Jane Austen: biografia dell’osannata e denigrata scrittrice in un ritratto inedito e devoto

“Le donne si immaginano che l’ammirazione significhi più di quello che è. E gli uomini si danno un gran da fare perché esse se lo immaginino.” ‒ Jane Austen, “Orgoglio e pregiudizio”

Jane Austen citazioni Orgoglio e Pregiudizio
Jane Austen citazioni Orgoglio e Pregiudizio

Di seguito si potrà leggere una biografia atipica della scrittrice britannica Jane Austen (16 dicembre 1775 ‒ 18 luglio 1817) tratta dallo speciale capitolo “Omaggio a Jane Austen 250 anni di letture” sito nel volume “Poetesse e Scrittrici d’Italia ‒ seconda edizione” (Tomarchio Editore, 2025).

“Omaggio a Jane Austen” è suddiviso in due brani: “Ritratto di Jane Austen” ed “Un inganno spudorato” entrambi curati da Francesca Santucci. L’occasione è la celebrazione dei 250 anni dalla nascita della scrittrice.

“Venni da te sicuro di essere accettato. E tu mi facesti capire quanto fossero povere le mie pretese di piacere a una donna a cui è un onore piacere.” ‒ Jane Austen, “Orgoglio e pregiudizio”

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“Ritratto di Jane Austen”

“Il suo straordinario talento le meritò le lodi di quanti la conobbero.”

Recita così l’iscrizione funebre posta sulla lapide, nella Cattedrale di Winchester, di Jane Austen, mito della letteratura inglese, della quale quest’anno si festeggiano i 250 anni dalla nascita.

Osannata e denigrata, lodata dai suoi estimatori per la sapienza con cui seppe rappresentare il suo “piccolo mondo” (come lei amava definirlo), accusata dai detrattori di aver imbrigliato nel perbenismo il romanzo inglese, considerata da amici e parenti come una zitella inaridita a caccia di marito, ammirata da Virginia Woolf che la considerava “la più perfetta artista tra le donne” per l’immortalità dei suoi libri, definita da G.H. Lewessorella minore di Shakespeare” per l’enorme ricchezza di personaggi che la sua fantasia seppe creare, fu scrittrice dall’elegante stile narrativo.

Attingendo all’esperienza personale, ambientando i suoi libri nel piccolo mondo della nobiltà di campagna e della borghesia di provincia, ritraendo, sempre dal punto di vista femminile, personaggi che ben conosceva e dei quali coglieva e rappresentava sia il profilo psicologico che il comportamento sociale, con intelligenza, grazia, arguzia e spregiudicata ironia tipicamente britannica seppe mettere in ridicolo i costumi della società del tempo.

Penultima di otto figli, suo padre era rettore di parrocchia, nacque a Steventon, nella contea dell’Hampshire, in Gran Bretagna, il 16 dicembre 1775, e morì a Winchester il 18 luglio 1817. Iniziò la sua educazione scolastica alla “Abbey School di Reading”, poi, a soli undici anni, la terminò, proseguendo la sua istruzione in casa da autodidatta, dichiarando in seguito con umiltà e modestia: “Posso vantarmi di essere la donna più ignorante e meno istruita che abbia osato diventare scrittrice”.

La vita di Jane Austen si svolse tutta fra le pareti domestiche, in un legame molto stretto con Cassandra, la sorella maggiore, che costituì anche la fonte più ricca e attendibile di notizie sulla scrittrice. Le due sorelle furono entrambe molto vicine al matrimonio, ma non si sposarono mai: il fidanzato di Cassandra morì di febbre gialla, e Jane accettò e poi rifiutò una proposta di matrimonio, ma precedentemente era stata innamorata, probabilmente non corrisposta, di Tom Lefroy, amico di famiglia, ed un suo innamorato era morto tragicamente.

Jane e Cassandra vissero sempre insieme, scrivendosi regolarmente nei periodi di separazione delle lettere, molte delle quali distrutte dalla stessa Cassandra, che se ne fece censore per evitare che diventassero pubbliche.

Per Jane Austen il successo letterario arrivò tardi. I suoi primi scritti, parodie in forme letterarie, genere molto diffuso all’epoca, risalgono al periodo fra il 1787 e il 1793, ma, vivente, vide apparire solo quattro dei suoi capolavori, in larga parte dedicati al matrimonio e all’amore.

Il suo primo romanzo, uscito anonimo, fu “Buon senso e sensibilità” (noto anche come “Ragione e sentimento”), pubblicato nel 1811, in cui esplorò i diversi modi di pensare e agire di due sorelle, Elinor e Marianne Dashwood.

La storia si concentra sulle vicende e le disavventure amorose delle due sorelle, costrette a lasciare la loro agiata casa di famiglia a Norland Park dopo la morte del padre, ritrovandosi in una modesta tenuta nel Devonshire, e ruota attorno al contrasto tra i loro due temperamenti. Entrambe belle, intelligenti e sensibili, sono alla ricerca della felicità in un mondo volgare ed egoista. Elinor, la sorella maggiore, riservata, razionale e con un forte senso del decoro, cerca di controllare le proprie emozioni e di comportarsi sempre con prudenza e dignità, anche di fronte alla grande delusione amorosa con Edward Ferrars; Marianne, appassionata, romantica e impulsiva, vive ogni emozione in modo estremo, disprezzando le convenzioni sociali e innamorandosi intensamente del seducente John Willoughby. La storia segue il modo in cui ciascuna sorella affronta l’amore, il dolore e la difficoltà di stabilirsi in una società che valorizza la ricchezza e la posizione.

Come in altri romanzi di Jane Austen, anche in questo è un tema centrale il bisogno delle donne di sposarsi per sicurezza economica. Già in quest’opera si delinea lo stile che sarà tipico dell’autrice, intriso di un’ironia sottile e mordace, utilizzata per commentare il comportamento e la follia dei personaggi, l’uso di dialoghi incisivi che rivelano molto del carattere e delle loro motivazioni, e la profonda analisi psicologica.

Nel 1813 Jane Austen pubblicò “Orgoglio e pregiudizio”, ambientato nella società della gentry rurale inglese di fine Settecento e inizio Ottocento, storia delle cinque sorelle Bennet da maritare e dei loro corteggiatori, con al centro il romantico contrasto tra la vivace, spiritosa, acuta, e incline a giudicare troppo rapidamente e a farsi influenzare dalla prima impressione (il pregiudizio del titolo), Elizabeth, e il ricco, aristocratico e schivo proprietario terriero, inizialmente percepito come arrogante e superiore a causa della sua freddezza e del suo orgoglio di classe, Darcy.

Analisi brillante della società e dei costumi dell’epoca, questo romanzo, che pure affronta il tema della realtà del matrimonio per le donne dell’epoca, considerato uno dei pilastri della letteratura inglese, è sempre stato molto amato per il suo humour sottile, la sua ironia brillante e la dinamica unica della sua coppia centrale.

La famosa frase iniziale ne riassume tutto l’intento satirico e tematico: “È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un cospicuo patrimonio debba essere in cerca di moglie”.

Nel 1814 vide la luce “Mansfield Park”, spesso considerato dai critici l’opera più complessa di Jane Austen, diverso dai suoi romanzi precedenti per il tono più cupo e la focalizzazione sulla morale e la virtù. La storia è incentrata su Fanny Price, l’eroina del romanzo, che all’età di dieci anni viene inviata dalla sua povera famiglia di Portsmouth a vivere con i ricchi zii, Sir Thomas e Lady Bertram, nella loro lussuosa tenuta di Mansfield Park, nel Northamptonshire, dove cresce, parente povera in un ambiente d’élite, fondando la sua vita sul senso del dovere, l’abnegazione, la virtù, contrariamente alla spregiudicata cugina Mary Crawford. Timida, riservata, e inizialmente trattata come una parente povera, Fanny è la personificazione della virtù e della fermezza morale.

Ha un amore segreto e duraturo per suo cugino, Edmund Bertram.

La trama del romanzo si sviluppa attorno alla crescita di Fanny, al suo disperato tentativo di mantenere i suoi principi morali di fronte alle tentazioni e alla corruzione dei cugini e dei fratelli Crawford, e alla sua lotta per conquistare l’amore di Edmund, la cui attenzione è inizialmente tutta per la vivace Mary Crawford.

Nel 1815 arrivò “Emma”, l’unico dei romanzi di Jane Austen a prendere il nome da un’eroina ricca che non ha bisogno di sposarsi per sicurezza finanziaria, ma che deve, invece, imparare a superare i suoi stessi difetti.

Emma Woodhouse, la protagonista, è “avvenente, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un’indole felice”. Orfana di madre, vive con il padre ipocondriaco, e non ha intenzione di sposarsi. Pensa di avere un talento innato nel combinare matrimoni per gli altri e, per noia, decide di usare la sua abilità per manipolare le vite di chi le sta intorno. Rimasta padrona assoluta della casa dove vive dopo il matrimonio della sorella, accoglie una giovane ragazza, Henriette Smith, graziosa, ma di origini umili e incerte, facilmente influenzabile. Emma la prende sotto la sua ala protettiva e cerca di maritarla con l’ambizioso vicario, Mr. Elton, spingendola a rifiutare la proposta di un rispettabile contadino, Robert Martin.

Composto da Jane Austen tra il 1815 e il 1816, pubblicato postumo, nel 1818, dal fratello, “Persuasione” è considerato uno dei lavori più maturi e malinconici di Jane Austen.

Il romanzo, ambientato nell’Inghilterra del XIX secolo, narra il contrastato amore tra l’aristocratica Anne Elliot, una donna di ventisette anni che, all’epoca, era considerata una “zitella”, e il capitano di Marina Frederick Wentworth. Sensibile e intelligente, ma sottovalutata dalla sua famiglia, quando aveva diciannove anni Anne fu persuasa da una sua cara amica, Lady Russell, a rompere il fidanzamento con lui, del quale era innamorata, perché ritenuto non abbastanza ricco o socialmente elevato. Quando, dopo otto anni e mezzo di lontananza, lui ritorna, ricco e rispettato, dopo aver fatto carriera grazie alle guerre napoleoniche, le loro strade si incrociano nuovamente e la storia si riaccende, ma questa volta Anne non si lascia sfuggire la seconda occasione regalatele dal destino quando, nel finale del romanzo, il capitano Wentworth in una lettera nuovamente le dichiara il suo amore: “Non ditemi che è troppo tardi. Mi apro nuovamente a voi con un cuore che è vostro ancor più di quel che fosse quando lo avete quasi spezzato otto anni e mezzo fa. Non osate dire che gli uomini dimenticano prima delle donne, che l’amore dell’uomo muore prima. Non ho amato altri che voi”.

Ma il romanzo di Jane Austen più famoso e più amato dal pubblico di tutti i tempi, meritatamente considerato un capolavoro, è sicuramente “Orgoglio e pregiudizio”, portato spesso sullo schermo, al cinema e in televisione.

La prima trasposizione cinematografica, la più famosa ed elegante, resta il film omonimo, “Orgoglio e pregiudizio” diretto nel 1940 da Robert Z. Leonard in uno sfolgorante bianco e nero (poi, ahimè, colorizzato). Ad interpretare i ruoli principali furono chiamati il carismatico Laurence Olivier, tra i più grandi attori del mondo (e il solo inglese capace di interpretare e dirigere le più famose opere di William Shakespeare, sia nel cinema, sia nel teatro e poi anche in televisione, sempre con enorme successo), e da una raffinata Greer Garson, superba attrice britannica, che intraprese la carriera di attrice teatrale proprio sotto la guida di Laurence Olivier.

Definito da Jane Austen Il mio unico figlio adorato”, il romanzo “Orgoglio e pregiudizio”, una commedia di costume con una trama romantica, ambientato nella campagna inglese di inizio Ottocento, narra le vicende della famiglia Bennet, composta da marito, moglie e dalle loro cinque figlie nubili: Jane, Elizabeth (Lizzy), Mary, Catherine (Kitty) e Lydia. L’obiettivo principale di Mrs. Bennet, la madre, è trovare un marito benestante per ciascuna delle figlie, dato che la proprietà di famiglia è gravata dal maggiorascato maschile e non potrà essere da loro ereditata, ma spetterà al pomposo e servile Mr. William Collins, cugino di Mr. Bennet, in virtù della clausola di “successione per maschi”.

La storia inizia con l’arrivo a Netherfield, una tenuta vicina, del ricco e affabile scapolo Mr. Charles Bingley, accompagnato dal suo amico orgoglioso e snob, Mr. Fitzwilliam Darcy.

Mr. Bingley e Jane Bennet si innamorano subito, ma il loro rapporto viene ostacolato dall’interferenza della sorella di Bingley e, in parte, dallo stesso Mr. Darcy, che ritiene la famiglia Bennet socialmente inferiore.

Invece la vicenda amorosa di Mr. Fitzwilliam Darcy e Elizabeth Bennet, divisi da incomprensioni dovute ai preconcetti dell’ambiente provinciale nel quale vivono, impiegherà più tempo per giungere a compimento. Infine, però, Darcy imparerà a superare il suo orgoglio di classe, diventando più umile, ammettendo i suoi errori e dimostrando profondi valori morali (in particolare aiutando a salvare l’onore della famiglia Bennet dopo la fuga di Lydia con Wickham), ed Elizabeth abbandonerà il suo pregiudizio, che l’aveva spinta a giudicare Darcy in modo troppo affrettato, comprendendone meglio il carattere e riconoscendone la grandezza d’animo.

La storia si conclude con il doppio matrimonio tra Jane e Bingley, e tra Elizabeth e Darcy, simbolo del superamento degli ostacoli sociali e personali.

Ai tempi della Austen le fanciulle venivano educate esclusivamente nella prospettiva del matrimonio, al quale dovevano arrivare caste, e, una volta sposate, avevano l’obbligo di garantire eredi, meglio se maschi, della cui educazione, però, non si occupavano direttamente. Dovevano sempre comportarsi secondo le norme del galateo, vestire in modo consono al proprio stato sociale, saper ben conversare, ma evitare di parlare di politica e di religione, intrattenere gli ospiti suonando il pianoforte. I loro compiti consistevano nella direzione della casa e della servitù e nell’occupazione in opere caritatevoli. Inoltre, poiché allora l’Inghilterra era spesso in guerra, per convincere i pochi uomini rispettabili al matrimonio, evitando, così, alle figlie l’onta e il peso dello zitellaggio, i genitori arrivavano ad offrire in dote somme enormi.

L’amore e il matrimonio, non erano, perciò, libera scelta, ma soggiacevano, soprattutto per la donna, ad un fitto intrico di regole e convenzioni sociali, sapientemente ritratti in tutta l’opera della Austen. In particolare in “Orgoglio e pregiudizio” l’autrice volle sottolineare quali fossero le vere caratteristiche necessarie a garantire la riuscita di un matrimonio, e come la nobiltà si rivelasse più nel comportamento che nell’educazione.
Attraverso la fine descrizione psicologica, ma anche con acuta ironia, delle passioni e delle avventure dei protagonisti della vicenda, Elizabeth (intelligente, sagace, indipendente), Darcy (bello, ricco, ma anche altezzoso e presuntuoso), Charles (gentile e affabile), Jane (dolce e affettuosa), i coniugi Bennett, mal assortiti (la moglie poco intelligente e ossessionata solo dal desiderio di maritare le figlie, l’uomo razionale), Collins (l’arrampicatore sociale), lady De Bourgh, zia di Darcy (snob come il nipote e convinta che la sua condizione privilegiata le consenta di poter giudicare tutto e tutti), e così via con tutti gli altri personaggi della storia, la Austen seppe consegnare alla letteratura universale una galleria di personaggi che, in ogni palpito, angoscia, comportamento, osservazione, giudizio, in un’incredibile varietà di sfumature, si rivelano ancora oggi straordinariamente attuali.

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Poetesse e Scrittrici d'Italia seconda edizione copertina - quarta
Poetesse e Scrittrici d’Italia seconda edizione copertina – quarta

La seconda edizione della fortunata antologia “Poetesse e Scrittrici d’Italia”, edita da Tomarchio Editore nell’ottobre 2025, è un viaggio alla scoperta di poesie e brevi prose percorso da quattordici autrici.

La seconda edizioni conta al suo interno quindici raccolte così intitolate Caleidoscopio di Beatrice BenetViaggiatore della Vita di Daniela Balestra; Scritti d’arte di Francesca SantucciMetamorfosi di Gabriella MantovaniIl secondo sesso di Simone de Beauvoir di Giovanna FracassiLe matite rotte di MaricàVetrine di MaricàPensieri di Teresa StringaPerché io viva per sempre di Tiziana TopaSisini nel cuore di Annalisa AtzeniFuga fra le ombre di Marta Beatrice De LuciaLuce inversa di Marcella DonagemmaCapriole sull’arcobaleno di Michela FanniL’abitudine di agire di Milena MusuDiamanti diPatrizia Basile ed in chiusura “Omaggio a Jane Austen ‒ 250 anni di letture” curato da Francesca Santucci (Ritratto di Jane Austen ed Un inganno spudorato).

La copertina dell’antologia presenta la foto d’autore intitolata “L’eco della Primavera”, opera del poeta e scrittore Fabio Soricone.

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