“Pet Sematary” di Stephen King: morte chiama morte?

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La morte è un mistero e la sepoltura è un segreto.

Pet Sematary di Stephen King
Pet Sematary di Stephen King

“Pet Sematary” di Stephen King è un libro che ho riletto con piacere dopo diversi anni e che, oggi come allora, mi ha fatto soffrire.

La prima frase che ho pensato per cominciare la recensione è stata: “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”, di dantesca memoria. Perché se c’è un inferno da visitare King lo ha proposto in questo suo romanzo.

Il concetto parte da un luogo che è anche tenero, se vogliamo, quello di un piccolo cimitero per gli animali. Chi di noi non ha avuto un animale al quale si è affezionato? Molti di voi sapranno quanto dolore causa la sua dipartita.

“Quando un bravo animale finisce sotto le ruote di una macchina, un ragazzino non se ne dimentica mai.”

È proprio il primo posto che Louis, con la sua famiglia, si trova a visitare dopo essersi trasferito a Ludlow, una piccola cittadina del Maine.

Il cimitero dista poco dalla loro abitazione e Judson Crandall, il loro anziano vicino, li porta a vederlo.

“I vecchi hanno le loro piccole risorse, pensò Louis. Piccole cose, ma a volte sono veramente buone.”

Le descrizioni la fanno da padrone in “Pet Sematary”, dalla foresta, al cimitero, alle caratteristiche dei protagonisti. Si fa cenno anche a Cujo e, se siete dei lettori di King, sapete bene a cosa mi riferisco: il san bernardo che preso dalla rabbia tiene in ostaggio in un’auto mamma e figlio.

Per tutto il libro non ci abbandona mai quella cappa scura che sentiamo quasi fisica, sulla trama e dentro di noi.

Parlare della morte inevitabilmente ci fa interrogare anche per tante situazioni che ci riguardano da vicino.

La famiglia di Louis è felice, ma lo sarà per poco: papà, mamma, una figlia e un figlio e il gatto di casa, Churchill.

Church, il micio, purtroppo viene investito e, Jud, il vicino di casa, porta Louis a seppellirlo. Ma non nel piccolo cimitero degli animali, bensì nella foresta che si snoda oltre, superata una catasta di alberi morti, nel terreno dei Micmac, una popolazione indigena.

Non stupisce nessuno che, il giorno dopo, Church faccia ritorno: più lento, privo dell’agilità di un felino, ma con sé porta una sottile crudeltà che sfogherà su piccoli animali.

“Ho idea che qui non si potrebbe piantarci niente, all’infuori dei cadaveri.”

Ma la vera tragedia avverrà quando anche il piccolo Gage subirà la stessa sorte del povero micio. Ma lui non è un animaletto: è un essere umano, il figlio adorato di Louis.

Louis non riesce a reggere al dolore e, costretto da una forza superiore, lo andrà a seppellire là dove aveva sotterrato il gatto.

Come tornerà il bambino? Jud lo aveva avvertito, già in passato qualcuno ci aveva provato e, colui che era tornato, non aveva più nulla della persona che era stata.

Morte chiama morte.

Stephen King citazioni Pet Sematary
Stephen King citazioni Pet Sematary

“Pet Sematary” è un romanzo che ci parla della morte, dall’inizio alla fine, senza sconti.

“«Il terreno di un cuore umano è più roccioso, Louis»”, bisbigliò il morente. «Un uomo vi coltiva quello che può… e ne ha cura».”

Un horror sovrannaturale, ma al tempo stesso un romanzo che ha molto di umano: fin da quando si nasce, lo sappiamo, stiamo morendo.

“Se davvero il corpo umano era come una busta per contenere l’anima – le lettere di Dio all’universo – come molte chiese insegnavano, la bara diventava una busta per contenere il corpo.”

Ma Louis fa per tre volte lo stesso errore, a riprova che la morte ci segna e che l’essere umano non impara mai dai propri errori. Sì, non ho sbagliato a contare, ci sarà un’altra sepoltura…

Sappiate che non sarà facile leggere “Pet Sematary”, forse si piangerà anche, ci si sentirà come se un peso opprimente ci starà schiacciando. Eppure è uno dei romanzi più forti e carichi di emozioni dello scrittore.

 

© 1985 Sperling e Kupfer

ISBN 88-7824-030-3 86-I- 89

Pag. 417

€ 5,00

 

Written by Miriam Ballerini

 

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