“Fotogrammi” di Luisella Pisottu: un diario intimo scolpito di versi ed emozioni
“Dicembre ha dita di cristallo/ che il sole pomeridiano illumina/ fa gocciolare. Al primo raggio di sole/ nuvole di storni danzano la tregua in passaggi che festosi/ si rinnovano al canto.”

Fotogrammi, raccolta di liriche della scrittrice Luisella Pisottu, pubblicata da Tomarchio Editore nel 2025, si conferma nel panorama poetico contemporaneo come un’opera dalla voce originalissima.
Poetessa dall’ampio spessore poetico, con la sua raccolta, Luisella Pisottu consegna ai suoi lettori un diario intimo, scolpito in versi brevi, che sono al contempo un mosaico universale delle emozioni umane.
Il titolo della silloge, Fotogrammi per l’appunto, non è soltanto una dichiarazione d’intenti, ma una vera e propria chiave di lettura dell’opera che suggerisce una poetica dell’incompiuto, del non detto, dove le poesie di Luisella Pisottu non seguono una narrazione lineare né una confessione totale. Ma, fondate su una precisa scelta formale ed esistenziale, pongono l’accento su momenti sospesi, su immagini che si spezzano e si ricompongono poi nel linguaggio. Rappresentando schegge di esperienza, lampi emotivi, tracce di un percorso interiore che il lettore è chiamato a riordinare.
Nati da una tensione costante tra parola e silenzio, i versi della Pisottu non si propongono come componimenti chiusi, autosufficienti, ma come parti di un discorso più ampio, volutamente spezzato, dove ogni verso sembra trattenere un qualcosa. Come se la stesura di essi si fermasse un attimo prima della rivelazione, lasciando in sospeso uno spazio, che è rappresentativo della forza espressiva della raccolta. La cui origine trova spazio nella natura frammentaria dell’esperienza umana, oltre che nella coscienza contemporanea. Abitata più da dubbi che da certezze, più da domande che da risposte.
“Un tappeto d’attese il selciato/ Sant’Apollinare è quartiere aperto, vivo come ciclamino…”
Uno dei temi centrali della silloge è la riflessione sull’identità. Un’identità che emerge per sottrazione attraverso tracce e segnali, più che attraverso affermazioni nette. Che non è mai un ‘io’ solido e definito, ma una presenza in continuo mutamento, attraversata da fratture, mancanze, ripensamenti. Dove il concetto di ‘frammento’ suggerisce una visione dell’io come entità plurale, declinato in un insieme di percezioni, ricordi e impulsi in tensione fra loro. Visione questa, in cui il soggetto poetico si presenta come coscienza attraversata da dubbi, ferite, ricordi che affiorano in modo irregolare. Ed è uno spazio in cui il non detto diventa un luogo poetico, territorio fertile in cui il lettore è chiamato a entrare, completando con la propria sensibilità e la propria esperienza le sensazioni lasciate in sospeso dalla poetessa.
Un ruolo significativo occupato nella silloge è affidato alle immagini della natura, che non hanno una funzione puramente descrittiva o paesaggistica, ma che sono specchio interiore i cui elementi natura assumono i contorni di metafora, luogo simbolico di stati emotivi e riflesso del sentire individuale.
La Sardegna, terra d’origine dell’autrice, non è mai uno sfondo scenografico fine a se stesso, ma una presenza materna e ossessiva, ed elemento con cui l’io poetico dell’autrice dialoga e si confronta. L’isola non è solo uno scenario suggestivo ma, custode di memorie personali e collettive, con i suoi elementi primari, il vento, la pietra, il mare con i suoi accecanti riverberi, è luogo fisico e mitico insieme.
Anche il corpo è entità presente nella silloge, spesso evocato attraverso sensazioni, mancanze e tensioni è luogo di percezione e di vulnerabilità: è un corpo che sente, che registra il passaggio del tempo, che porta i segni dell’esperienza.
Mentre il tempo, nelle note poetiche della Pisottu, è un tempo non lineare. Lì, dove passato e presente si intrecciano, si sovrappongono, si confondono, creando una dimensione intima e instabile, profondamente umana. In questo senso, Fotogrammi è anche un libro sulla memoria, intesa non come un archivio ordinato, ma come materia viva, discontinua, talvolta dolorosa. Che non è mai celebrata come luogo rassicurante, ma come spazio instabile, talvolta infausto, in cui i ricordi affiorano in modo sporadico e imprevedibile. Ed è proprio da questo tipo di memoria che emergono frammenti poetici, intesi come residui di esperienze che esercitano un’ampia forza emotiva.
La casa, gli oggetti quotidiani, nelle liriche di Fotogrammi, sono investiti di una sacralità silenziosa. Sono testimoni muti delle vite consumate in una quotidianità dove si celebrano i piccoli riti che danno senso all’esistenza. In questa attenzione ai gesti minimi, la poetessa rivela una sensibilità femminile profonda, che sa trovare l’universale nel particolare più umile.
“Navigherò nella bonaccia l’antico mare/ percorrerò strade nuove/ e incontrandoti ti riconoscerò/ porgerò la mano e saprai che era vita nient’altro che vita…”
La dimensione emotiva, in Fotogrammi, è intensa ma sempre trattenuta. Luisella Pisottu non cede mai ad un sentimentalismo eccessivo: anche il dolore, la perdita, la solitudine vengono affrontati con una misura rigorosa, quasi pudica. Questa scelta rende il suo tono poetico ancora più incisivo, dove il lettore percepisce la profondità del sentire proprio attraverso ciò che non viene esplicitato. La sofferenza non è gridata, ma lasciata affiorare lentamente, come una crepa che si allarga nel silenzio.
Pisottu lavora su immagini brevi e incisive, capaci di condensare stati d’animo complessi in pochi versi, come se ogni poesia fosse il residuo di un pensiero più ampio, volutamente trattenuto.
In questo senso, Fotogrammi è un libro profondamente contemporaneo, capace di restituire il senso di smarrimento e di ricerca che spesso, oggi, caratterizza l’individuo. Perché Fotogrammi è un libro che non offre risposte definitive, ma apre domande, accoglie l’inquietudine come parte integrante dell’esperienza umana. E perciò da intendersi come un attraversamento intimo e delicato della memoria, dell’assenza, del desiderio di restare. Un invito a sostare nei margini, là dove le cose si rompono e proprio per questo rivelano la loro luce più autentica.
Mentre l’uso della metafora è contenuto ma efficace, e spesso si apre all’altrove simbolico, le immagini sono nette, a volte spoglie, e proprio per questo dotate di una forza di penetrazione notevole. Esplicitate con una sintassi che talvolta si contrae, si fa ellittica, per avvicinarsi il più possibile all’immediatezza dell’emozione.
“Azioni impilate/ a far rotolare giorni uguali/ ideali cadi carta stagnola…”
Il registro linguistico dell’autrice è scandito da fotogrammi nitidi e brevi: sequenze di pensiero che si susseguono senza soluzione di continuità, eppure capaci di restituire un senso completo dell’esperienza.
La sua scrittura è essenziale, spesso scarna, e proprio per questo intensamente evocativa. Ogni lirica sembra muoversi sul confine tra parola e silenzio: ciò che conta non è solo ciò che viene detto, ma anche ciò che resta sospeso, affidato alla risonanza emotiva di chi legge.

Dal punto di vista stilistico, Fotogrammi si caratterizza per una lingua essenziale, priva di orpelli retorici. Quello della Pisottu è uno stile che evita ogni compiacimento lirico. Non c’è enfasi, non c’è retorica: la poesia procede per sottrazione, affidandosi alla precisione della parola e alla forza dell’immagine attraverso sussurri.
Le parole che hanno generato la raccolta sono scelte con cura, lasciando spazio al non detto, a ciò che si agita tra un verso e l’altro. Così che la poesia si fa luogo di sospensione, in cui il lettore è invitato a entrare senza fretta, a riconoscersi nei versi dell’autrice. Scelta stilistica, che rende la lettura apparentemente semplice, ma in realtà è a più livelli, perché ogni verso chiede attenzione, ascolto, disponibilità a sostare nel vuoto tra un verso e l’altro. Mentre il ritmo è dettato dalle pause, dai silenzi tra una parola e l’altra, dalle strofe brevi che respirano come sospiri.
In conclusione, Fotogrammi di Luisella Pisottu è una raccolta che richiede lentezza. Non è un libro da divorare, ma da assaporare, lasciando che ogni frammento depositi il suo sedimento emotivo e immaginativo nel lettore, che si lascia attraversare dai versi. Nella sua apparente semplicità formale, la poetica di Luisella Pisottu rivela una notevole profondità di pensiero e una rara onestà espressiva, facendo di Fotogrammi un’opera intensa, coerente e necessaria.
“La calura del giorno/ imbalsamava polvere nella strada/ della pioggia cauta non c’era traccia…”
Written by Carolina Colombi
