“Franco Battiato. Il lungo viaggio” film di Renato De Maria: supererà le correnti gravitazionali?
“Non ero ancora nato
Che già sentivo il cuore
Che la mia vita
Nasceva senza amore”‒ “Fetus” ‒ Franco Battiato[1]

Con “Franco Battiato. Il lungo viaggio” ‒ in sala come evento speciale il 2, 3 e 4 febbraio, distribuito da Nexo Studios in collaborazione con RTL 102.5 e MYmovies, coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures e prossimamente trasmesso su Rai 1 ‒[2] il regista Renato De Maria affronta la sfida di raccontare per il cinema una delle figure più complesse e sfaccettate della musica italiana, cercando di restituire non solo la traiettoria artistica del cantautore siciliano, ma soprattutto il suo percorso umano e interiore.
“Non è facile affrontare un film su Franco Battiato. Ma se ti capita, com’è successo a me, di poterlo fare davvero che fai? Scappi? Impossibile. […] E così, eccomi qui, con i miei umili mezzi a raccontare la vita, o meglio una parte significativa di essa, di un genio che con la sua musica e la sua intelligenza ha creato intorno a sé un alone di mito, al punto da meritarsi di essere chiamato da tutti ‘Maestro’.” ‒ il regista Renato De Maria (tratto da Note di Regia)[3]
Il biopic ripercorre la vita di Franco Battiato ed è costruito per accompagnare il racconto lungo tutte le fasi decisive della vita dell’artista, affidando il ruolo centrale a Dario Aita, che interpreta Battiato seguendone il percorso dalle radici familiari in Sicilia fino agli anni ’90, scegliendo di interrompere il racconto nel momento in cui, dopo molti anni a Milano, l’artista decide di tornare nella sua terra d’origine. Una chiusura simbolica che segna la fine di una fase cruciale della sua esistenza, lasciando allo spettatore l’idea di un viaggio compiuto, ma non concluso.
“Ma chi fa Franco? Dario Aita, che si è subito imposto per il suo carisma, per quell’aria consapevole di essere posseduto senza remore da Franco stesso. Era Franco in carne ed ossa, anche quando la cinepresa era spenta. Fino alla fine della lavorazione ha vissuto con Franco dentro l’anima. […] Io? Ho cercato di stare in scia a Franco. Semplicità della forma, forza del contenuto. Assecondare le sue svolte, le sue trasformazioni, la sua curiosità, la sua ironia, la sua immensa umanità, senza farsi sentire, ma senza nascondersi. Ho cercato di essere utile e dilettevole, fortemente appassionato. Che film ne è venuto fuori? Io una mia idea ce l’ho, ma forse è meglio aspettare quella del pubblico.” ‒ Renato De Maria (tratto da Note di Regia)
“Franco Battiato non si diventa. Quello che dovevamo fare era scollare il personaggio e renderlo umano. Scollarlo, cioè, dall’icona che era, perché per raccontare un film biografico con i racconti dell’artista e dell’essere umano bisogna per un attimo far scendere il personaggio da quell’immaginario in cui il pubblico, volente o nolente, lo inserisce. Farlo ritornare un attimo tra di noi. Guardarlo negli occhi come si guarda un altro essere umano perché in fondo anche i santi erano degli esseri umani. Questo è stato il primo approccio che io ho voluto avere con Franco Battiato.” ‒ Dario Aita (tratto da ilmohicano.it)[4]
“Franco Battiato. Il lungo viaggio” segue il cantautore dall’infanzia (Francesco Giulio Cerilli interpreta Battiato da bambino) a Ionia, dove il legame con la madre – figura centrale della sua vita – alimenta fin da subito l’amore per la musica, fino al trasferimento a Milano alla fine degli anni ’60. Qui, tra difficoltà economiche e sperimentazioni sonore, nasce l’artista d’avanguardia che pubblica album come “Fetus” e si allontana progressivamente dalla musica leggera.
Parallelamente cresce la sua ricerca interiore, tra filosofia, meditazione e discipline orientali. Fondamentali sono gli incontri che segnano il suo percorso come il pianista Antonio Ballista, Juri Camisasca (interpretato da Ermes Frattini)[5], Giuni Russo (interpretata da Nicole Petrelli) e lo storico sodalizio artistico con Giusto Pio (interpretato da Giulio Forges Davanzati), coautore di molti dei brani più importanti della carriera del cantautore.
“Pieni gli alberghi a Tunisi/ Per le vacanze estive/ A volte un temporale/ Non ci faceva uscire” ‒ “L’era del cinghiale bianco” ‒ Franco Battiato

“Il primo step per me ha riguardato il suono. In un’intervista molto bella qualcuno gli chiedeva: «Cos’è che vorresti lasciare dopo la tua morte? Cos’è che vorresti che restasse in eredità?» e lui rispondeva: «Un suono». Ecco, questa cosa mi ha molto colpito fin dall’inizio e quindi è da lì che sono partito. Un suono che, precisa l’attore, non è arrivato come un puro esercizio tecnico. Questo suono, però, non era tutta farina del mio sacco. Il giorno in cui è arrivato il self-tape, cioè quando mi hanno chiesto di fare questo provino, come spesso mi capita ho pensato che non sarei stato per niente giusto per questo ruolo. Perché dovrei essere io a fare Franco Battiato? Poi però l’azione ha vinto sui miei pensieri parassiti e mi sono dato molto da fare per farlo perché mi divertiva tantissimo l’idea di cantare quel pezzo che mi era stato proposto. Quindi l’ho fatto e credo che questo suono, in qualche modo, sia arrivato da qualche parte. Mi ha fatto visita e ha cominciato ad abitarmi.” ‒ Dario Aita (tratto da ilmohicano.it)
Il racconto attraversa poi la svolta pop, da “L’era del cinghiale bianco” a “Patriots”, fino al successo storico de “La voce del padrone”, senza perdere di vista la continua ricerca del sé, fino ad arrivare a “E ti vengo a cercare” ed a “La Cura”, quest’ultima presente in varie “forme sonore” durante quasi tutto il film, negli splendidi scenari “onirici” dell’Etna innevato.
“Vagavo per i campi del Tennessee/ Come vi ero arrivato, chissà/ Non hai fiori bianchi per me?/ Più veloci di aquile i miei sogni/ Attraversano il mare” ‒ “La Cura”
Emergono anche le figure femminili centrali, come la madre Grazia Patti, presenza fondamentale nel suo equilibrio emotivo (meravigliosamente interpretata da Simona Malato), e Fleur Jaeggy (interpretata da Elena Radonicich) con cui instaura un rapporto intenso ma privo di fisicità.
“Quando vidi il provino di Dario scoppiai a piangere. Aveva una capacità di muoversi, muoveva le mani in maniera incredibile. Era impressionante come questo ragazzo che doveva interpretare lo zio nella fase adulta, lui giovanissimo, cantava e muoveva le mani. Mi sono messa a piangere e ho detto: «è lui».” ‒ Cristina Battiato (tratto da il mohicano.it)
“Franco Battiato. Il lungo viaggio” si presenta come un racconto intimo e visionario, in cui la musica diventa il mezzo attraverso cui esprimere la continua tensione dell’artista verso il trascendente, offrendo un ritratto chiaro e accessibile senza tradirne la profondità.
Scegliere di realizzare un biopic è sempre un’operazione rischiosa, un po’ come puntare il massimo alla roulette. Si può decidere di concentrarsi su una fase ben precisa della vita del protagonista, correndo il rischio di offrire uno sguardo parziale, oppure andare sul sicuro abbracciandone l’intero percorso, con l’alta probabilità, però, di ottenere un racconto riassuntivo e poco approfondito. La sfida si complica ulteriormente quando il personaggio in questione è il Maestro Franco Battiato.
Come dice la stessa sceneggiatrice Monica Rametta: “Franco non ha avuto una vita particolarmente spettacolare. Non c’è una storia d’amore. Non ci sono incidenti drammatici, non ci sono tentativi di suicidio”. [6]
“Quando si tocca la figura di mio zio c’è sempre qualcuno che guarda con un occhio un po’ come dire: ‘non la stai facendo proprio bene’. Un occhio critico a prescindere. Un po’ di paura c’è quando si approccia a qualsiasi cosa che riguarda mio zio però non è che non si può toccare. Non è intoccabile, soprattutto se si fa con sentimento, con amore, con passione. Anzi deve essere toccato soprattutto se si vogliono creare progetti come questo, che lo facciano conoscere al grande pubblico.” ‒ Cristina Battiato (nipote e presidente della Fondazione Franco Battiato ETS ‒ tratto da ilmohicano.it)
Il biopic sceglie di attraversare gran parte della vita di Franco Battiato, fermandosi però simbolicamente all’uscita de “La Cura”, fatta coincidere con la morte della madre. Una scelta narrativa forte, che prova a dare un punto di chiusura emotivo a un percorso artistico e umano vastissimo.
I passaggi risultano inevitabilmente rapidi, talvolta appena accennati, come ad esempio l’esperienza della borsa di studio in Tunisia, l’interesse per il Sufismo, il rapporto con Alice e, soprattutto, quello con una figura centrale come il filosofo Manlio Sgalambro, compagno di pensiero e di scrittura, che non risulta nemmeno citato.[7] Il lavoro appare così rifinito ma di sottrazione, un racconto essenziale, in cui però finisce per essere parzialmente sacrificato proprio l’aspetto musicale.
Impeccabile, invece, la scelta del protagonista. Dario Aita non si limita a interpretare Battiato, ma riesce a incarnarlo con misura e credibilità. A sorprendere è anche la sua prova vocale, nella scena dell’incontro con il cantautore e amico Juri Camisasca, l’esecuzione chitarra e voce di “Stranizza d’amuri” è uno dei momenti migliori del film dove Aita dà prova delle sue abilità.

“E il mio maestro m’insegnò com’è difficile trovare/ L’alba dentro l’imbrunire” ‒ “Prospettiva Nevski” ‒ Franco Battiato
Dopo l’anteprima del film giovedì 22 gennaio alle ore 10:30 all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, i pareri della critica si sono rivelati piuttosto discordanti: c’è chi, come Billboard, lo ha definito un “biopic materno” in una recensione molto positiva, chi invece, come noi di Oubliette Magazine e Ondarock,[8] lo ha apprezzato pur riconoscendone alcune mancanze, e chi, come Rockol,[9] ha espresso un giudizio decisamente più severo.
Noi ‒ che preferiamo l’insalata ‒ ci godiamo lo spettacolo ‒ con un po’ di uva passa che ci dà più calorie! ‒ e vi salutiamo con questa bella citazione del Maestro e con qualche dato tecnico del film!
“Non voglio sentirmi intelligente guardando dei cretini, voglio sentirmi cretino guardando persone intelligenti.” ‒ Franco Battiato
TRACKLIST DEL FILM
Fetus
Il silenzio del rumore
L’era del cinghiale bianco
Stranizza d’amuri
Bandiera bianca
Cuccuruccucù
Centro di gravità permanente
Per Elisa
Un’estate al mare
La stagione dell’amore
E ti vengo a cercare
Nomadi
La cura
CAST ARTISTICO
Franco Battiato ‒ Dario Aita
Fleur ‒ Elena Radonicich
Grazia Patti (madre di Battiato) ‒ Simona Malato
Juri Camisasca ‒ Ermes Frattini
Miriam ‒ Martina Bonan
Giuni Russo ‒ Nicole Petrelli
Giusto Pio ‒ Giulio Forges Davanzati
Gianni ‒ Cisky Capizzi
Franco Battiato bambino ‒ Francesco Giulio Cerilli
CAST TECNICO
Regia ‒ Renato De Maria
Soggetto e Sceneggiatura ‒ Monica Rametta
Montaggio ‒ Marco Spoletini
Fotografia ‒ Sara Purgatorio
Scenografia ‒ Mariangela Caggiani
Costumi ‒ Olivia Bellini, Andrea Cavalletto
Trucco ‒ Paola Breda
Acconciature ‒ Mauro Tamagnini, Marta Tarulli
Suono in presa diretta ‒ Roberto Mozzarelli
Aiuto regia ‒ Matteo Andreolli
Casting ‒ Teresa Razzauti, Barbara Giordani, Stefania De Santis
Effetti visivi ‒ Massimiliano Rocchetti
Musiche originali ‒ Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore
Edizioni Musicali: Sony Music Publishing (Italy) S.r.l.
Produttore esecutivo ‒ Francesca Chiappetta
Produttori Rai ‒ Leonardo Ferrara, Alessandro Corsetti, Federica Pezzullo
Prodotto da Fabio Nesi per Casta Diva Pictures S.r.l.
Una coproduzione ‒ Rai Fiction – Casta Diva Pictures
Written by Aldo Turnu
Info
A Roma lunedì 2 febbraio presso il Cinema Barberini il regista Renato De Maria ed il protagonista Dario Aita saranno presenti per i saluti in sala alle 19:00 ed alle 21:15. Prenota al Cinema Barberini
Prenota in tutta Italia nel cinema più vicino a te su Nexo Studios
Note
[1] Wikipedia Franco Battiato
[2] Nexo Studios
[3] Rai Ufficio Stampa
[4] Il Mohicano
[5] Wikipedia Juri Camisasca
[6] Billboard
[7] Wikipedia Manlio Sgalambro
[8] Ondarock
[9] Rockol

Ho letto la recensione di Rockol appena uscita ed ho avuto il tuo stesso parere… troppo duri!
Abbastanza esagerati
Grazie, molto approfondita! Andrò a vederlo di sicuro!
Ciao Laura, consiglio vivamente la visione!
Straordinario Dario Aita!
Io non direi proprio. Ma come si può scegliere un Palermitano per interpretare un Catanese? Qualcuno deve darmi una risposta! Battiato avrebbe approvato?!
ah ah ah si è cimentato nel catanese perfetto presentandosi con un ARANCINO in mano!
Salve Ester, ha visto il film? Non conosco certe dinamiche (tra catanesi e palermitani, so solamente che non corre “buon sangue”!) ma da quello che dicono alcuni siciliani, Dario Aita si è calato molto bene nella “parlata catanese”, non è così?
Ho visto oggi il film, meraviglioso Aita!
Straordinaria interpretazione di Dario Aita!
Film carino. Ma sto dalla parte di Rockol.