“Figli di terracotta” di Katia Debora Melis: genesi di una generazione precaria in cui la poesia è scandalo

“Figli di terracotta” di Katia Debora Melis: genesi di una generazione precaria in cui la poesia è scandalo

Ago 24, 2016

Figli di terracotta” è una silloge poetica di Katia Debora Melis, edita da Edizioni Thoth nel 2016.

 

Figli di terracotta

Inizia come la Bibbia, questa raccolta di poesie, con una genesi mitica e carnale che sa di canti religiosi la cui eco ancora risuona nei nuraghi di un’Isola antica.

Quando il Sole/ ha ingravidato la Terra/ è diventato padre di tutti i padri/ e la Terra, forte,/ si è lasciata plasmare./ Nacquero figli di terracotta.” – “Siamo noi”.

Siamo noi, figli imperfetti, fragili, con crepe infinite.

Siamo noi, terribilmente umani, non eroi, ma esiti dell’umana fattura: solo terracotta. Ed ecco Don Abbondio farsi strada fra i ricordi: il vaso destinato a perire fra fratelli fatti di ferro, in un’epoca senza misericordia.

Ma i figli di terracotta di Katia Debora Melis lo hanno eccome un “cuor di leone” e su di esso affondano gli artigli impietosi e ruggiscono in notti senza stelle, dove non ci sono re della foresta, ma solo schiavi.

Siamo noi, che cerchiamo nell’oscurità i contorni del viso di chi ci ha generato, camminando su orme antiche, in precario equilibrio, senza certezze come compagnia, ridicole parodie di antica semenza.

Siamo noi, con il sangue nero, linfa di quercia, e con la barba o la lunga chioma color ebano, a piangere pioggia d’autunno e a nutrirci di sola panna di neve.

Eppure la genesi non trova epilogo nell’apocalisse: non c’è pessimismo senza speranza nei versi di Katia Debora Melis.

Siamo noi che, infatti, ci aggrappiamo alla vita impavidi, sfidando il gelo in trincea, come soldati della Parola che si fa arma bianca fra i boati delle bombe di un mondo in lotta con se stesso.

Siamo noi, poeti senza rima, che mostriamo coraggio perfino a soffrire e che abbiamo solo pietre e clessidre immobili come memoria: sarà il fuoco a bruciare i sassi e a bruciare le false lapidi che ci vogliono morti prima ancora di nascere davvero.

Katia Debora Melis

Sembra ancora uno strano autunno/ quest’annuncio di una primavera/ strozzata/ e tu lo senti/ nell’aria/ che a fatica/ col respiro corto/ aspiri./ Voglia/ tanta voglia/di una stagione della vita/ che ti permetta/ di sbocciare finalmente/ al sole./ Nubi che tornano,/ minacciose e nere,/ a volte,/ passeggere e lente./ Provo a darti/ per talea/ quel piccolo germoglio/ di sereno/ che ogni giorno rosicchio a un mondo/ che non conosce/ più/equilibrio di stagioni”.

Siamo noi, in attesa di primavera e estate, con il fiato rotto dal pianto e dalla corsa, frammenti di un albero antico, piantati nella terra a fare radici da soli, per generare figli al futuro dai nostri ventri come otri, che risuonano dello scandalo della poesia.

Siamo noi, folli dispensatori di versi affidati al vento. Siamo noi e lo saremo. Siamo noi e vinceremo.

Sento un bisogno matto/ di radicare/ in questo tempo/ con tutto lo stupore/ che ho addosso./ Radicare/ per fare fronde e fiori/ dai colori che ho vissuto/ e che ho scritto/ in ogni giorno/ che/ soffiata dal vento/ sono volata via”.

 

Written by Emma Fenu

 

Info

Presentazione del libro il 17 settembre 2016 alle ore 19:00 presso il Circolo La Marina Sankara di Cagliari

 

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