in una famiglia agiata.
Il padre, un banchiere, ha idee molto chiare sul futuro della figlia: certamente non quello che diventi un’artista. Per una donna dell’alta borghesia, all’epoca, dipingere è soltanto un elegante passatempo da esibire nei salotti, non certo una professione redditizia.
Durante l’infanzia, Mary Cassatt trascorre un lungo periodo di tempo in Europa, dove, in capitali come Parigi, Berlino e Londra apprende il francese e il tedesco. A soli quindici anni, contro il volere del padre che continua a vedere nell’arte solo uno svago per signorine, decide di fare dell’arte la sua professione. Dedicandosi interamente ad essa respingerà sempre l’idea del matrimonio.
Per ribadire la sua scelta frequenta la Pennsylvania Academy of the Fine Arts di Filadelfia, rimanendone però delusa: l’ambiente accademico con la sua avversione per l’innovazione e la sua aria soffocante non fa per lei. Non è un caso che le prime sperimentazioni pittoriche di Mary Cassatt si distinguano per un radicale distacco dalle convenzioni accademiche, con un uso audace del colore e della luce.
Nel 1866, in compagnia della madre parte per l’Europa decisa a imparare l’arte attraverso lo studio dei grandi maestri. Ma raggiunta la Francia si vede negare l’accesso alla prestigiosa École des Beaux-Arts. D’altra parte, è d’uso alle donne dell’epoca precluderne l’ammissione. Se non fosse che la giovane Mary non si perde d’animo, e dopo aver preso lezioni private da pittori accademici e grazie all’attività di copista presso il Louvre, trascorre intere giornate a studiare le tele del passato.
Dopo una breve interruzione dovuta alla guerra franco-prussiana che la costringe a rientrare temporaneamente negli Stati Uniti, torna in Europa e nel 1874 si stabilisce definitivamente a Parigi. Ma i suoi primi anni parigini sono segnati dal rifiuto e dalla frustrazione da parte del Salon, la cui giuria non accetta opere dai tratti troppo moderni o non convenzionali.
Il Salon di Parigi non è una semplice mostra, ma il cuore pulsante del potere culturale, politico ed economico dell’arte del XIX secolo, un vero trampolino di lancio per la carriera di un artista: venire rifiutati dal Salon significa l’invisibilità professionale. Ma la giovane pittrice, artista promettente e ben determinata nelle sue scelte, dà inizio a una brillante carriera tradizionale, debuttando con successo tra il 1872 e il 1874.
Mentre nel 1877 un incontro inatteso cambia il suo percorso artistico. Si racconta che Edgar Degas, alla vista dei suoi quadri e colpito dal suo modo di disegnare abbia esclamato: “Ecco qualcuno che sente l’arte come me“.
Fra Mary Cassatt e Edgar Degas nasce un rapporto proficuo alimentato dalla stima reciproca, oltre che un sodalizio artistico e una profonda amicizia basata sul rispetto, sul comune amore per il disegno grafico e sulla sperimentazione delle inquadrature. Invitata da Degas a unirsi al gruppo degli Impressionisti, artisti che attraverso l’impiego di colori vibranti dipingono all’aria aperta, accetta l’offerta, imprimendo alla sua arte una svolta impressionista.
“Sono indipendente! Posso vivere da sola e mi piace lavorare.”
Abbandonare il Salon per unirsi al gruppo dei cosiddetti ribelli, significa chiudere dietro a sé le porte del successo ufficiale. Ma lei, spirito libero e amante della libertà, insofferente verso i metodi tradizionali del Salon parigino, trova nel movimento la propria autonomia espressiva.
Mary Cassatt non dipinge paesaggi lirici come Monet, né ballerine come Degas. Abbandonati i fondali scuri e la stesura levigata della pittura accademica, adotta tonalità vibranti dai contrasti accesi e con pennellate visibili, mirate a catturare gli effetti immediati della luce naturale.
Una nuova sfida professionale le si presenta nel 1890 all’École des Beaux-Arts di Parigi, con il volto della grande mostra di stampe giapponesi. Ispirata da questa visita, il suo stile si manifesta in una immediata e radicale trasformazione. Che la porta a eliminare la prospettiva geometrica tradizionale e il chiaroscuro, applicando ampie campiture di colore piatto, dove la profondità non è data dalle ombre ma dalla sovrapposizione di forme e schemi decorativi. Sostituisce la pennellata vibrante tipica dell’Impressionismo con linee di contorno scure, fluide ed estremamente precise, ricalcando la tradizione nipponica.
Mentre molti suoi colleghi maschi rimangono affascinati dal ‘Giapponesismo’ in modo superficiale ed esotico, la Cassatt ne assimila profondamente la struttura sintattica, la logica dello spazio e la pulizia formale, traducendo questi elementi in una tecnica incisoria senza precedenti.
Sotto la guida di Degas, sperimenta l’acquaforte, la punta secca (tecnica incisoria) e l’acquatinta. Manipola i materiali modificando le lastre di rame attraverso centinaia di linee sottili per conferire alle stampe un rivoluzionario effetto ‘incompiuto’ e fresco, quasi fossero un dipinto ad olio appena abbozzato.
È talmente impressionata dai capolavori di maestri come Utamaro e Hokusai, tanto da scrivere all’amica e pittrice Berthe Morisot, esortandola a non perdere l’esposizione per nulla al mondo. I maestri pittori e incisori a cui si ispira la Cassatt, fin da tempi remoti, hanno ritratto scene intime e quotidiane: donne che si pettinano, che fanno il bagno o che si specchiano. È questa solennità della routine domestica che Cassatt trasferisce ai suoi soggetti, ovvero la raffigurazione delle donne borghesi dell’Ottocento. E lo fa con una peculiarità davvero unica, rappresentando il mondo privato del femminile con uno sguardo volto all’interno delle mura domestiche.
Rifiutando la posa artificiale dei ritratti dell’epoca, coglie le sue figure, specialmente donne e bambini, in atteggiamenti spontanei e realistici al contempo, restituendo una dignità intellettuale alle donne, in quanto spesso sono ritratte mentre leggono. O impegnate in altre attività.
Nelle sue tele non vi sono allegorie religiose né idealizzazioni melense. Ma compaiono soprattutto donne votate alla maternità, che manifestano il loro rapporto intimo madre-figlio. Che è poi il tema principale su cui si sofferma la pittrice. Da notare come l’artista, che scelse deliberatamente di non avere figli per difendere la propria autonomia artistica, abbia celebrato la maternità con grande forza creativa. Con il suo sguardo acuto ha ridefinito l’iconografia femminile dell’Ottocento, liberando la donna dai cliché romantici e accademici.
Non a caso, seppure non sia stata madre, la Cassatt è celebrata come la ‘pittrice della maternità’. I suoi quadri come Il bagno del bambino (1893) o L’abbraccio materno (1896) sono capolavori ricchi di un intenso realismo, anche se, almeno apparentemente, privi di sentimentalismi. Nelle sue rappresentazioni non ci sono madri sorridenti e distaccate, ma donne impegnate a essere madri. Con la fatica fisica di tenere in braccio un bambino che si dimena, con la concentrazione per alimentarlo, o la tenerezza di una carezza: dipinti realizzati sulla dedizione materna intesa come lavoro. Le sue madri sono talvolta balie o bambinaie pagate, mentre la fisicità della scena rappresenta non solo amore, ma la fatica quotidiana, spesso invisibile.
Le madri della Cassatt fanno il bagno ai piccoli, leggono loro dei libri, li addormentano o gli sistemano i capelli con gesti concreti, fisici e profondamente veri. C’è una dignità psicologica e un senso di solida complicità interiore nei suoi dipinti, che restituiscono la verità dell’universo femminile del tempo.
Oggi, se guardiamo un suo quadro, vediamo molto più di una madre e un bambino. Vediamo il mondo attraverso gli occhi di una donna che ha lottato per essere libera di dipingere esattamente quello che vedeva.
La sua eredità rimane quella di una pioniera dell’arte, che ha dimostrato al mondo come l’intimità domestica possieda la stessa forza e lo stesso valore artistico dei grandi paesaggi o di celebri ritratti storici.
Purtroppo, dopo il 1900, la salute di Mary Cassatt va declinando. Il diabete le causa una progressiva perdita della vista. Per un’artista ossessionata dal dettaglio e dalla luce, è questa una condanna atroce, che la porta intorno al 1914 ad abbandonare la pittura.
Mary Cassatt muore il 14 giugno 1926 nel suo castello di Beaufresne, in Francia, circondata dalla fama che merita.
“Se il mondo deve essere salvato, saranno le donne a salvarlo.” ‒ Mary Cassatt
Cassatt non è stata semplicemente ‘una donna pittrice in un mondo di uomini’.
È stata una professionista instancabile, una sperimentatrice audace e una testimone silenziosa della vita intima femminile, un’artista che ha portato il privato delle donne nel bel mezzo della grande arte, ispirando artiste come Berthe Morisot e Suzanne Valadon.
“Sono indipendente!”
Affermerà più di una volta, sottolineando che mantenere la propria indipendenza economica è stata una sfida costante. La Cassatt, infatti, ha vissuto con i proventi della vendita dei suoi quadri: traguardo notevole per una donna del XIX secolo.
Femminista convinta, invece di urlare slogan o scrivere manifesti ha preferito dipingere murales per la Mostra Universale di Chicago del 1893 dedicati alla ‘Donna Moderna’.
Oppure, organizzare mostre di beneficenza per sostenere il movimento per il suffragio femminile negli Stati Uniti. Verso cui si è schierata apertamente. Nel 1915 ha organizzato una mostra delle sue opere per raccogliere fondi a sostegno del movimento per il voto alle donne, sfidando ancora una volta l’opinione pubblica conservatrice.
A ricordare il suo operato di femminista è un aneddoto significativo del 1904, quando vince due premi importanti, ma li rifiuta con fermezza con una frase lapidaria: “Niente giuria, niente medaglie, niente premi”.
Secondo il suo pensiero, la sua arte doveva essere giudicata per il valore intrinseco, senza riconoscimenti da parte di una o di un’altra istituzione.
La sua eredità artistica è immensa: ha legittimato la sfera domestica come soggetto nobile dell’arte, dimostrando che una donna può essere una professionista di successo senza rinunciare alla propria sensibilità.
Un aspetto fondamentale e spesso meno raccontato dell’eredità di Mary Cassat è il ruolo di mecenate e consulente. Donna ricca, e ben inserita negli ambienti dell’alta finanza americana, usò il suo ruolo per fare da ponte tra Parigi e New York. In un’epoca in cui gli americani consideravano l’arte europea il massimo della raffinatezza, Cassatt consigliò ad alcuni suoi conoscenti miliardari di acquistare alcuni capolavori a lei cari. Contribuendo in modo determinante a creare il gusto per l’arte moderna in America.
Grazie a lei, opere di Degas, Monet e Manet hanno attraversato l’Atlantico. Se oggi si può ammirare il nucleo della collezione Havemeyer al Metropolitan Museum of Art di New York è proprio grazie alla sua lungimiranza di Mary Cassatt.
“Le sue donne leggono, cuciono, si pettinano, allattano. Non sono muse passive: sono protagoniste della propria esistenza.”
Written by Carolina Colombi
