“Sole di mezzanotte” di Jo Nesbø: l’estremo nord della Norvegia

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Una fuga lunga 70 ore: 1800 chilometri

Sole di mezzanotte di Jo Nesbø
Sole di mezzanotte di Jo Nesbø

Ho letto altri libri di Jo Nesbø, che ho apprezzato, ma sempre thriller. In questo caso mi sono imbattuta in “Sole di mezzanotte” un libretto breve ma così intenso da sorprendere.

Jon Hansen ci parla di sé, narrando in prima persona la sua storia: in fuga dopo aver fregato un signore della droga, fra dubbi, paure, ricordi e poche speranze.

“Ci fabbrichiamo storie con un capo e una coda, con una logica inventata per dare una parvenza di senso alla vita.”

Jon si fa chiamare Ulf e giunge a Kasund, un paesino della Norvegia dove sta andando in scena il sole di mezzanotte.

“Le case sono brutte. Ma non le persone che ci abitano.”

Alla gente che gli chiede chi lui sia, dice di essere lì per la caccia alla pernice.

Lea, una giovane donna, gli consente di abitare nel capanno di caccia di suo marito, che sta fuori paese, nella natura selvaggia.

In realtà quello cacciato è lui, dagli scagnozzi del “Pescatore”, che non ha nessuna intenzione né di perdere la droga, né i soldi con cui è scappato Jon.

La scrittura usata ne “Sole di mezzanotte” è asciutta, senza fronzoli, tale e quale all’ambiente che si va narrando. Eppure ci sono frasi meravigliose, che scavano dentro. La descrizione della condizione di Ulf, come quella di altri personaggi, va di pari passo con gli scenari che ci vengono presentati: quelli del paese, quelli della natura intorno, quelli della desolazione del capanno; visitato solo da una renna solitaria che ha deciso, chissà perché, di abbandonare il branco.

Forse anche lei è come Ulf: in fuga.

Tra le varie spiegazioni e i ricordi di Jon, vanno inserendosi le nuove conoscenze che fa sul territorio. In primis con Knut, il bambino di dieci anni di Lea: “È un ragazzino intelligente. Ha riflettuto molto per l’età che ha”. “Era basso per la sua età? A ogni modo era sveglio per la sua altezza”.

Mentre Jon ripensa a sua figlia Anna: “Una luce azzurra si sprigionava dai suoi occhi mentre mi guardava dal fondo della carrozzina, emettendo dei gorgoglii”.

E riflette, chiuso nel capanno, mentre spia il mondo esterno, in attesa che lo trovino e lo uccidano: “Intendevano aspettare la fine della cerimonia, oppure mi avrebbero liquidato là dentro davanti a tutti?”

Ma soprattutto, pensa a Lea, ora che lei è rimasta vedova, sola con Knut, circondata dalla sua famiglia e da quella del marito, che potrebbero farle ancora male, come già le hanno fatto in passato, costringendola a sposare chi l’aveva violentata: “Mi fissò con quel suo sguardo di mare azzurro”.

Jo Nesbø citazioni Sole di mezzanotte
Jo Nesbø citazioni Sole di mezzanotte

Perché, in quella zona brulla, fredda, così a nord, sospesa nella luce del sole di mezzanotte, gli unici colori che troviamo sono quelli degli sguardi e delle sensazioni.

Jon ci porta fino alla conclusione, una conclusione che potrebbe essere amara; ce la spiega, la capiamo, la sentiamo, la proviamo come se fossimo anche noi in contatto con tutto ciò che ci ha mostrato.

Ma poi svolta, all’ultimo istante, lasciandoci pagine che ci hanno fatto riflettere non solo sulla sua vita, ma anche sulla nostra. Seppure diversa dalla sua, distante, neppure minimamente simile; ma che ha, come quella di tutti gli uomini, un punto in comune, condivisibile.

“Forse, malgrado tutto, noi esseri umani abbiamo qualcosa in comune: ci piacciono i punti fermi.”

 

© “Sole di mezzanotte” 2016 Einaudi

ISBN 978-88-04-78774-7

Pag. 202

€ 7,00

 

Written by Miriam Ballerini

 

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