“Aspettando un altro diluvio universale” di Diana Clio Pistilli: Il volo della strega, terzo capitolo della serie
“A Diana piaceva moltissimo andare in centro di Roma. Trovava la bellezza di Roma opulenta, come quella di una vecchia signora in carne, ancora piacente nonostante l’offesa degli anni e della trascuratezza di chi doveva prendersene cura, rimasta da millenni come mollemente sdraiata su un fianco tra morbidi cuscini. Magari se si fosse alzata un attimo, sarebbe stata ora di riassestarglieli un po’ quei cuscini… ma evidentemente la signora era troppo pigra, oppure magari è troppo conveniente per molti lasciarla così.” ‒ “Aspettando un altro diluvio universale ‒ Il volo della strega”

Con “Aspettando un altro diluvio universale ‒ Il volo della strega” (HeyBook, 2025) Diana Clio Pistilli consegna ai lettori il terzo capitolo della serie dedicata a Diana, la sua investigatrice amatoriale tanto curiosa quanto testarda, ormai diventata una presenza familiare per chi ha seguito le sue precedenti avventure.
Dopo la calda estate romana del primo volume e la trasferta triestina di Omicidio in trasferta, la protagonista torna nella sua città, ma questa volta si trova coinvolta in un mistero che ha come sfondo una residenza per anziani, un luogo solo in apparenza tranquillo e rassicurante.
Fin dalle prime pagine de “Aspettando un altro diluvio universale ‒ Il volo della strega”, Pistilli riconferma la cifra che rende la sua scrittura riconoscibile: uno stile fluido, ironico e attento al dettaglio della quotidianità. L’autrice riesce a costruire situazioni realistiche e dialoghi autentici, che catturano con naturalezza l’atmosfera dei luoghi e dei personaggi.
Lo si percepisce già nel capitolo d’apertura, ambientato durante un corso di erboristeria, dove Diana e la sua amica Silvana si muovono tra cera d’api, burro di karité e chiacchiere semiserie. Lì la Pistilli dà il meglio del suo umorismo: quello che nasce dall’osservazione della vita comune, dalla complicità femminile e da una lieve vena di ironia sociale. In queste pagine non c’è nulla di artificioso, la comicità scaturisce spontaneamente dalle piccole goffaggini, dai fraintendimenti e dalle voci che si accavallano.
Ma “Il volo della strega” non è soltanto un racconto di costume. L’indagine che Diana si trova ad affrontare si tinge di mistero e malinconia, esplorando temi più profondi come la vecchiaia, la solitudine e la paura dell’oblio. La residenza per anziani diventa un microcosmo, un luogo dove si intrecciano memorie, segreti e piccole ingiustizie, e dove l’investigatrice, spinta come sempre dal suo senso di giustizia e da un’innata curiosità, si addentra fino a rischiare di nuovo troppo. La Pistilli riesce qui a trovare un equilibrio maturo tra il tono leggero e la riflessione, evitando tanto il melodramma quanto la banalità.
La protagonista conserva il suo spirito indomito: è una donna comune, ma con un intuito fuori dal comune. Il suo modo di affrontare i casi, più con l’empatia che con la logica deduttiva, la avvicina alla tradizione delle detective letterarie “non professioniste” come Miss Marple, ma con una personalità tutta italiana, anzi romana.
Le sue battute, i suoi modi di dire, la sua passione per la cucina e la sua capacità di guardare la realtà con ironia la rendono immediatamente riconoscibile e amata.
Accanto a lei ritroviamo le amiche di sempre, comprimarie vivacissime che danno colore e ritmo al racconto, e naturalmente il “commissario preferito”, presenza costante e affettuosa, che rappresenta al tempo stesso un punto fermo e un rimando al primo amore della protagonista.
Il titolo, “Il volo della strega”, assume quindi un duplice valore: da un lato richiama una pianta reale, usata nei rimedi erboristici e legata alla tradizione popolare; dall’altro, allude alla libertà e alla conoscenza femminile, spesso considerate con sospetto proprio come un tempo lo erano le “streghe”. In questo senso, l’erba diventa un simbolo potente di autonomia e rinascita.
Con questo terzo volume, Diana Clio Pistilli conferma la solidità del suo progetto narrativo: un ciclo di gialli umani e ironici, ambientati in un’Italia riconoscibile e autentica, dove la suspense si mescola con il gusto del racconto e con una sottile riflessione sui rapporti umani. “Il volo della strega” è una lettura piacevole, brillante e intelligente, che fa sorridere e pensare. Ed è anche la prova che, a volte, le investigatrici migliori non hanno bisogno del distintivo, basta una buona dose di curiosità, qualche amica fedele e un piatto di amatriciana per festeggiare la fine del caso.
“Una volta uscita, dopo qualche minuto Diana si era già infilata i un bar. Non vedeva l’ora di sedersi da qualche parte e leggere le carte preziose che le aveva dato Lory. Ma come prima cosa inviò un sms a Jupita per avvisarla e farsi raggiungere. Mentre aspettava, però, ordinò un cappuccino e cominciò a guardarsi un po’ intorno. Il bar era piuttosto brutto, stretto e pure buio. Uno di quei bar per lo più di plastica e metallo, con arredamento a risparmio e quella specie di tabelle all’esterno con foto coloratissime dei primi piatti espressi come se vedendoli, qualcuno – certo lei no – avrebbe voluto farseli servire in quel bar. Giusto un turista il primo giorno della sua prima vacanza in Italia avrebbe potuto pensare che quei piatti potessero essere anche mangiabili, oltre che colorati.” ‒ “Aspettando un altro diluvio universale ‒ Il volo della strega”
Written by Cinzia Milite
