“I miei pensieri” di Teresa di Lisieux: placare il cuore con l’amore

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Allora, di che devo ciarlare adesso? Che amo Teresa di Lisieux e non so in che senso, forse in tutti? L’adoro, in tutte le sue immagini, specie quella che a pagina 328… così vicina e così assorta Altrove…

I miei pensieri di Teresa di Lisieux
I miei pensieri di Teresa di Lisieux

Nella sua Presentazione de I miei pensieri il Cardinal Carlo Maria Martini scrive: “È la sofferenza di chi si sente unito con Dio, e non può mettere in discussione questo vincolo, ma nello stesso temo si sente solidale con l’uomo…” – e vorrei capire se quest’entanglement diverrà mai una Singolarità e se la mia domanda è idiota.

“Mi auguro che il libro ‘I miei pensieri’ possa essere un formidabile aiuto per…” – ho l’impressione che quel dotto uomo stia parlando di me e dei miei affini.

Nell’Introduzione di P. Giuliano Bettati, Provinciale dei Carmelitani di Milano, è scritto che “Teresa è contemporanea dei poeti e degli artisti maledetti, dei maestri del sospetto…” – e dei discenti della paura, aggiungo mio.

“… la secolarizzazione”: il “fenomeno nasce entro il cristianesimo, che è stato infatti ‘la religione dell’uscita dalla religione’.” – e che poi vi ri-piombò, come disse il mio teologo, il francescano Padre Aldo Bergamaschi, essendo, a suo dire: scaduto al rango di religione, al pari delle altri: Sic transit gloria religionis.

Quel che ormai vale, ovunque, è “il profitto, come assoluto.” – per cui si chiede: “Che cosa ha fatto questa ragazza per smuovere tanta gente?” – compreso me? Forse perché era così bella? E tanto aggraziata? La mia è, come si suol dire, una mera ipotesi.

Poi il Padre tenta una disamina quasi completa dell’anima di quella santa. Consiglio al lettore d’esprimere poi, dentro di sé, il proprio sacro parere.

Si tratta di tre manoscritti: A, B e C., che non intendo meglio specificare per timore di perdere quella che vorrei definire: l’unicità magicamente esistenziale di Teresa. Anche lei variò un po’, esistendo, ma non tanto, non come me, per esempio.

“O Gesù, mio Amato! Chi potrà dire con quale tenerezza, con quale dolcezza tu conduci la mia piccola anima…” – come se Lui fosse il suo fidanzato, di cui non è affatto gelosa, anzi… sempre lo va consigliando a ognuno di noi. Il suo è un “Amore” che è “Eterno” e non mai entropizzabile!

“O Gesù, lo so, l’amore non si paga che con l’amore, così ho cercato, trovato il modo di placare il mio cuore rendendoti amore per amore.”: due stelle doppie, periodicamente generose l’una verso l’altra.

“Non ho altro mezzo per provarti il mio amore che gettarti fiori…” – Lui è una Singolarità che tutto attrae, allorché sei nell’alveo della sua zona d’interazione, oltre l’orizzonte degli eventi.

“Gesù! mio primo, mio solo Amico, tu che amo unicamente, dimmi qual è questo mistero.” – non mi si crederà ma, nonostante che io scriva questa reazione dopo aver ingurgitato fino all’ultima goccia di questo liquido libro, non so rispondere alla domanda: Teresa cercava davvero la risposta a tale enigma. O credeva che fosse la risposta a cercare lei? O si trattava di una perfetta reciprocità?

“… Gesù mi ha fatto sentire che, obbedendo semplicemente, Gli sarei stata gradita…” – mentre io preferisco ‘sta dannata e disordinata complicazione esistenziale a quell’altra, fatale attrazione!

“Gesù non chiama quelli che sono degni, bensì chi vuole lui…” – come tutti gli amanti che si rispettano senza alcuno rispettare? Eppure, insegnano i fisici, la Singolarità tutto attrae (o forse non lo fa con l’energia-massa negativa?), senza guardare in faccia a nessuno.

“… perciò io non racconterò la mia vita vera e propria, bensì i miei pensieri riguardo alle grazie che Dio mi ha con cesse.” – così come lo stolto reagente letterario sta facendo con ‘ste memorie.

“Ma Gesù vegliava sulla sua piccola fidanzata.” – meno male che mano io sono un tipo geloso… Lui forse lo è? La sua innamurata dice: “Mio Dio, io scelgo tutto. Non voglio essere una santa a metà, non mi fa paura soffrire per te, temo solo una cosa, perdere la mia volontà…” – come io ho il terrore di perderla.

“… sentii che il Carmelo era il deserto dove Dio voleva che io andassi a nascondermi…” – hai idea di quanti bravi uomini hai ispirato con questa sabbiosa metafora?

Medita pure su questo ragionamento (mi sto rivolgendo ora al lettore del tuo lettore): “In quel giorno non era più uno sguardo, ma una fusione, non erano più due, Teresa era scomparsa, come la goccia d’acqua che si perde nell’oceano.” – era rimasto solo lui, l’Oceano Divino.

“Teresa gli aveva chiesto di togliere la sua libertà, perché la sua libertà le faceva paura, si sentiva così debole, così fragile che voleva per sempre unirsi alla Forza Divina!” – ubi Major minor cessat.

“Infine giunse il felice momento, non sentii un vento impetuoso nel momento della discesa dello Spirito Santo ma piuttosto quella brezza leggera di cui il profeta Elia intese il mormorio sul monte Hareb…” – una gran bella e scoscesa escursione, non c’è che dire!

Due giochi (così chiama il primo, ma lo è anche il secondo): “… seppellire i poveri uccellini trovati morti sotto gli alberi.” – e, inoltre: “Mi piaceva anche raccontare delle storie che inventavo man mano che mi venivano in mente.” – una mente, un’anima così giocosamente e gioiosamente sofferente!

“La considero una grazia, Dio voleva il mio cuore per Lui solo, ed esaudiva ià la mia preghiera ‘cambiando in amarezza le consolazioni della terra.” – uno scambio miracolosamente ineguale…

Segnalo la nota di pagina 141: “‘Ama’ è stato scritto con tale energia da quasi bucare la pagina…”.

Una certa beata aggressività si cela nelle parole: “Non erano ancore le anime dei preti che mi attiravano, ma quelle dei grandi peccatori, bruciavo dal desiderio di strapparli alle fiamme eterne…” – ergo, da subito incrementerò la massa dei miei peccati.

“… in Cielo ci sarà più gioia per un solo peccatore che fa penitenza che per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza!…” – ognuno si allieta come sa.

“L’aridità era il mio pane quotidiano, privata di ogni consolazione ero tuttavia la più felice delle creature, poiché i miei desideri erano soddisfatti” – come diceva Totò, ‘sta vispa Teresina ora era andata dove doveva andare.

“Mi sono resa conto ben presto che più si avanza in questo cammino più ci si crede lontani dal traguardo, così ora mi rassegno a vedermi sempre imperfetta e vi trovo la mia gioia…” – la vita viva, ancorché per certi versi peritura.

“… sentivo che il tempo non avrebbe potuto rapirmi la mia felicità.” – l’entropia sarebbe stata allora azzerata, avendo ormai trionfato la celeste gravitazione della Singolarità Divina.

“Nell’anno che seguì la mia professione… attraversai grandi prove interiori di ogni tipo (fino a domandarmi talvolta se c’era il Cielo).” – perciò t’amo, cara, perché anche tu erri… e poi ti ritrovi sempre in Quel Punto.

“Gesù non ha nessun bisogno di libri né di dottori per istruire le anime…” – perciò è per me che stai scrivendo, non per Lui…

“Mai le austerità del Carmelo mi erano sembrate così deliziose, la speranza di andare in Cielo mi trasportava di gioia.” – beata te!

“… la sofferenza stessa diviene la più grande delle gioie quando la si ricerca come il più preziosa dei tesori.” – ognuno ha la sua passione, anche se un analogo detto arşân originario è più pepato…

“Sì, lo sento, quando sono caritatevole, è Gesù solo che agisce in me; più sono unita a Lui, più ancora amo tutte le mie sorelle.” – anche i fratellini che reagiscono alle tue commosse parole, eh?

Vorrei tanto riportare la storia del rapporto che sviluppi con quella “sorella che ha il talento di dispiacermi in tutto…” – ma è giusto che il lettore del tuo lettore vada a fornirsi alla fonte.

“Ah! Quale pace inonda l’anima quando si innalza al di sopra dei sentimenti della natura! No, non esiste gioia paragonabile a quella che gusta l’autentico povero di spirito.” – nello spirito…

“Ah! come gli insegnamenti di Gesù sono contrari ai sentimenti naturali, senza il soccorso della grazia sarebbe impossibile, non solo metterli in pratica, ma anche comprenderli.” – non è che mi dai una traccia? Ah, me la stai già dando? Okay, mo’ ci penso…

“… la mia anima è fortificata da Colui che volevo amare unicamente.” – la singolarità che t’attrae e t’integra a sé.

“… quello che mi costa soprattutto, è osservare i difetti; le minime imperfezioni e dichiarare loro guerra implacabile…” – un conflitto che durerà fin oltre la tua fine, temo.

Teresa di Lisieux citazioni
Teresa di Lisieux citazioni

Forse intendi uno strano, acufene di tipo sociale/comunitario, quando dici che “appena questa sorella arrivava, si metteva a fare uno strano rumorino che assomigliava a quello prodotto sfregando due conchiglie l’una contro l’altra…” – non capisco come quella povera crista potesse recare tanto fastidio alle tue orecchie: “Ero la sola ad accorgermene perché avevo l’udito particolarmente fine (un poco troppo talvolta)…” – non so che dirti, a me quel fastidio veniva soprattutto quando ero solo (pure ora, che in silenzio sto colloquiando con te). Io ne soffro fin piccolo, forse per via di un’otite e da allora lo chiamo il rumore del silenzio.

A pagina 319 de I miei pensieri inizia l’esame grafologico della tua scrittura. Io dico soltanto: Com’è bella! Come te!

Stupenda è la tua poesia. Una rosa sfogliata e in primo luogo quel verso: “Una rosa sfogliata si dà senza pretese/ Per non più essere. – sarebbe piaciuta a quel peccatore simbolista di Paul Verlaine!

Poi il curatore di occupa del “Buio tunnel” di autori a te coevi, fra cui ce ne sono così tanti che ho letto e che adoro: in primis, il mio infernale fratello Rimbaud Arthur, di cui il curatore dice che “morì in novembre da cristiano” – tutto è possibile, nulla è certo. Forse nemmeno l’amputazione di quella sua gamba.

Non capisco perché siano descritti con così tanto acume e interesse, e fra loro c’è anche un certo “Sigmund” e un altro che si chiama “Fjodor” e uno che si chiama, vedi un po’, “Friedrich” – del resto mica si può capire tutto, già una mezza cosa è fin quasi troppo… nonché un figlio degenere tipo quel fioresco “Charles”, il quale “dissipa l’eredità paterna quasi ineramente e deve lavorare er vivere.” – beh, meno male!

C’è così tanta umana roba al fuoco, che continuerà ad ardere per l’eternità…

E poi ci sei tu, cara la mia morosina… di cui non sono per nulla geloso, lo ripeto.

Non so quando e se ci rivedremo, ma sarai sempre nell’oscuro imo del mio cuore, sempre che esso pulsi per l’eternità. Dorata o no, mi va bene uguale! Io che non pratico o quasi né la Fede, né granché la Carità, non posso che urlare, fissandoti nel bianco candore delle sclerette tue: speróm!

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Teresa di Lisieux, I miei pensieri, Padri Carmelitani, Mimep Docete, 1996

 

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