“Coscienza di sangue” di Maurizio Fierro: il movente è sempre un rebus?
“Coscienza di sangue” è il quarto romanzo di Maurizio Fierro con protagonista Jack Cabodi, detective nativo canadese. I libri possono essere letti anche separatamente, perché lo scrittore ha l’accortezza di mantenere le storie indipendenti, rendendo ciascun romanzo una vicenda a sé.

Scritto in prima persona dal protagonista, “Coscienza di sangue” si apre con un incubo. Cabodi appare subito come un’anima tormentata, un uomo che offre tutto se stesso per svolgere al meglio il proprio lavoro.
All’inizio di ogni capitolo troviamo un intervento del dottor Lazar; solo dopo la metà del libro scopriamo che si tratta di un criminologo che ha seguito Edgar, il serial killer che sta uccidendo delle prostitute.
Il metodo utilizzato dall’assassino è davvero interessante e particolare: ricorre a legature tipiche del bondage ispirata allo shibari, antica tecnica giapponese risalente ai samurai.
«Mi stai suggerendo che abbiamo a che fare con una specie di artista?»
In un primo momento si pensa che gli omicidi siano legati a una rivalità fra gang, in lotta per il controllo della malavita di Downtown Eastside, ma ben presto Cabodi trova conferma ai suoi sospetti.
Fierro scrive graffiando il foglio, come è giusto che sia nel noir: «L’espressione del capo è quella di un portatore asintomatico di notizie di merda».
Si nota chiaramente il grande lavoro di ricerca: sui nativi, sulla giustizia canadese, sulla geografia del Canada, con sconfinamenti nella criminologia e nella psicologia dei serial killer. A volte troviamo, inserite a piè di pagina, delle postille che approfondiscono elementi reali citati nel testo.
All’interno della trama emergono anche questioni sociali – il 50% delle prostitute ha fatto parte del sistema protezione minori per famiglie disagiate e in gran parte sono indigene ‒ come l’atteggiamento del capo, ostile verso gay e prostitute.
«Per quelli come lui il cambiamento non è un’opzione e la complessità solo una scocciatura da evitare.»
Oppure il personaggio del patologo italiano trasferitosi in Canada per una retribuzione migliore.
La prima parte del romanzo “Coscienza di sangue” mi è risultata più difficile da seguire, perché le indagini portano Cabodi in luoghi diversi e a incontrare molti personaggi. Successivamente la narrazione diventa più lineare, con una scrittura sempre più avvincente e convincente.

Grande attenzione è dedicata all’atmosfera, alle descrizioni dei luoghi e della natura, contesti naturali spesso ostili, con frasi di forte impatto: «Il vento freddo che sospinge le nuvole screziate verso l’oceano…»
Come è giusto che sia in un thriller, i protagonisti sono totalmente assorbiti dalle indagini, accennando solo marginalmente alle proprie vite private.
Fierro utilizza un linguaggio vario e preciso, senza però scadere nel difficile, rendendo il romanzo godibile ma allo stesso tempo linguisticamente ricco.
Dopo la metà del libro incontriamo Edgar, l’artefice di tutti i delitti. Con lui ci muoviamo alternando i suoi passi a quelli di Cabodi: due personaggi su piani distinti, inevitabilmente destinati a incontrarsi.
«Mi convinco che ognuno è condannato a ciò che ricorda e a ciò che dimentica.»
Fierro dimostra di avere mente lucida e solide competenze per continuare a raccontare storie di serial killer. In attesa della prossima indagine del detective Jack Cabodi.
© 2025 Land Editore
Pag. 535
€ 17,00
Written by Miriam Ballerini
