“Eretiche. Donne che riflettono, osano, resistono” di Adriana Valerio: trasgredire l’ordine costituito

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“Le storie che presentiamo descrivono solo alcuni aspetti della pluralità delle interpretazioni presenti nel cristianesimo e vanno lette nella loro variopinta ricchezza e nei loro tentativi di trovare risposte al radicalismo evangelico.”

Eretiche. Donne che riflettono, osano, resistono di Adriana Valerio
Eretiche. Donne che riflettono, osano, resistono di Adriana Valerio

Oggetto dell’interessante saggio di Adriana Valerio dal titolo Eretiche. Donne che riflettono, osano, resistono pubblicato da il Mulino nel 2022 è il fenomeno che nel corso dei secoli ha visto donne che, ribellandosi alle norme religiose e sociali del loro tempo, soprattutto nell’ambito cristiano, hanno messo in discussione il pensiero religioso.

“Nei racconti che i vangeli ci tramandano, Gesù appare come colui che supera le barriere religiose ed etniche: nessuno può essere più considerato profano o impuro.”

Adriana Valerio, storica e teologa, con il suo Eretiche racconta un pezzo di storia spesso trascurato, ricostruendo vicende di figure femminili straordinarie, che in nome della propria fede, della libertà di coscienza o semplicemente di una giustezza interiore che sentivano come propria, sono state etichettate come eretiche.

Le figure femminili coraggiose di cui l’autrice parla nel saggio storico, peraltro ben strutturato, hanno sfidato autorità, convenzioni e gerarchie ecclesiastiche, pagando per tenere fede alle idee in cui credevano. Donne, alcune poco conosciute, al centro di storie che mettono in luce la dinamica tra potere istituzionale e autonomia personale. Con una presa di posizione contrapposta all’interpretazione maschile e dominante all’epoca che appartiene loro.

Il saggio pone l’attenzione sul concetto di eresia, il cui significato ben preciso è il valore di trasgressione dell’ordine stabilito, il quale rappresenta una frattura rispetto a un sistema vigente, che ha escluso sistematicamente le donne dal divulgare il sapere religioso.

Nel testo, l’autrice prende a prestito le parole di Isidoro di Siviglia (Etimologie, 8, 3) la quale spiega che cosa è l’eresia.

“La parola greca eresia, corrispondente al latino electio (scelta), indica che l’eretico sceglie secondo il proprio arbitrio l’idea che vuole sostenere o accogliere.”

Ma la storia delle eretiche, come sostiene la Valerio, è anche la storia di una parola depredata del suo significato originario, parola seppur mai del tutto cancellata. Restituendo al termine la sua dimensione storica e simbolica, sottraendola all’accezione, non propriamente positiva, assunta nel corso del tempo. Dunque, eresia intesa come strumento potente di controllo, usato per tacitare esperienze spirituali che sfuggivano alla mediazione maschile e istituzionale.

“L’avvento del Regno di Dio, con il radicale rinnovamento della vita che comportava, offriva alle donne inusitate possibilità di spezzare barriere e di svolgere ruoli da protagoniste.”

Dal Medioevo all’età moderna, Valerio racconta vite che hanno scosso equilibri consolidati e pagato spesso un prezzo altissimo per le proprie idee: silenziate nel migliore dei casi, perseguitate, negate, osteggiate o addirittura soppresse. Ma le figure femminili di cui si parla nel libro non sono necessariamente eretiche nel senso teologico del termine. Semplicemente, sono state figure capaci di mostrare quanto l’eresia, nel suo significato originario, fosse una scelta dettata dalla ricerca della verità, oltre che da una rara autonomia di pensiero.

Mistiche, profetesse, predicatrici, fondatrici di comunità, pensatrici: donne tutte, che hanno cercato un rapporto diretto con il sacro, ma che hanno agito al di fuori dei ruoli consentiti. E che proprio per questo sono state spesso accusate di ribellione, disobbedienza e molto altro ancora.

Uno dei pregi evidenti di Eretiche sta proprio nel fatto di restituire la voce a queste donne censurate o addirittura condannate. Restituendo loro grande dignità storica e intellettuale, fino a stigmatizzare la costruzione maschile dell’ortodossia, che è tra l’altro uno dei punti forti del saggio. Per dimostrare come ciò che viene definito eretico è spesso il risultato di un conflitto di potere.

“I termini femminetta o donnicciola li troveremo frequentemente usati nel loro significato più denigratorio durante tutta la storia del cristianesimo quando si vorrà ridimensionare la portata di pensieri e azioni di donne di prestigio.”

Le donne, escluse dall’accesso ufficiale allo studio teologico e ai ruoli ecclesiastici, hanno spesso elaborato una spiritualità alternativa, fondata sull’esperienza, sul corpo, sulla relazione. Una forma di sapere non codificata e non controllabile, e perciò considerata estremamente pericolosa agli occhi dell’istituzione. Tuttavia, i loro testi sono stati mediati, riscritti e filtrati da uomini: confessori, inquisitori, cronisti.

Altro elemento centrale del saggio è il rapporto tra parola e silenzio. La Valerio affronta con consapevolezza metodologica il problema delle fonti storiche, mostrando come anche il silenzio, la censura e la distorsione siano dati storici da confrontare fra loro. In quanto non sempre attendibili.

Inoltre, aggiunge l’autrice, parlare oggi di donne eretiche evitando sia l’idealizzazione che il vittimismo significa interrogarsi sul rapporto tra autorità e coscienza individuale, tra genere e potere simbolico.

L’autrice suggerisce ancora, che l’esclusione delle donne dal discorso teologico non è un problema del passato, ma una ferita ancora aperta. In questo senso, Eretiche dialoga con le istanze del femminismo teologico e con le domande sul ruolo delle donne nelle religioni oggi.

“La visione utopica di una Chiesa povera e fraterna era presente in diversi credenti che mal sopportavano la corruzione di un’istituzione sempre più sensibile al potere di difendere e ampliare rispetto agli aspetti più spirituali della vita di fede.”  

Tematica originale, quella che attraversa il saggio, che va a colmare un vuoto storiografico, mettendo al centro la problematica femminile in merito dell’eresia. Collocato all’incrocio tra storia del cristianesimo, studi di genere e riflessione teologica, il testo Eretiche riesce a superare i confini delle diverse discipline per diventare un libro profondamente politico nel senso più alto del termine: un’indagine sul potere, sulla parola e sulla libertà delle donne.

Eretiche, inoltre, è anche un libro sulla memoria: su ciò che viene tramandato e su ciò che viene volutamente dimenticato. Avere recuperato queste figure significa aver riscritto in parte la storia del cristianesimo come una storia plurale, attraversata da conflitti e voci dissonanti, ma che senza la presenza delle donne, senza le loro domande e le loro esperienze, sarebbe stata una storia incompleta.

In definitiva, il saggio Eretiche di Adriana Valerio, foriero di spunti interessanti, assume una forte rilevanza contemporanea, per il suo contributo di straordinaria importanza per la rilettura della storia religiosa e culturale dell’Occidente da una prospettiva femminile. Che invita, inoltre, a ripensare la storia da una prospettiva critica e femminista, affrontando con lucidità un tema forte e ancora sorprendentemente attuale. Ovvero, come le donne che hanno osato pensare e agire fuori dalle regole stabilite siano state guardate con sospetto, estromesse o cancellate.

“L’attività dell’Inquisizione romana, riorganizzata da Paolo III nel 1542, non si limitò a combattere le posizioni dottrinali giudicate eretiche, ma si ampliò abbracciando una vasta gamma di comportamenti…”

Adriana Valerio citazioni Eretiche
Adriana Valerio citazioni Eretiche

Saggio dal contenuto ricco e intenso, Eretiche è adatto anche ai non addetti ai lavori in materia di storia religiosa, in quanto si presenta come una fonte di riflessione su cosa significhi davvero eresia, e come spesso il dissenso femminile sia stato tacciato di devianza o follia.

Piuttosto che il dettaglio assoluto, l’autrice ha privilegiato nel testo una visione d’insieme più inclusiva e pluralista del cristianesimo. Offrendo di un testo importante, realizzato peraltro in modo piacevole, una lettura stimolante per chi ama la storia, la teologia o semplicemente le storie di donne coraggiose che hanno sfidato il loro tempo. Con nomi e vicende che altrimenti sarebbero rimasti nascosti nei meandri degli archivi ecclesiastici o delle accademie.

Dal punto di vista stilistico, Eretiche è un libro rigoroso ma accattivante, dalla lettura assolutamente comprensibile, in funzione della scrittura della Valerio in cui chiarezza espositiva e profondità critica si coniugano perfettamente. Il tono con cui l’autrice ha affrontato l’argomento è risoluto, mai polemico in modo sterile, ma attraversato dal desiderio di restituire giustizia a storie rimosse.

Perché raccontando il passato, il saggio interroga il presente, fino a mettere in discussione categorie consolidate attraverso una riflessione su strutture simboliche che ancora governano l’immaginario collettivo. Le donne raccontate da Adriana Valerio non sono eroine senza ombre: sono figure complesse, immerse nel loro tempo, capaci di resistere e talvolta di soccombere. Proprio questa attenzione alla complessità rende Eretiche un’opera solida e credibile, lontana da ogni semplificazione ideologica.

“Nel clima di dialogo e di apertura nato dopo il Concilio Vaticano II, il Sant’Uffizio fu trasformato nel 1965 da Paolo VI in Congregazione per la dottrina della fede, con l’intento di superare l’atteggiamento punitivo di condanna …”

 

Written by Carolina Colombi

 

Un pensiero su ““Eretiche. Donne che riflettono, osano, resistono” di Adriana Valerio: trasgredire l’ordine costituito

  1. Il sabba delle streghe e la oppressione delle donne
    Cosa sappiamo veramente sul sabba?
    Ben poco. Le cronache medievali ci presentano donne che in spirito o carne di notte su scope, forconi, pale da forno o bastoni volano verso un posto isolato oppure vi si recano a piedi attraversando boschi oscuri. Luogo d’incontro una radura nel bosco, un noce a Benevento, un monte come il Bondone. Qui incontrano esseri malvagi a cui porgono omaggio. Raccontano le loro azioni malvagie. Mangiano, danzano e si accoppiano con questi esseri malvagi. Ricevono unguenti, pozioni, istruzioni per malefici poi, finito il raduno, tornano a casa o in spirito o in carne a seconda delle modalità di partenza.
    Il quadro del sabba si definisce meglio nel Rinascimento e nella Controriforma.
    Al sabba inteso come incontro di donne malvagie viene attribuito la sottomissione a Satana, il complotto contro la Cristianità, la diffusione di pestilenze. La confessione più o meno spontanea delle attività svolte negli incontri diventa, grazie agli inquisitori che si servono di procedure di interrogatorio predisposte, il classico quadro della strega che va al sabba, presenta al diavolo i risultati dei malefici, compie atti di sottomissione, come il bacio dei genitali, viene posseduta anche contro natura, balla, danza, soprattutto rinnega i simboli della religione, riceve istruzioni sui malefici da compiere, con i veleni e pozioni ricevute ritorna per proseguire la sua attività. Dopo una confessione sola soluzione per fermare la strega era il rogo.
    Questi scenari, forniti dalle confessioni contengono una parte di verità e non sono come gli scienziati positivisti hanno dichiarato, fantasie di donne isteriche. Sono troppe le descrizioni, concordanti anche se ricavate da confessioni spontanee e poi confermate sotto tortura, che troviamo esposte negli scritti degli inquisitori come Sprenger e Institoris, Guaccio, Du Cange, Nider.
    Sulla base delle informazioni ottenute presentiamo schematicamente lo svolgimento di un sabba:
    La donna, predestinata (nascita al solstizio o equinozio, nascita con sacco amniotico attaccato, nato da madre strega, nato con difetto fisico) o autrice di atti sacrileghi (es. masticazione dell’ostia, atti osceni in luogo sacro) incontra un essere che la invita a recarsi al sabba. Se acconsente, verrà chiamata e una guida (solitamente in forma di animale) la condurrà (volando o a piedi) al sabba. Qui una figura demoniaca maschile o femminile qualificata come “maestro” la introdurrà ai riti. Dovrà fare atto di sottomissione al Diavolo e giurare obbedienza. Il Diavolo istruirà la strega. Basandosi sulle dichiarazioni di altre partecipanti, le premierà o punirà se i malefici non sono andati a termine. Ci sarà una danza rituale e una cena comunitaria. Seguirà una orgia sessuale anche con atti contro natura. Infine, la strega riceverà istruzione per nuovi malefici e pozioni magiche. Seguirà il ritorno a casa.
    Possiamo dare una lettura diversa a quanto descritto sopra.
    1) Può essere il residuo della religione preistorica della Grande Madre (la terra, agricoltura come attività femminile), sostituita poi dalle religioni maschiliste basate su un dio maschio creatore (caccia e allevamento come attività maschili). Elementi riconoscibili sono l’accoppiamento rituale (rito di fertilità), l’uso di cibi crudi e non insaporiti (purezza rituale).
    2) Può essere il ricordo dei riti dello sciamanesimo di origine asiatica. La strega che accompagnata da uno spirito animale si reca in volo al sabba corrisponde al viaggio per aria dello sciamano che accompagnato dal totem dello stregato si reca al posto dove combatterà gli spiriti malvagi. Coincidenza: le streghe si ungono con una pozione per volare. Gli sciamani (storicamente verificato) utilizzano unguenti a base di belladonna, estratti di segale cornuta (Lsd), funghi, erbe per raggiungere lo stato di trance. Al risveglio narrano del viaggio.
    3) Può essere una reinterpretazione delle cerimonie legate alle religioni maschilistiche dualistiche
    dove due enti creatori di uguale potenza (bene e male) si combattono. Sono lo zoroastrismo e nel medioevo il catarismo e bogomilismo. Questi ultimi perseguitati dalla chiesa come credo eretici.
    4) Può essere la prosecuzione di cerimonie legate alle religioni pagane proibite dalla chiesa e dichiarate demoniache. I vecchi credenti formalmente cristiani continuano in privato ad aderire alla vecchia religione ma con degenerazione e trasformazione dei riti. Pensiamo come chiarimento agli ebrei costretti a convertirsi che in privato continuavano a osservare la religione e venivano chiamati marrani.
    Le ipotesi sulle origini del sabba qui sopra accennate possono essere trovate in Fraser (Il Ramo d’0r), M.Murray (Il Dio delle Streghe), Propp (Origini Storiche dei Racconti di Fiabe), Ginzburg (I Beneandanti), Michelet (La Strega). Anche Levi Strauss, Freud, Jung, Mauss si sono interessati e fornito ipotesi.
    Il medioevo non è solo spirito ma anche carne. Parlando del sabba dobbiamo considerare anche lo sviluppo della società a partire dal primo medioevo e dalle prime descrizione del sabba.
    La società rurale del primo medioevo è caratterizzata limitatamente dal latifondo correlato a un potere militare. La base sociale è l’esistenza di una limitata proprietà delle terre e una vasta area comunitaria di bosco e culture varie sfruttate congiuntamente dai membri di una comunità.
    La politica comunitaria prevede forme di assistenza fornite da tutti i membri. In particolare, il mantenimento di anziani, orfani e ammalati.
    Questo modello economico viene avversato dal latifondo interessato a ampliare i suoi domini, dalla chiesa che avoca a sé l’assistenza e il versamento di decime. A partire dal XII secolo da una crescente classe borghese cittadina che tende a prendere possesso delle fattorie.
    Per spiegare meglio illustriamo un caso tipico.
    Un nuovo proprietario di una fattoria, ignaro delle consuetudini locali, rifiuta l’assistenza a una vecchia donna. Questa inveisce contro di lui per non aver osservato le consuetudini (fornitura di cibo, ricovero, assistenza). Iniziano atti persecutori verso il nuovo proprietario (incendio malattia del bestiame) fatti dagli altri membri della comunità: Il proprietario denuncia la vecchia come autrice di malefici a suo danno. Intervengono le autorità coperte dal signore feudale latifondista, dalla chiesa che vuole estirpare i residui di paganesimo. Dalle autorità civili interessate alla pace sociale. Segue il processo nel quale la strega confessa di recarsi al sabba. Segue condanna. I membri della comunità non possono intervenire pena un processo contro loro. Risultato: il potere della comunità verso il feudatario viene indebolito. La chiesa riafferma il potere e concretizza l’imposizione delle decime. Le proprietà dei condannati e loro simpatizzanti vengono messe in vendita e gli acquirenti privilegiati, legati al feudatario o alla chiesa sono i borghesi che tendono a crearsi una proprietà terriera.
    Parliamo ora di sabba, tutela della donna e femminismo.
    Iniziamo con la religione femminista della Grande Madre. Sacerdotesse le donne, anche guaritrici grazie alla conoscenza delle erbe. Le donne si riuniscono per eseguire i lavori che richiedono uno sforzo collettivo come la lavorazione dei terreni, la raccolta delle bacche e frutti per l’inverno, la preparazione dei cibi.
    Le tecniche si trasmettono oralmente ed oralmente si trasmettono le regole di convivenza senza le quali non esiste società. Come può una ragazza essere accettata?
    Ecco la cerimonia di iniziazione che generalmente avviene alla prima mestruazione.
    Una ragazza incontra un anziano che la informa che dovrà partecipare alla iniziazione. Viene a tempo convenuto invitata da un altro anziano/anziana che porta come identificazione il totem tribale (oggetto, pelle, tatuaggio) questi porta la ragazza dopo un viaggio pericoloso a un luogo recondito. Qui un guardiano la interroga e se soddisfatto la fa entrare nella casa o capanna o palazzo. Qui omaggia L’anziano Capo (Uomo o Donna) che la istruisca per tutto il periodo di segregazione. Riceve gli insegnamenti sui comportamenti da tenere, sulla storia della comunità (miti e leggende) su erbe e medicine. Viene anche iniziata sessualmente (la verginità è prerogativa delle religioni maschiliste). Infine, riceve il segno distintivo (ablazione, tatuaggio)
    Le assegnano un nuovo nome e può tornare a casa pronta per entrare nel gruppo sociale e sposarsi.
    Confrontiamo questa cerimonia di iniziazione con quanto abbiamo descritto del sabba e vedremo che sostanzialmente parliamo della stessa procedura.
    Aggiungiamo che la marginalizzazione della donna nella società cristiana ha fatto sì che anche le attività mediche fatte dalle donne in virtù della conoscenza delle erbe sono state demonizzate come uso di unguenti per malefici. Pensiamo alla Scuola salernitana a forte partecipazione femminile sostituita da università solo maschili.
    Vediamo allora il sabba come riunioni di donne, riunioni tese a rinsaldare i vincoli sociali, a scambiarsi informazioni, e perché no, ad evadere da una società che le privava di diritti relegandole ad un ruolo subordinato rispetto all’uomo salvandole solo come riproduttrici.
    Quindi o vergini o madri o sante, ma non semplicemente donne.

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