“Mary Wollstonecraft” di Serena Vantin: scrittrice, filosofa e madre di Mary Shelley
«La prima di una nuova specie [di donne libere e indipendenti]», ebbe a dichiararsi Mary Wollstonecraft.

Questa frase trasmette immediatamente la personalità della protagonista di questo breve saggio compreso nella serie dedicata a Donne e Pensiero Politico, il progetto promosso dalla Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini di Torino e pubblicato dalla Carocci.
Questo progetto vuole valorizzare il contributo delle donne nella storia del pensiero politico. Sappiamo, infatti, quanto il pensiero e la filosofia politica siano stati dominati fino ad oggi da una prospettiva maschile.
L’autrice di questo volume è Serena Vantin, professoressa associata di Filosofia del diritto all’Università di Bologna, nonché autrice di numerose pubblicazioni sulla storia del femminismo e sull’evoluzione del paradigma dei diritti umani.
Il profilo biografico di Mary Wollstonecraft (1759-1797), come si evince dal libro di Vantin, conferma in pieno lo stretto legame esistente tra vita e opere nelle donne storicamente impegnate in ambito politico–culturale. Le discriminazioni che queste intellettuali hanno dovuto subire personalmente durante la loro vita, abbastanza breve nel caso di Mary Wollstonecraft, hanno fornito loro un’ancora più forte motivazione a scrivere e a battersi per l’emancipazione femminile.
Per queste ragioni anche il pensiero teorico di Wollstonecraft non è separabile dalla sua vita, ovvero, dalle consistenti esperienze che in quanto donna e studiosa si è trovata ad affrontare. Come diceva Protagora, la teoria sarebbe cieca senza la pratica.
Al di là di ciò che ciascuno di noi può pensare nel merito del pensiero di questa donna, anche lei vittima di pregiudizi biografici e di genere e madre simbolica del femminismo occidentale, le questioni su cui Wollstonecraft si è trovata a riflettere sono comunque fondamentali per lo sviluppo del pensiero politico moderno. Tanto che, la sua figura, a distanza di molto tempo, sarà riscoperta da Virginia Woolf e dal movimento femminista novecentesco.
Il primo libro che Mary Wollstonecraft diede alle stampe: Thoughts on the Education of Daughters, riguardava l’educazione delle bambine e fu scritto a seguito delle sue prime esperienze in campo pedagogico. Successivamente, grazie all’incarico di redattrice avuto presso un’importante libreria londinese, poté confrontarsi con temi non solamente di ordine pedagogico ma anche politico e morale.
In ogni modo, pubblicò ancora altri romanzi e racconti per l’infanzia caratterizzati da una forte tensione morale nonché da quella che diverrà una costante nei suoi scritti, vale a dire: la rivendicazione di maggior giustizia sociale.
L’autrice arrivò a riconoscere espressamente la funzione sociale dell’educazione e l’importanza di un sistema educativo paritario ed egalitario, rivolto a bambini e bambine, senza differenze di genere o di classe sociale.
Ma la fama giunse a Mary Wollstonecraft solo con il libro che scrisse in risposta a quello di Edmund Burke, che riportava le sue Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia (1790). Il saggio di Burke era una critica feroce alla Rivoluzione francese e ai diritti degli uomini da questa proclamati, tale da suscitare l’indignazione di Wollstonecraft che a sua volta pubblicò il libro: I diritti degli uomini – Risposta alle “riflessioni sulla rivoluzione francese” di Edmund Burke. Fu un vero successo editoriale.
Vantin riporta la seguente frase di Wollstonecraft presa da quest’ultimo libro (p.9) molto indicativa: «il diritto innato dell’uomo consiste in un grado di libertà, civile e religiosa, compatibile con la libertà di ogni altro individuo, con il quale si è uniti in un contratto sociale, e con la continuazione dell’esistenza del contratto».
Con il libro I diritti delle donne la notorietà di Mary Wollstonecraft giunge al suo apice.
In questo testo, che ha acquisito il valore di manifesto per il nascente movimento femminista a livello internazionale, l’autrice attacca fortemente Rousseau per le sue posizioni rispetto alle donne, denunciando ancora una volta le distinzioni innaturali tra i sessi.
Per Wollstonecraft tra diseguali non può esserci società, nel senso, aggiungo io, di una società vera e positiva.
Allo scopo di verificare le sue idee e osservare da vicino la Rivoluzione francese nel 1972, Wollstonecraft partì per Parigi, dove conobbe l’americano Gilbert Imlay con il quale allacciò una relazione amorosa e dal quale ebbe la sua prima figlia (Fanny). Fu un rapporto abbastanza burrascoso, data anche l’indole avventuriera di Imlay, il quale, infine, la abbandonò assieme alla figlia.
In ambito prettamente politico, Wollstonecraft rimase delusa dall’eccessiva violenza e prepotenza dei rivoluzionari francesi, tanto da farle scrivere in una delle sue lettere: «quante vittime sono cadute sotto la spada e sotto la ghigliottina!! Il mio sangue si raffredda e mi sento male al pensiero di una Rivoluzione che è costata così tanto sangue e lacrime amare».
Effettivamente, in quei giorni, a Parigi, imbattersi in qualche decapitazione era un evento più che probabile.
Nel suo libro successivo, An Historical and Moral View of the Origin and Progress of the French Revolution, scrisse che le rivoluzioni degli stati debbono essere graduali. Un pronunciamento quest’ultimo, diremmo oggi, a favore del riformismo.
Non usa mezze parole per denunciare il nuovo dispotismo che si crea dopo la rivoluzione, paragonandolo ad un elefante terribile che, nella sua cieca furia, calpesta amici e nemici.
Rientrata a Londra, Mary Wollstonecraft inizia una nuova relazione intellettuale e sentimentale con il filosofo William Godwin, un tipo di rapporto, questo, assai diverso dal precedente avuto con Imlay.

Purtroppo, poco dopo, Wollstonecraft si spegnerà all’età di 38 anni, a causa della setticemia successiva al secondo parto, con la quale diede alla luce la figlia omonima, colei che diverrà la futura e famosa Mary Shelley(autrice di Frankestein, o il Moderno Prometeo).
Nell’ultimo periodo, dopo un viaggio nei paesi scandinavi, l’autrice scrive: Lettere scritte durante un breve soggiorno in Svezia, Norvegia e Danimarca. In queste lettere l’autrice perora la causa di una giustizia più umana, che introduca pene più miti e abolisca le torture e la pena capitale.
Quando muore, Wollstonecraft stava lavorando alla sua ultima opera, pubblicata postuma, L’oppressione della donna. Anche in quest’ultimo libro, Wollstonecraft denuncia un mondo dove anche la titolarità di diritti, specie per i poveri e le donne, è riconducibile ad una logica proprietaria, ovvero: a una logica di classe, come diremmo oggi.
Ovviamente, quanto da me riportato è solo un’estrema sintesi della vita e delle opere di Mary Wollstonecraft, come risultante dal libro della brava Serena Vantin, per cui, per conoscere in modo più approfondito il pensiero di questa grande intellettuale, anticipatrice dei tempi, vissuta in un periodo storico dei più travagliati, occorre leggere il libro nella sua interezza.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Serena Vantin, Mary Wollstonecraft, Carocci editore, 2025
