“Il gioco di Gerald” di Stephen King: una lucidità che ferisce come una lama?

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Mi stai contrariando, Jessie. Non stai al gioco.

Il gioco di Gerald di Stephen King
Il gioco di Gerald di Stephen King

Ho letto più volte questo incredibile romanzo “Il gioco di Gerald” di Stephen King, ma ogni volta è come tuffarsi in un’avventura che sa inchiodarti alla tua sedia di lettore.

Alcuni critici giudicano “Il gioco di Gerald” una fra le migliori e più originali storie scritte dall’autore. Personalmente, ho letto tutti i romanzi del Re, e condivido in parte questa opinione: non la migliore, ma di certo una delle più originali.

Un romanzo che contiene così tante verità che, spesse volte, si pensano, ma non si dicono. Soprattutto quando a pensarle siamo noi donne. King si è talmente immedesimato nel sentire di una donna da fare paura! Fa ammettere emozioni che una donna non direbbe mai!

La protagonista è Jessie, sposata da anni con Gerald, avvocato di successo. Quando si erano conosciuti “il suo sorriso l’aveva convinta a uscire con lui”, adesso “il suo ghigno lo faceva sembrare un ritardato mentale”.

Gerald beve troppo, è diventato flaccido; per risvegliare il desiderio sessuale si è procurato un paio di manette con cui legare la moglie al letto. All’inizio lei aveva accettato, ma adesso questo gioco non le piace più. Lui che, come altri uomini, riteneva che: “Una donna fosse solo il sistema di locomozione di una fica”.

Raggiungono la loro casa estiva affacciata su un lago e lì lui le ripropone il gioco. “Due coppie di manette le bloccavano i polsi ai montanti di mogano del letto”.

Lei non vorrebbe, ma accetta per quieto vivere. Legata, nuda, lui esagera. Arriva a farle male e lei gli chiede di smetterla, di liberarla. Gerald non ne vuole sapere e Jessie… lo calcia, cercando di allontanarlo.

Più che dotati del pene, gli uomini ne erano afflitti.

Tutto ciò innesca una reazione a catena che la poveretta non può di certo immaginare: lui ha un infarto e muore.

Se qualcuno viene a chiederti che cos’è il panico, adesso sai rispondere: un imbuto emotivo che ti lascia addosso la sensazione di aver risucchiato una manciata di monetine.

L’originalità del testo gira tutto intorno a questa frase:Io sono quaggiù da sola, mio marito giace morto per terra e io sono ammanettata al letto”.

Perché da questo momento c’è una sola protagonista: Jessie parla con se stessa, prima con la voce della brava mogliettina: “la odiava e la temeva”.  Poi con quella di frugolino, una versione di se stessa bambina. Ma riesce a conversare anche con Ruth, una vecchia amica: “Adesso Ruth era dentro la sua testa, a elargire scampoli di saggezza come soleva fare a quei tempi”. E Nora, la psicoterapeuta avuta per un breve periodo.

Tutte le voci la aiuteranno a sopravvivere, a escogitare piani prima per bere, quindi per superare un trauma avuto da bambina. Attraverserà quegli anni come in un viaggio rituale che la porti all’oggi, a capirsi meglio, a sfuggire da tutto quanto non ha compreso.

Quanto era accaduto il giorno in cui si era spento il sole.

C’era stata un’eclissi di sole nella sua infanzia, non solo nel cielo, ma anche nel suo cuore. Nel momento clou aveva visto una donna che si affacciava su un pozzo: una donna adulta, mentre lei era una bambina. Si erano viste, si erano guardate, riconoscendo l’una nell’altra quanto alle donne è dato sopportare da sempre da parte degli uomini.

L’altra donna è Dolores Claiborne, protagonista dell’omonimo libro e dove Jessie è presente nella stessa scena speculare.

Ma arriva la sera e, mentre le braccia urlano di dolore per la posizione da prigioniera, Jessie si accorge di non essere sola con le sue voci. Un povero randagio entra in casa, attratto dall’odore della carne.

Il nome che aveva avuto in passato, Prince, era ormai una maligna ironia della sorte.

Stephen King citazioni Il gioco di Gerald
Stephen King citazioni Il gioco di Gerald

La parte “canina” della storia mi ha fatto particolarmente soffrire e so che anche per King non è stato facile. Ritiene che la cosa più orribile sia fare del male agli animali; per questo spesso li inserisce nei suoi racconti, perché sa l’orrore che si prova.

E c’è anche un uomo. O è un gioco di ombre? Eppure si muove e lei lo vede fin troppo bene nell’angolo della camera. Pensa sia un fantasma, un ufo… oppure qualcuno che è entrato in casa e potrebbe farle male. Perché non ha nessuna intenzione di liberarla.

Sarebbe venuto per lei, al calar delle tenebre sarebbe venuto. Il cowboy morto. L’outsider, lo spettro dell’amore.

Riesce a fuggire scorticandosi una mano e, durante la sua convalescenza, si mette a scrivere una lunga lettera alla sua amica Ruth, colei che è riuscita a salvarla parlandone nella testa. E racconta ogni cosa, senza freni, senza veli. Con una lucidità che ferisce come una lama, soprattutto una lettrice donna.

Si capiranno molte altre cose, si capirà tutto.

“Il gioco di Gerald” è un libro psicologico, personale, intenso.

 

© 1993 Sperling & Kupfer

ISBN 88-200-1498-X-86-I-93

Pag. 368

€ 16,00

 

Written by Miriam Ballerini

 

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