“Sono tornati i papaveri” di Giovanna Fracassi: l’eco perenne
“Come l’onda/ si annulla/ si ritrova/ si richiude in se stessa// e subito// s’innalza/ per sfasciarsi dolente/ nell’urto lacerante// e ancora// poi si rigenera/ per ricomporsi/ nell’urlo limpido e greve// così/ sono io:/ attimo ed eternità.” ‒ “Attimo ed eternità”[1]

Il titolo “Sono tornati i papaveri” (Rupe Mutevole edizioni, 2023, proposta Premio Strega 2024) trasporta nell’immediato alla stagione primaverile quando i campi verdi si colorano del rosso acceso tipico del papavero. Il fiore che per le sue proprietà terapeutiche fu utilizzato sin dagli albori delle società umane (si racconta infatti dell’utilizzo da parte dei Sumeri) anche in questa silloge simboleggia lo stato di serenità soprattutto perché legato ad un evento importante dell’autrice vicentina, Giovanna Fracassi. La poesia che dà il titolo alla presente raccolta, infatti, è dedicata alla figlia Giulia nata il 28 aprile ed è legata alle successive complicazioni dovute al parto.
L’autrice, in una intervista rilasciata su Fatti Italiani nel 2024, racconta: “[…] dopo una degenza prolungata, a causa di varie complicazioni, il paesaggio che ammiravo dal finestrino della mia auto mi appariva in tutto lo splendore della primavera ormai matura e i prati, le aiuole, i cigli delle strade erano traboccanti di papaveri. Mai come allora questi fiori mi apparvero come simbolo di rinascita e di memoria, come ho poi scoperto […]”; come si evince la visione del papavero dal finestrino dell’auto portò una sensazione di sollievo e, dunque, di neo-nascita sia per la meraviglia dell’arrivo di Giulia sia per la fine della degenza in ospedale. La poesia che commemora quell’attimo in cui il papavero, diventato simbolo permanente di splendore e leggerezza impalpabile, prende la forma di un portale che dona la facoltà di accesso all’emozione di profonda gratitudine per la vita.
“Sono tornati i papaveri/ con lo stesso profumo/ di quella prima primavera.// Si muovono ondeggianti/ ad ogni respiro del vento/ e fiammeggiano di ricordi.// Divampano negli ultimi raggi del giorno,/ dardi di nostalgia/ negli occhi azzurri di vita e nei capelli di bionda luce.// Sono tornati i papaveri/ a salutarmi,/ con la loro leggerezza impalpabile.// Sono così fragili i papaveri, sono così tenaci,/ marchiato al cuore/ di una nera malinconia// che d’invermiglia/ a dispetto d’ogni dolore,/ pure nella notte,/ pure nel silenzio delle cicale.// Sono tornati i papaveri/ a sorridermi/ a rammentarmi discreti il dono ricevuto.” ‒ “Sono tornati i papaveri”[2]
Ed è per l’appunto un attimo ad aver creato l’eternità di un ricordo, la sua permanenza nella mente, la vivida sensazione di presenza anche se l’evento è fissato in una data del passato, eppure il sentimento riaffiorante di quella visione ha portato Giovanna Fracassi a stendere su carta l’analogia ‒ simboleggiata dal bel fiore di campo ‒ fra la fragilità della vita e la tenacia di coloro che lottano superando qualsiasi dolore. Tema questo che ritroviamo in altri testi della Fracassi, ad esempio, nel saggio “Lettere a Sofia” (Tomarchio editore, 2022) nel quale l’epistola diventa il mezzo utilizzato dall’autrice per trasmettere molteplici insegnamenti ‒ il proprio sapere filosofico ‒ maturati durante gli studi universitari e nel successivo percorso di letture di argomento psicologico ad una giovane di nome Sofia che rappresenta l’autrice stessa, ma anche tanti volti e tante voci di persone hanno fatto parte della sua vita e della sua attività di scrittrice.
Scrive nella lettera del 25 giugno: “[…] La nostra vita è attraversata da molti momenti di dolore. Da ciò la necessità, il desiderio imprescindibile, la tensione vitale che ci spingono a cercare e a sperimentare la serenità, la gioia, l’allegria come anche la condivisione delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti con chi ci è più vicino. Non sapremmo godere della salute, dell’amore, in tutte le sue accezioni, di tutto ciò che di bello ci circonda, non troveremmo l’entusiasmo con cui affrontiamo le sfide continue al nostro intelletto e al nostro impegno nel lavoro e nella società, se non conoscessimo così spesso situazioni e sensazioni dolorose […]”.[3]
La raccolta “Sono tornati i papaveri” principia con una Prefazione curata dall’autrice nella quale si citano alcuni brani tratti da recensioni precedenti (estratti di Petronilla Bonavita, Alessandra Ferraro, Cristina Biolcati, Teresa Laterza), seguono tre corpose parti così denominate Isola nel tempo, Grani d’oro, Come foglia, la Biografia, la Bibliografia ed una amichevole chiusura, sotto forma di lettera al lettore ed alla lettrice, nella quale Giovanna ringrazia per la lettura e cortesemente invita a trasmettere la propria opinione ‒ nei canali social ‒ sulle emozioni suscitate dalla lettura delle poesie.
I temi esplorati in queste 320 pagine sono quelli tipici del variegato mondo intellettuale dell’autrice, dunque, per ricordarne qualcuno si cita la melanconia, la bellezza della notte e degli astri, le stagioni, l’amore verso la famiglia, la ricerca dell’assoluto, le domande filosofiche che da millenni chiudono in una morsa sempre più stretta con il passare degli anni, la passione per la scrittura e per i viaggi, il significato del tempo, la celebrazione del ricordo, il permanere della morte e la sua accettazione.
Nel volume sono presenti alcune poesie tratte dalle pubblicazioni precedenti come, ad esempio, “Anima mia” sita nella raccolta “La cenere del tempo” (Rupe Mutevole edizioni, 2014), “Scrigno” sita nella raccolta “Opalescenze” (Rupe Mutevole edizioni, 2013) e “Sole” sita nella raccolta “Arabesques” (Rupe Mutevole edizioni, 2012).
Ed è proprio la lirica “Sole” ad aver il compito di accogliere il lettore nella prima parte del volume intitolata Isola nel tempo.
“Hanno detto/ che porto con me/ il sole.// Non sanno/ loro, che io sono/ pulviscolo di tenebra,/ brulicante/ diaspora di diamanti:/ una manciata di istanti.” ‒ “Sole”[4]
Volendo ora ‒ vivendo la manciata di istanti ‒ immergerci in un divertissement si propone la lettura delle altre due poesie che principiano le successive parti: “Parca” ne Grani d’oro ed “Incanto” per Come foglia.
“Sta seduta in disparte/ la vecchina/ e le sue dita/ sono radici nodose/ che dipanano filamenti di lana/ come ore ingiallite.// Sulle labbra ancora morbide/ offre il sorriso pudico,/ increspato di ricordi,/ mentre lo sguardo/ di lucida luce/ insegue immagini argentine.// Come Cloto, centellina il tempo,/ ne fila paziente il destino/ e intreccia sapiente/ un tessuto damascato:/ i versi d’una vita.” ‒ “Parca”[5]

“Quando la furia/ dell’ultima tempesta/ avrà dissolto/ il mio bianco scheletro disabitato,// null’altro sarò/ se non// sale aspro nell’oceano/ felce scintillante/ o muschio soffice e turgido,/ refolo ambrato di vento/ o liquida tristezza.// L’incanto della vita,/ della mia vita,/ sarà ormai disciolto/ nel flusso tumultuoso/ del tempo immoto.” ‒ “Incanto”[6]
L’espandersi dell’istante nell’incontro con l’eterno è raffigurato in modo netto e distintivo nei versi di queste tre liriche: il tempo è descritto come immoto e filato da Cloto ‒ la leggendaria filatrice ‒ una figura mitologica della Grecia antica (Parche per i latini e Moire per i greci). Cloto è la più giovane delle tre donne che consegnano all’essere umano il destino e vigilano su di esso; ed in particolare a differenza delle sorelle Atropo e Lachesi, il compito di Cloto è quello di reggere il filo dei giorni.
Giovanna Fracassi si indentifica con la Parca ‒ a cui dedica la lirica sopracitata ‒ nel suo continuo centellinare il tempo intrecciando pazientemente i versi di una vita che affiorano e si mescolano con le raffigurazioni mature rappresentate dalle pubblicazioni successive che operano anche nella comunicazione con i più piccoli (si vedano i libri “L’albero delle filastrocche”, , “Nel magico mondo di Nonna Amelia”, “Il Natale raccontato da Nonna Amelia”, “Le filastrocche del regno della poesia” editi da Rupe Mutevole edizioni rispettivamente 2018, 2021, 2023, 2024) e con pubblicazioni di carattere più esteso ed interattivo come gli interessanti progetti “Agenda letteraria” edito da Rupe Mutevole nel 2024 e “Calendario della Bellezza poetica” di prossima uscita sempre con Rupe Mutevole edizioni.
Aspettando le ulteriori novità dell’autrice vicentina si consiglia ora la lettura de “Sono tornati i papaveri” di cui si lascia nella sezione sottostante ogni informazione per acquistare il libro e per conoscere meglio Giovanna Fracassi.
“Rimasi/ stordita e confusa,/ in equilibrio effimero/ sulla sponda/ della cicatrice del giorno.// Rimasi/ al lavacro/ con i cenci intrisi di dolore,/ le mani riarse/ ceree e sfregiate.// Rimasi/ inutile e impotente,/ al cospetto sterile/ della bieca ferocia,// prostrata nell’umile/ terra aspersa di promesse,/ come schegge taglienti// e la mia supplica/ al vuoto eterno/ divenne eco perenne.” ‒ “Rimanere”[7]
Written by Alessia Mocci
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Note
[1] Giovanna Fracassi, Sono tornati i papaveri, Rupe Mutevole edizioni, 2023, p. 83.
[2] Ibidem, p. 304.
[3] Giovanna Fracassi, Lettere a Sofia, Tomarchio Editore, 2022, pp. 31-32.
[4] Giovanna Fracassi, Sono tornati i papaveri, Rupe Mutevole edizioni, 2024, p. 15.
[5] Ibidem, p. 113.
[6] Ibidem, p. 237.
[7] Ibidem, p. 85.

