“Il principe rosa” di Alessandro De Roma: una storia piena di storie
Quando la storia di una donna non è una storia rosa.

Rosa: dovrebbe essere il colore del mondo, e qui il nostro autore abbatte i confini del rosa per farci capire che il rosa è infinito. Lo fa dentro un romanzo; frantumando i canoni letterari di quella certa narrazione che dolcemente si adagia sull’altra metà del cielo.
Qui si racconta di una storia di grandissimo spessore, e non importa il genere, perché il genere è il genere umano. Il genere umano: sano, complicato, ricco di fobie e di visoni ambiziose, che si vaccina dalle passioni tormentate, ma che si può ammalare di passione. Soccombere e rialzarsi con nuovi orizzonti. Insomma una storia piena di storie.
Alessandro De Roma, autore ormai affermato e tradotto in diverse lingue, ci racconta con la sua bella penna la storia di Maristella. La incontriamo bambina tormentata nei primi capitoli e la seguiamo fino a vederla diventare donna adulta, ma sempre con quella profondità che non dà mai pace. E in questa analisi introspettiva c’è la struttura del suo grande romanzo Il principe rosa, Fandango Libri, 2025.
La protagonista cresce in un mondo tutto suo, che lei interpreta con le note colorate elle sue passioni, e a momenti con l’indolenza dei sogni traditi, “uccisi a mitragliate mentre disperati, cercavano la riva invisibile”.
Anatomia umana normale del personaggio: De Roma ci fa salire a bordo di una microscopica navicella che viaggia in tutte le pieghe dell’animo di Maristella. Riesce a smontarne il carattere fino all’ultima vitarella remota, per farci entrare nelle visioni che lei attraversa nella sua complicata evoluzione.
Allora forse è un romanzo di formazione, perché la protagonista esce dalle tempeste sempre fortificata. Ma poi diventa un viaggio lungo il fiume “Maristella”. Un percorso fluviale che tocca ogni riva della donna, che ce la fa conoscere forse più intimamente di quanto possa fare lei stessa. Così la protagonista diventa facilmente nostra amica, nostra sorella, nostro idolo che va protetto e compreso.
Come se fosse tutto facile, come se se ogni traguardo non raggiunto, tradito, potesse essere lo starter di un nuovo progetto, di un altro arrivo con orizzonti da scoprire. Via così, con le amiche, o da sola, con il vento a favore, o contro tutti, perché le va anche di rischiare. Quando l’autore ci ha convinto che lei è razionale e inquadrata, gioca la carta jolly e diventa tempesta, naufraga, donna. Donna con la “D” maiuscola.
Maristella non subisce la vita, la determina, la plasma, la combatte e la piega ai suoi sogni. Si espone, soffre, ripara il danno e cerca di ricominciare. È la donna monumento che ci lascia incantati in tutte le sue sfaccettature.
E poi la delusione è quando finisce il libro Il principe rosa perché avevi ancora voglia di qualche altra avventura con lei. E se succede questo vuol dire che il libro ha fatto centro.
Anche i luoghi raccontati nel romanzo sono un libro nel libro. Alessandro De Roma dipinge quelli che dichiara essere suoi luoghi del cuore. Ci restituisce l’atmosfera mistica e incantata di Calcutta, i colori splendenti dei vialoni di Nizza, e soprattutto Cagliari.
Cagliari è la sede del Il principe rosa, e in particolare il Poetto. Ampi quadri raccontano la famosa spiaggia di Cagliari in un “come eravamo…” meraviglioso e nostalgico. Riviviamo negli anni Settanta quando sulla sabbia, tra il viale Poetto e il mare si stagliavano i variopinti casotti di legno, forse criticabili, ma che costituivano un’importante tappa culturale nella storia marinara dei cagliaritani.
La scrittura di Alessandro De Roma ti coccola, ti avvolge, lenisce il male di vivere della protagonista. Così la voce narrante si immerge a quota periscopica per scrutare, scoprire, la bambina introversa dell’incipit, incantata da un grande padre ingombrante; per poi trovare nuovi registri di parole e metafore quando diventa studentessa modello; e infine rinnovarsi per raccontare la vita a corrente alternata di quando lei diventa professoressa matura. Anzi, non matura, forse adulta, ché per la maturità ci vorrebbero ancora altri passi. Così De Roma ci porta in una nuova dimensione dove una donna di mezza età potrebbe scoprire l’incanto e la passione di un’adolescente, anche al prezzo di una fuga dai suoi ideali.

Una telecamera con sempre i primi piani, dove l’autore sa puntare sapientemente l’occhio di bue su ogni dettaglio.
Il principe rosa prende fiato sulla distanza coinvolgendoti sempre più. Perché Il principe rosa? L’autore nella prima presentazione racconta che pensava al reciproco inverso del classico luogo comune del principe azzurro, e che il suo intento era cimentarsi per la prima volta nella caratterizzazione di un personaggio femminile.
Esperimento pienamente riuscito, aspettiamo il seguito.
Written by Pier Bruno Cosso
