“Il piccolo libraio di Archangelsk” di Georges Simenon: un calvario fatto di silenzio e di piccole bugie?
Ritengo “Il piccolo libraio di Archangelsk” tra i migliori libri della vasta produzione di Georges Simenon, scritto a Cannes nel 1956 e ripubblicato da Adelphi nel 2016.

“Il piccolo libraio di Archangelsk” non è un giallo, o un noir, ma, come tutti i suoi “romans durs”, tiene in tensione il lettore fino all’ultima pagina. Le atmosfere che l’autore crea sono realistiche, crude, senza melodrammi esagerati. Non è il tipo di romanzo che punta su colpi di scena spettacolari, ma su momenti silenziosi, riflessivi, sulla discesa lenta verso un senso di vuoto e alienazione.
È un romanzo complesso, con al centro la vita che si svolge attorno ad una piazza come tante di una cittadina francese della provincia del Berry: Place du Vieux- Marché.
Simenon descrive in modo magistrale i diversi momenti che caratterizzano questa piazza: il mercato, le botteghe, il caffè e le persone che animano questo mondo, tra cui il libraio Jonas Milk, di origine ebreo-russa, solo e senza più una famiglia alle spalle, dopo la fuga dall’Unione Sovietica.
Milk è una persona mite e cortese, ma, a suo modo, un diverso, mai perfettamente integrato nella comunità. A questo tipo di persone basta poco per cadere in disgrazia ed essere additati come perversi o assassini da una comunità che trae colpi di vita dai pettegolezzi e dalle chiacchiere più malevole.
Simenon, da profondo conoscitore della psicologia umana, descrive i passaggi attraverso i quali, in modo graduale, il povero libraio viene emarginato, isolato e accusato delle colpe più nefande.
Alla base non si perdona a Milk l’aver voluto sposare Gina, una ragazza giovane, bella, di origini umili (figlia di fruttivendoli italiani), che entra inizialmente come domestica nella sua casa. La loro unione non nasce da passione romantica, ma da una specie di convenienza: Gina cerca una vita più tranquilla, una stabilità, e Jonas cerca compagnia.
Gina è però una ragazza assai libera e spregiudicata nei comportamenti, che, fin da ragazzina, ha “allietato” la vita di tanti uomini, più o meno di passaggio.
Scrive di lei Simenon: «Gina indossava un vestito di cotone rosso, che ne modellava le forme. Lui [Milk] non aveva mai osato farle osservazioni in proposito. Aveva il seno abbondante, i fianchi prosperosi, e si faceva cucire dalla sarta abiti aderenti, sotto i quali portava solo gli slip e il reggiseno, di modo che, a ogni movimento, sotto la stoffa si profilava perfino l’ombelico» [p. 16].
A Milk non si perdona l’averla sposata accettando con rassegnazione la sua libertà, pur dandole una parvenza di vita borghese, per bene.

Poi, un giorno, Gina esce, come altre volte, ma stavolta non ritorna e scompare. Non lascia spiegazioni. Da quel momento inizia per il libraio un calvario fatto di silenzio, piccole bugie, sospetti e incomprensioni.
I vicini, la gente del paese, iniziano a guardarlo con occhi diversi, a chiedere, a mormorare. Milk, pur innocente si trova isolato, schiacciato dal peso dei pregiudizi, del sospetto, dalla distanza che gli altri instaurano. Per difendersi da accuse tremende e insinuanti, il povero libraio dovrà indagare in profondità se stesso, mettendosi in discussione, arrivando addirittura ad assumere un senso di colpa sempre maggiore, anche se del tutto immotivato.
Come al solito lo stile di Simenon è fluido, la prosa asciutta, ma capace di profondità. Simenon è abile nel mostrare piuttosto che dire. “Il piccolo libraio di Archangelsk” è un libro che colpisce più con la riflessione che con la sorpresa e che resta impresso, specie per come tratta la diversità, la solitudine e i pregiudizi.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Georges Simenon, Il piccolo libraio di Archangelsk, Adelphi, 2016
