“Memory” film di Vladlena Sandu: sopravvivere alla guerra
Biennale di Venezia 2025: si apre il sipario su quella che non è semplicemente una finestra sul mondo cinematografico bensì una finestra sull’arte e le sue varie espressioni creative e si riconnette così con il mondo anche MyMovies, in streaming per nuove sorprendenti proposte con le tanto attese Giornate degli Autori, sezione autonoma e parallela della Mostra del Cinema di Venezia grazie a un ricco programma che affianca ai film in concorso provenienti da più parti del mondo tanto altro. Dal 2004 le Giornate degli autori sono una piattaforma per il cinema indipendente e gli autori emergenti.

Il concorso ha aperto le luci della ventiduesima edizione delle Giornate degli Autori con Memory, lungometraggio della regista Vladlena Sandu, opera autobiografica che focalizza il suo messaggio proprio, come è intrinseco nel titolo “Memory”, sulla memoria, su ciò che non dobbiamo dimenticare, rendendo vivo un passato, qualunque esso sia, per un futuro migliore.
Vladlena Sandu nasce in Crimea, cresce in Cecenia e oggi rifugiata politica vive nei Paesi Bassi; il suo film intreccia documentario, autobiografia e finzione per raccontare i devastanti effetti e drammi della guerra.
Una breve introduzione a quella che sarà la sequenza della narrazione con l’inquadratura di una donna di schiena e la testa di un gorilla sulle spalle che è come se osservasse lo spettatore. La simbologia del gorilla è legata alla famiglia, una forza gentile atta a proteggere e ad essere un leader gentile, capace di guidare il proprio gruppo con responsabilità.
E in questo frangente la donna (che è la stessa autrice) comincia lentamente a volgere il suo sguardo allo spettatore mentre ricorda date storiche: crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 e acquisita indipendenza per quattordici paesi, tra cui l’Ucraina e la Cecenia che dichiarò anch’essa la sua indipendenza mentre la Russia intraprese una guerra che durò dieci anni. Vittime, rifugiati e bambini, tantissimi bambini vittime e testimoni di questi lunghi anni di sofferenze e violenza ingiustificata. Poi inizia a narrare di sé proprio quand’era bambina e spensierata, in un contesto di serenità familiare.
Perno delle immagini il gioco e i giocattoli che diventano metafora in una forma di comunicazione estrema, trattando anche di argomenti di atroce crudeltà nei confronti di donne e bambini. Perché questa scelta, forse proprio perché il gioco è uno strumento educativo che getta le basi per la fase evolutiva e dello sviluppo di capacità senso percettive, cognitive, emotive, relazionali e motorie che si basano sulle capacità comunicative e la forza delle parole e delle azioni, oltre che sviluppare la socializzazione senza limiti discriminanti, di cui lo stesso bambino è privo per natura.
Questo diventa anche uno stimolo per le capacità creative e di autostima perché ci si rapporta in gruppo, uscendo dalla fase dell’io ed entrando in quella del gruppo che accompagna l’individuo durante tutto il percorso di vita: siamo esseri sociali e socievoli, non bestie della distruzione fondata sul potere crudele e la sottomissione.
“Memory” è una riflessione dedicata alla sfera dell’infanzia, su come possa interferire il mondo circostante, cercando di evitare una manipolazione o se si preferisce evitare di plasmarli in un una corrente di pensiero che li allontani dal loro mondo interiore e dalla loro dignità di giovani.
Interessante la sequenza di immagini proposta da una televisione che tende a deviare e manipolare il pensiero di massa con una programmazione ripetitiva che allontana dalla realtà circostante, come il balletto e l’ipnotizzatore, di cui si vedono solo le due mani, circondate da uno sfondo buio, mentre queste due mani si muovono lentamente catturando sempre più l’attenzione dello spettatore e ancora, la stessa televisione circondata da tanti barattoli vuoti che aumentano a vista d’occhio con l’inquadratura che si allarga su di essi.
Ma dove finisce l’illusione e dove inizia la realtà?
E quanto siamo vittime di manipolazioni illusorie sociale che determinano contro ogni volontà imposizioni di sofferenze ingiustificate determinate da abili illusionisti! Quindi la memoria principale è quella di ricordare che la guerra non è un gioco come non lo sono le vite spezzate delle tante vittime e l’innocenza spezzata di tanti bambini che non sono solo spettatori passivi ma che purtroppo diventano esercito armato in conflitti che non dovrebbero sfiorare minimamente il loro cammino di vita, perché guerra-violenza e distruzione non sono un gioco.
Written by Simona Trunzo
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