“Lebenswelt (il mondo della vita)”, secondo album del gruppo La Madonna di MezzaStrada

Una musica insistente avvolge l’ascoltatore creando un senso di inquietudine profonda e angoscia. Concetti e parole che lasciano poco spazio all’interpretazione raccontano l’avventura di un “Io” nello spazio determinato dal tempo quotidiano.

Questa l’essenziale definizione del secondo album del gruppo “La Madonna di MezzaStrada” in uscita il 13 marzo. Il gruppo – composto da Fabio Ripanucci (chitarra e voce), Fabrizio De Angelis (Basso), Damun Miri Lavasani (piano, cori e sint), Luca Papalini e Elis Tremamunno (violino), Franco Pellicani (batteria) – nasce nel 2008 e dopo circa tre anni esordisce con “Cantiche”.

Già nel titolo l’album “Lebenswelt (il mondo della vita)” contiene un fin troppo chiaro rimando all'”intenzionalità della coscienza” , uno dei motivi speculativi fondamentali della filosofia di Husserl: nel descrivere il “mondo vitale” così concreto e pratico, nel recuperare la nozione hussleriana di “epoché” – termine proprio dello scetticismo greco – il gruppo intende superare la rigidità empirica come chiave di lettura della realtà e propone un percorso di conoscenza che la analizza liberandola dall’aura idilliaca con cui spesso la avvolgiamo nell’illusione di attenuare la delusione e le insoddisfazioni di fatto allontanandola dalla coscienza e in definitiva limitandone la libertà.

Il termine Lebenswelt” è carico di significati strettamente legati l’uno all’altro e implica nell’osservazione del mondo e della società il coinvolgimento del soggetto pensante: è lo stesso soggetto che quotidianamente guarda e si cerca nella “distorsione della cornea convessa” dell’altro.

Così “quel” soggetto osserva “quel” mondo che appartiene a tutti, determinato “hinc et nunc”, ma ne perde il significato universale, l'”essenza” quando accettando con rassegnazione l’insoddisfazione, denuncia l’incapacità della coscienza ad “intuire” la sostanza degli oggetti che le sono intorno.

Perché l’essere e non piuttosto il nulla? Questa è la domanda che, come un filo rosso invisibile, si nasconde in tutte le canzoni: tra mosche in assedio che aspettano il disfacimento degli uomini già in lutto, sommersi da lacrime versate di nascosto – perché oramai non c’è più “chi aspetta la pioggia per non piangere da solo”, ma ci si ingegna con il peperoncino -, “schiavizzati volontari” del fascismo democratico sui blog, persi e ridicoli su foto di momenti lontani, si aspetta di tornare a casa da una moglie e da un figlio che cresce sempre troppo in fretta.

Lebenswelt” è l’osservazione e la risposta al mondo quotidiano: la “spontanea naturalezza” dei testi si fonde con una musica in cui l’elemento elettrico e quello puro del pianoforte e del violino creano una continua tensione: le nove tracce scorrono come scorre l’acqua tra le rocce, perdendosi ogni tanto negli inciampi ritmici, sospirando come a volersi concedere una tregua nelle voci affidate al violino o alla chitarra che spesso concludono il discorso musicale.

Il senso di smarrimento in cui l’ascoltatore crolla è però attenuato proprio da quelle stesse parole e melodie che l’hanno provocato: non esiste il “migliore dei mondi possibili”, esiste quello quotidiano che può essere analizzato e messo in crisi: dallo squarcio nella realtà si genera con autoevidenza inequivocabile un pensiero indipendente, libero.

 

Written by Irene Gianeselli

 

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