La label sardo-portoghese e i dischi dentro carta da pacchi – articolo di Andrea Tramonte

Esiste un’etichetta indipendente fondata da un ragazzo cagliaritano che pubblica, diciamo, “musica di merda per gente di merda”. Almeno se vogliamo prendere alla lettera il nome della label, che è Shit Music for Shit People – insomma, questo vuol dire, senza troppi giri di parole.

«Ma bisogna interpretarlo come una provocazione, una rivendicazione ironica», spiega Tommaso Floris, che gestisce l’etichetta insieme alla portoghese Angela Monteiro.

«In Italia la musica indipendente rimane sempre un po’ di nicchia, ma è nelle nicchie che si trova la qualità. La musica brutta è spesso quella che circola in televisione, nei supermercati, insomma, quella che senti ovunque tuo malgrado».

La “Shit” si sta ritagliando uno spazio di rilievo all’interno della scena indipendente italiana, con una serie di produzioni che hanno saputo intercettare alcuni dei fermenti più vitali della musica underground di questi anni, soprattutto le varie declinazioni del garage rock che hanno vissuto una specie di rinascimento (anche sardo) proprio negli ultimi tempi.

È un’etichetta che vuole essere gestita in modo professionale ma che conserva l’impronta di una label do it yourself, dove l’aspetto artigianale, relazionale e umano rimane preponderante. Stampa sette pollici pubblicati dentro carta da pacchi sigillataun richiamo ai pacchi sorpresa che ricevevamo quando eravamo bambini») e cassettine a tiratura limitata.

E dentro ci sono suoni che vanno dal rock’n’roll più scanzonato alla canzone d’autore storta che richiama Tom Waits – in mezzo, blues torbidissimo, electropop giocoso, folk deviato e psichedelia di marca tropicalista.

La label nasce nel 2009, anno in cui Floris si trovava a Roma per ragioni di studio. «L’idea di pubblicare dischi risale a tanti anni fa, quando ho iniziato a scrivere di musica per diverse fanzine», racconta. «Ma ho accantonato l’idea per un po’, preso da altre cose». La voglia è tornata in un secondo momento, quando Floris è andato insieme alla Monteiro al concerto di una band che ancora non aveva pubblicato nulla, gli italo-francesi Capputtini ‘I Lignu.

In quell’occasione hanno scoperto un duo a cui basta poco per far rumore. Una grancassa e due chitarre che vanno a definire un suono blues sgangherato e viscerale, figlio tanto della tradizione del Delta quanto della rivisitazione contemporanea dei generi tradizionali americani – boogie, ragtime, rock’n’roll. Roba infuocatissima che ha preso forma discografica grazie alla “Shit”, con un sette pollici di quattro canzoni che ha inaugurato ufficialmente il catalogo della label.

In queste settimane sono arrivati all’uscita numero nove con il nuovo singolo dei Vermillion Sands (nella foto la cantante e chitarrista Anna Barattin), band che rappresenta una delle punte di eccellenza del garage rock italiano dal respiro più internazionale. In mezzo ci sono stati altri ‘7 e cassettine, in particolare gli Ep dei cagliaritani Love Boat e dei Two Bit Dezperados, band fondata da Tommaso e Angela con un suono in bilico tra garage, pop, psichedelia e influenze brasiliane.

Fin da subito l’etichetta ha cercato di distinguersi anche con il packaging dei dischi, ad esempio con l’idea della confezione in carta da pacchi. «Volevamo fare qualcosa di artigianale, anche al tatto», spiega Floris. «Che avesse il sapore di una produzione fatta a mano».

La label di recente ha lanciato gli “Shit video”, documentari di qualche minuto che mostrano alcune delle band dell’etichetta impegnate a suonare un pezzo acustico in luoghi scelti in mezzo alla città. I primi due, protagonisti i Love Boat ed i Capputtini, sono stati realizzati dal regista sardo Fabrizio Marrocu. «Shit non è la solita etichetta, che pubblica promuove e vende. Vogliamo sperimentare anche nel campo dei video, della grafica e dell’illustrazione».


Written by
Andrea Tramonte

 

 

Info

Sito Shit Music for Shit People

 

Fonte

Sardegna24

 

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