“E guardo il mondo da un oblò” di Anna Montella: undici brevi racconti che s’interrogano sull’umanità

“E guardo il mondo da un oblò” di Anna Montella: undici brevi racconti che s’interrogano sull’umanità

Ago 15, 2016

“Per non parlare di quando mi avete presa d’assalto e siete entrati con la forza in casa mia sotto gli occhi avidi di milioni di individui che guardavano morbosamente una violazione di domicilio, aggravata dalla premeditazione con scasso, senza muovere un dito! E la bandiera appuntita che mi avete piantato a un tiro di schioppo da una narice, che adesso risulta più grande dell’altra? Un male che non vi dico!”

E guardo il mondo da un oblò

Ha la freschezza di una sottile ironia e la scorrevolezza di una prosa “navigata”, la raccolta di racconti della pugliese Anna Montella, dal curioso titolo che riprende una canzone degli anni Ottanta. E guardo il mondo da un oblò” (Edizioni Helicon, 2016) raccoglie undici brevi racconti dell’autrice, tutti surreali e tendenti al genere fantasy, seppur la dimensione onirica offra spesso un suo personale scenario. Sono storie in cui sovente vengono citate canzoni del passato a fare da colonna sonora: un pretesto appropriato per aprire nuovi orizzonti e per porsi domande sulla stessa esistenza.

La scrittrice, seppure col suo stile impeccabile, che nulla ha da invidiare ad autori affermati, sembra un po’ prendersi gioco di tutte le frasi fatte e gli assiomi che la vita ci propina ogni giorno. E, col suo incedere per paradossi, per situazioni al limite del possibile, vuole entrare in profondità. Che parte avrebbe l’uomo, nella sua stessa esistenza? È egli artefice del proprio destino, oppure è in balìa degli eventi?

Un po’ come guardare il mondo da un oblò, che oltre ad essere il titolo della raccolta – riferito alla nota “Luna” di Gianni Togni –, crea anche un parallelismo per un esilarante monologo finale, volto alla salvaguardia della privacy lunare. Perché la Luna non ci sta e, nel racconto di Anna Montella, interviene in prima persona, pretendendo per sé e per il Sole, suo sposo, un po’ di pace. Da sempre i poeti la evocano – Leopardi fra tutti –, gli scienziati la studiano e la sminuiscono affermando che brilli di luce riflessa. Ma lei, caparbia, fa valere le proprie ragioni, confessando che quel che cantava Loredana Bertè ne “E la luna bussò” sono solo dicerie. Lei sta così bene, lì dov’è. Perché mai dovrebbe bussare alle porte del buio, o, meglio ancora, dove c’era il silenzio?

Passato e presente spesso si sovrappongono, in questi racconti. Intendono darsi a vicenda una spiegazione. E così arrivano le visioni di una realtà che viene rivelata a piccoli bocconi; mentre il lettore si diverte a prendere atto di situazioni tanto paradossali e di una fantasia oltremodo fervida. Spesso si parla di esperimenti, da cui dipende il futuro della nostra specie, che mettono a dura prova l’uomo stesso, depositario di una verità che nemmeno lui conosce. La mente gioca brutti scherzi, fa vedere quello che non c’è. E tutto sarebbe più rassicurante, se davvero imperassero le fiabe, quale unica e vera materia di cui è fatta la nostra vita. Una provocazione che, senza dubbio, va letta fra le righe.

Anna Montella

L’opera è davvero piacevole, e si legge in breve tempo. Ideale per trascorrere una domenica pomeriggio in cui fuori piove, per esempio. Spazia a varie tematiche; permette di correre con la fantasia e, proprio quando la lettura sta diventando angosciante – mi viene in mente lo scarafaggio di Kafka, immobilizzato con la mela “fradicia” incastrata nella schiena – ecco che subentra quella dimensione di sonno simile alla veglia, a salvare la situazione, in cui l’autrice cerca di “tirare le somme” e dare una spiegazione. Anche se non è mai, volutamente, troppo convincente.

Perché alla realtà, o meglio, alla propria personale realtà, ciascuno deve arrivare in maniera separata. Ognuno di noi è depositario di convinzioni che sono solo sue. Necessitiamo tutti di cose diverse, per poter essere appagati nella vita, quindi sarebbe superfluo generalizzare.

Insomma, rimarrà sempre quel dubbio se, guardare il mondo da un oblò possa servire a proteggerci dai mali del mondo, come fossimo dietro ad un vetro antiproiettile, oppure se ci precluda tutte le cose belle, perché arrivano falsate e filtrate da una barriera che rimanda visioni ovattate.

Certo, giungere ad una conclusione è difficile. Ma, d’altra parte, credo che avesse bene in mente la complessità, l’autrice, quando ha scritto questa raccolta di racconti così originale.

Sarà retorica, ma la vita è mistero; se fosse accessibile, che mistero sarebbe?

Possiamo solo immaginare, quindi, inventare risposte. L’importante è porsi delle domande, così come ha fatto, in maniera romanzata e velata, Anna Montella.

 

Written by Cristina Biolcati

 

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: