"Come sprecare il tempo senza perdere il momento", 31 agosto a Grottaglie (TA) – Collettiva diMOSTRAtiva

 Oggi, mercoledì 31 agosto 2011, presso la Galleria Comunale “L’acchiatura” nel cuore del centro storico, e precisamente in via Vittorio Emanuele II, a Grottaglie in provincia di Taranto si svolgerà una mostra molto particolare che vede gli artisti in modalità creazione.

Come sprecare il tempo senza perdere il momento” è promossa dalla Collettiva diMOSTRAtiva e vede oggi la giornata ultima di un esperimento iniziato il 18 agosto con la sua inaugurazione e presentazione della mostra a cura di Roberto Burano (Presidente dell’associazione culturale Koiné) e Maria Pia Ettorre (Assessore alla Cultura di Grottaglie).

La mostra è rimasta aperta al pubblico tutti i giorni dalla 11:00 alle 13:30 e dalle 17:30 alle 21:30.

Saranno diverse le arti presenti oggi nella Galleria e si vedranno delle creazioni artistiche dal vivo, delle estemporanee, installazioni e tornianti all’opera davanti ad un pubblico che di sicuro rimarrà senza fiato.

Il 29 agosto è avvenuta, sempre negli stessi locali, la presentazione della raccolta poetica “La tara dell’Atman” di Siddharta-Asia Lomartire, libro edito dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. Inoltre il critico d’arte, saggista e scrittrice Carmen De Stasio ha presentato gli artisti presenti alla mostra.

L’invito è aperto a tutti, l’inizio è previsto per le 19:00.

Gli artisti in mostra sono:

Ciro Vincenzo Motolese : Artista visivo
Salvatore Monopoli : Ceramista
Ext : Fotografo
Vincenzo Del Monaco: Ceramista
Siddharta-Asia Lomartire : Poeta
Giuseppe Pespi Stefani : Artista visivo

 

“Se Un Giorno Percorressi Quella Strada…”: Carmen De Stasio presenta l’evento

“E se iniziassi così a trattare di questo evento? In fondo parlare di giovani, di arte giovane, di pensiero giovane mi fa rabbrividire. Mi induce a pensare a me stessa come una matusalemme – termine in voga negli anni ’60 – che dall’alto della sua comoda poltrona a dondolo, sferruzzando maglioni in lana originale, pince nez sul naso, gongoli di un mondo come fosse altro. Da aliena, preistorica. O immersa in una realtà distante come un cartone animato.

No, non parlerò dei giovani in tal senso; non ho voglia di sistemarmi sul dondolo, né di sferruzzare. Mi misurerò nuovamente con l’arte in sé, in quanto l’arte è sempre giovane. E’ un’oscillazione perenne che si giova di comportamenti e solchi esistenziali assimilati, concepiti e successivamente proiettati secondo il modo che si ritiene più consono a sé, al soggetto che prolunga con la sua mano la consapevolezza di un’unicità. Che sia scrittura in versi, che sia fotografia, manipolazione di immagini, o proiezione delle fantasticherie sulle circostanze. Che sia ancora il piacere di creare in apparente casualità, non si tratta, in ogni caso, di estemporaneo fatto. Piuttosto è la configurazione plastica di una gestazione profonda, ponderata, misurata con i propri tempi, espressiva di un progetto interiore e che al contempo guarda in avanti. E’ soprattutto un quadro che si compone di un immenso desiderio di rappresentare la propria esistenza, pur tenendosi lontano dai gesti monotematici e monocromatici tipici del solipsismo di comodo. O di genere – ciò che comporta il riferirsi a una realtà come se fosse esente da respiri contemporanei.

Se un giorno percorressi la strada, magari quella Route 66 di On the road, stravolta, vituperata, saccheggiata dai tanti che di beat conoscevano solo canzonette palestrate a modo per far finta di essere ed invece erano parte esclusivo di un sistema. Quel tempo si colorava del piacere di un parlare diverso, veloce, scandito da ritmi che salivano dalle viscere di una percezione che mal si adeguava a quelle noiose sembianze per essere ciò che si desiderava e non per annullare le uguaglianze, ma viepiù per contare nel marasma di appiattimento in cui si precipitava dolcemente, in maniera indolore.

Ecco, con questo incontro di intelligenze, qui, in un luogo che è anche il tempo di fatti che appartengono a un gruppo di giovani artisti di Grottaglie, si confeziona nel macrotema una compagine di pensieri in continuo divenire, impossibili da decifrare entro una cornice da scegliere tra argento, smalto o listello. Sono tutte validissime rappresentazioni dello spirito del fare-essere arte, poiché sono il prolungamento di vite d’arte, delineate secondo uno stile che connota l’individuo in ambizioso volo, sospinto e insieme legato a doppio filo con il senso di comunità, di appartenenza, di condivisione di spazi allusivi, perché dalle diversità si evinca il piacere della crescita.

Ognuno degli artisti presenti alla rassegna – lungi dal definire semplice “collettiva” – esprime un proprio minimo abito di verità che si distingue per un preciso cromatismo, che sfiora e si accumula all’altro, dal quale si distanzia. Non sono continuità, né in contiguità. Sono espressioni di essere che assumono una valenza proprio per la diversità stilistica e percettiva del reale. Quanto mi piace definire è una freschezza che non ambisce ad urlare originalità a tutti i costi. L’originalità vera è nel semplice affermare, è nella simbologia di una condizione che fotografa il sé d’artista e la sua relazione con l’esteriore fatto, con l’ambiente e con il sé in incessante pensamento; in continuo, talora roboante, silenzioso, sussurrato ripensamento. E’ uno sguardo variabile sulle cose che dalle cose si diparte in maniera eclatante, arricchita di nuove valenze, di nuove esperienze-sperimentazioni; che rinverdisce la voglia ed il cammino verso la ponderata definizione dell’arte, della parola parlata, dipinta, fermata come scatto od elaborata come creta, come ogni situazione che venga vissuta e assimilata da chi permette alla parte nascosta di sé di essere attore e funambolo, di porsi sulla scena e lasciarsi trascinare da sguardi irrisolti, medianti il proprio percorso. Una scommessa con la vita e la vita stessa.

L’arte si rinnova. E’ attualizzazione aperta, un pertugio da cui sbirciare un mondo sentendo i palpiti di una storia arruffata, moltiplicata, rigenerante. E’ sentire, ma non scialbo sentimento. E’ emozione pura. E’ rabbia e partecipazione. E’ un grido per essere e avere una propria voce.

Se dovessi coniare un termine per definire l’espressione d’arte dei giovani grottagliesi oserei enucleare il tutto in una voglia di partire. E partire subito, zaino in spalla per convertire il sogno-progetto in azione. Lungo la strada si potrà anche cambiare rotta. Anche questo è progressione. Caparbietà e voglia di crederci. Un essere alla stazione e desiderare di sentire i propri passi. Di oscurare le zone d’ombra e ed esaltare la luce, leggendone i pixel.

In tal senso si tratta, dunque, di linguaggi che mantengono la loro freschezza giungendo da un modo che assimila la parola d’arte in un continuo indugiare sul momento delle circostanze, annullando le linearità cronologiche e soffermandosi su quanto risulti efficace per applicare la propria logica. Un sistema di scrittura in medias res, che provoca sussulti di pensiero, già essi stessi destinati da meditazioni profonde, che si concentrano nell’attimo rendendolo macroscopico serbatoio di nuovi slanci. Sono un continuo divenire, una sorta di viaggio che si aggroviglia e – come scrive Siddharta Asia Lomartire in Lontano  – (…) e galoppa / come quando il pensiero / più non ha meta / e nel nulla viaggia.

E allora, se un giorno percorressi quella strada, non la riconosceresti, perché non sarebbe più la stessa, ma un nuovo tempo ed un luogo rinnovato.

E tu saresti un individuo nuovo.”

– Evento facebook:

http://www.facebook.com/event.php?eid=135979493152536

Comunicato Mostra:

http://oubliettemagazine.com/2011/07/26/come-sprecare-il-tempo-senza-perdere-il-momento-collettiva-dimostrativa-19-31-agosto-grottaglie-ta/

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