“Otac (Father)” film di Srdan Golubovic: la corruzione dei servizi sociali in Serbia

“In realtà, nemmeno lui sa cos’è che lo spinge, ma qualcosa gli dice di partire. È stato interessante girare un film su un personaggio che di fronte all’ingiustizia non si batte razionalmente, ma in maniera profondamente intuitiva e perciò intraprende un percorso che è quasi mitico.” – Sdran Golubovic

Otac (Father) di Srdan Golubovic
Otac (Father) di Srdan Golubovic

A portare in scena Otac (Father), lungometraggio in concorso alla trentaduesima edizione del Trieste Film Festival del 2021, è il regista Srdan Golubovic. Il film è  ispirato da una storia vera racconta di un padre che combatte fino allo stremo per essere genitore, in quanto i figli gli sono stati sottratti dai servizi sociali a causa delle sue precarie condizioni economiche.

Strappati dalla località in cui vivono, nella zona meridionale della Serbia, non per offrire loro agio e benessere, ma per scopi a dir poco disdicevoli; in quanto motivati da un alto grado di corruzione, che dilaga strisciante fra gli incaricati di gestire il servizio di tutela dei minori. Contesto, in cui la corruzione e i soprusi sono una realtà difficile da debellare.

Una rete di intrecci piuttosto complessa, dove il responsabile dell’organizzazione segnala una situazione problematica, anche se fittizia, su cui poter esercitare il proprio potere, in modo da trarne in cambio una cospicua tangente. Perché in questo frangente, come in altri peraltro, il solo valore importante è il denaro, e pur di ottenerlo si calpestano con prevaricazioni e minacce anche i diritti più elementari, in nome del profitto.

Film-verità, il titolo del lungometraggio potrebbe essere genitorialità negata. A Nikola, il protagonista, a causa delle sue precarie condizioni economiche, dovute alla perdita del posto di lavoro, è stato negato di esercitare il proprio compito di genitore.

Situazione tristissima quella in cui Nikola, interpretato dall’attore Goran Bogdan, viene a trovarsi.

Aggravata dal fatto che sua moglie, in un momento di disperazione, ha tentato di darsi fuoco; per protestare per la mancata retribuzione, da parte del datore di lavoro del marito, di alcune prestazioni lavorative dell’uomo. Salvata fortunatamente in extremis, e ricoverata in ospedale, la situazione della famigliola si presenta davvero drammatica.

Ciò spinge Nikola a intraprendere un’impresa quasi impossibile per riavere l’affidamento dei suoi figli. Mettendo in atto una sua guerra personale, del tutto pacifica, contro le istituzioni, rappresentate da coloro che gli hanno portato via i figli perché coinvolti in traffici illeciti.

Accusato di non poter provvedere al sostentamento dei figlioletti, Nikola si batte come un leone, seppur in modo silente e pacifico. Affronterà vicissitudini e difficoltà inenarrabili in un ‘viaggio della speranza’. Per poter riabbracciare i suoi figli, da Proboj, paesino della Serbia a in cui vive, si recherà a Belgrado.

Attraversando paesaggi abitati da una natura struggente, in un contesto sociale problematico, si snodano le vicende durante le quali Nikola percorre a piedi circa 400 chilometri. Soltanto per consegnare un ricorso al Ministro affinché provveda al rilascio dei ragazzini, nel frattempo affidati ad altra famiglia.

In quella disperata circostanza l’azione del camminare diventa un importante gesto di protesta, rivolta, in primis, alle autorità locali e poi a quelle centrali.

Animato da una sconfinata sofferenza, munito solo di un pezzo di pane e di una bottiglia di acqua, l’uomo vuole trovare una soluzione parlando con il Ministro stesso. Cosa che però non sarà fattibile.

Tuttavia, il suo gesto estremo attira l’attenzione anche dei media e, intervistato più volte, la sua protesta richiama l’attenzione del segretario del ministro; il quale si dichiara collaborativo, seppur poco o nulla può fare per intervenire presso il responsabile dei servizi sociali.

Otac (Father) di Srdan Golubovic
Otac (Father) di Srdan Golubovic

In un incontro struggente, anche se per pochi minuti, il padre ha l’occasione di riabbracciare i figli; perché per lui è importante mantenere vivo quel patto viscerale che lo unisce ai suoi ragazzi.

Un legame spezzato a causa degli interessi originati dal sistema di corruzione, che vige presso l’organizzazione dei servizi sociali, di cui Nikola, insieme ai suoi figli, è vittima.

Di ritorno da Belgrado, rientrato nella sua povera casa, Nikola è un uomo ancora devastato, ma fiducioso nel futuro.

Dramma nel dramma, quello raccontato da Sdran Golubovic, mette in luce gli aspetti deprecabili ereditati dalle guerre dei Balcani degli anni ’90 dove, in una terra martoriata si è consumata una guerra fratricida che ha visto scivolare in un vortice di disperazione uomini e cose. Una tragica situazione, da cui ancora oggi la popolazione si solleva a fatica. E Otac è storia che ben rappresenta questa realtà disumana, di cui la vicenda di Nikola è esempio eclatante.

Commovente nei suoi gesti, l’uomo diventa un padre da prendere a modello; un uomo innamorato dei propri figli che vorrebbe dar loro oltre il necessario. Nonostante la totale mancanza di lavoro lo porti a vivere in condizioni prossime all’indigenza.

Ed è con la sua azione coraggiosa che si dimostra capace di prendersi cura di loro e della moglie, e per far prevalere i suoi diritti è pronto a battersi con dignità. Ma al momento, quello che può dar loro è soltanto amore, un amore totalizzante e viscerale. E, anche se ciò non è tutto, non è cosa di poco conto.

Da persona umile e indifesa, rifiutato e mortificato, così come appare inizialmente, in un secondo tempo Nikola incarna la figura di eroe. Un eroe positivo. Non un uomo vendicativo, e neppure un vendicatore per il male subito. Ma un eroe dei nostri tempi difficili, nei quali per ottenere giustizia occorre tenere alta la propria voce, magari con gesti significativi e con poche parole, così come è stato per Nikola. Ma, denunciare le vessazioni di cui gli umili spesso sono vittima si rende necessario, per far sì che le autorità prestino attenzione a ingiustizie e soprusi.

Film di denuncia, Otac (Father) si sofferma sull’abbandono e la desolazione delle classi sociali più deboli, da parte della politica e delle istituzioni, volte ad affermare potere e interessi propri con noncuranza e una buona dose di cinismo.

Otac (Father) di Srdan Golubovic
Otac (Father) di Srdan Golubovic

Si racconta che il regista, dopo aver incontrato il personaggio reale che ha vissuto in prima persona la vicenda interpretata da Goran Bogdan, abbia provato per lui grande empatia. Incontro da cui è scaturita l’idea per la realizzazione del lungometraggio.

Da ricordare la perizia di Sdran Golubovic nel tracciare un profilo così autentico del protagonista, che con la sua sofferenza, anche fisica, incarna perfettamente il personaggio reale.

Bravura del regista sì, ma non di meno è quella dell’interprete nei panni di un padre offeso e rifiutato. Un’interpretazione eccellente durante il quale l’attore si immedesima con realismo nella figura paterna di Nikola, che incarna la disperazione che abita l’animo di un uomo disposto a qualsiasi sacrificio pur di riavere con sé i propri figli. Personaggio che suscita empatia e commozione nello spettatore, il quale segue con apprensione e sgomento i passi di Nikola.

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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