“Il maltese” di Cosimo Argentina: una drammatica assenza di risposta

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Il maltese di Cosimo Argentina, forse, è una favola.

Il maltese di Cosimo Argentina
Il maltese di Cosimo Argentina

La storia de Il maltese ha per protagonista un cane io abbaiante, e contiene una morale. Si sa, il genere letterario è nube necessariamente campata in aria, non obbligo stringente, ma convenzione utile per comprendere un testo. L’unico testo compreso a metà è quello testé concluso. L’altra metà, custodita dall’autore, è irraggiungibile. È come se uno scalatore tentasse di scalare l’Everest e s’imbattesse, a circa quattromila metri, in un dorato armigero deciso a impedirgli il cammino, e a farlo rientrare alla base. Lo stesso autore non giunge che a pochi metri dalla propria vetta, che sarà, anche per lui, invalicabile. Nel caso disgraziato ma per fortuna quasi impossibile, che vi riuscisse, egli cesserebbe di scrivere un’ulteriore riga. Ogni scrittore tenta di colmare, con l’ultima sua opera (latest, not last), il vuoto che gli ha creato la precedente. Deve ringraziare il destino che mai vi riuscirà. Finché vale il detto che tutto è vanità, rimane una residua lusinga. Niente di nuovo sotto il sole! è un altro salvifico verso tratto dall’Ecclesiaste.

Sto ora pensando a Guido Morselli con il suo Dissipatio H. G. e mi sento fremere…

L’incompiuto di Leonardo e il non finito di Michelangelo testimoniano tale aspetto della storia della letteratura e dell’arte. Ecco perché, religiosamente, credo che la fine del romanzo di Cosimo non sarà mai compiuta. E che, finché c’è vita, c’è speranza. E che alla morte si giunge vivi. E, se pure è vero che al peggio non c’è mai fine, si può sempre confidare in un miracolo. La mia famiglia possiede una femmina di cane, e quella femmina di cane possiede la mia famiglia. Nacque a Patti, Messina, luogo dov’è onorata Santa Febronia, conosciuta a Minori col nome di Trofimena. Quando quella cagnolina venne portata su un furgone a Salerno e fu adottata, nonché amata e servita, il nome che le fu dato fu Phoebe, un po’ assonnante con quello della santa.

Analoga sorte capita a questo maltese, che venne chiamato Teo, diminutivo di Teodoro, che significa dono di Dio. Cosimo deriva da Kósmos, ordine; Stefano da Stéphanos, corona, ma… si sa, l’etimologia ci prende quando gli va, e non sempre, come i tarocchi.

Riuscirà il nostro piccolo dio a farsi amare dalla famiglia adottiva? Certo che sì. In caso contrario verrebbe spedito in un canile e la storia sarebbe diversa. È inutile e ogni volta essenziale ripetere la teoria dei multiversi, ideata da Hugh Everett III. A seconda di come gira quella pallina, che va a sbattere contro quei birilli, quando scocca quell’attimo in cui l’onda diventa quella particella, ecco che si chiude quel Kósmo in cui confidiamo di abitare. Altra teoria assurda è quella di Hilary Putnam: noi potremmo essere tanti cervelli in una vasca, o forse ve n’è uno solo che presenta miliardi di sfaccettature, le quali credono di vivere e di narrare delle storie. Tali teorie sono religiose e al momento non falsificabili. Teniamole pur da parte, ché potrebbero sempre servire.

Teo è un io narrante, che sa quanto dice e quanto vuole: pace, affetto, un po’ d’acquetta, dei croccantini, del buon cibo. Fin dalle prime pagine un dolore talvolta lo assale, improvviso, causato dalla lontananza da chi l’ha procreato. Ecco cosa va a pensare, a pagina 35 de Il maltese: “Chissà come mi avrebbe chiamato la mamma.” – con quello che manca si fa senza, recita un detto antico, che è utilizzato per farsene una ragione, non perché esista per davvero. L’assenza è un’ingiustizia, e pure un dono. Ma solo nel primo caso ci si bada. Quando a uno viene il mal di denti, raramente pensa a come stesse bene il giorno prima. Perdendo per sempre una persona amata, come si può reagire, se non con un acuto dolore che, si spera, un giorno potrà trasformarsi in una tenera malinconia?

Il Capitolo 6 de Il maltese è dedicato all’accurata descrizione delle due donne della famiglia, madre e figlia: Linda & Mila. Il successivo tratta l’attenta disamina dei due uomini, padre e figlio: Corso & Cisco.

In entrambi i casi, tu, mio io narrante, riporti le tue intuizioni e opinioni, le tue reazioni ai loro comportamenti. Non aggiungo altro, ché esse devono essere lette e giudicate da ogni singolo lettore.

Qualcosa però mi scappa detto: “Corso, era così, prendere o lasciare.” – pagina 53.

Cisco era anche il più attento alla mia persona, mi verrebbe da dire.”  – pagina 55.

“Si era creato un bel legame…”pagina 63.

They are all entangled, tutti aggrovigliati l’un l’altro!

La famiglia è una delle religioni più antiche che ci siano, la più solida e problematica. Ci si attacca troppo ai congiunti, appunto, da cui mai si vorrebbe essere disgiunti, ma a volte è necessario scappar via, lontano, a Bucarest, a Sofia e a Salonicco. Tanto per citare tre città scelte, non a caso, da mia figlia Anna. Sono giunto a questa considerazione: i familiari non devono creare nostalgia, ma allorché li si rivedono vanno abbracciati con gioia. E se un giorno venissero a mancare? Suggerisco di porre le loro immagini sulla scrivania o dove vuoi tu e, nel passar loro accanto, dire: Ciao mamma! Ciao papà!

Questo m’è stato ispirato dalla Parte prima de Il maltese. Ora, là in fondo, è sorto un pallido sole, anzi, l’astro che sta forse per sbucare da un momento all’altro. Ci si vede già abbastanza perché possa recarmi in cucina e scaldare il secondo caffè della mattinata. Domani riprenderò il mio e l’altrui discorso.

“Il viaggio, ragazzo, il viaggio, la strada…” – il Tao: esiste, ragazzo, una banalità più concreta? Il viaggio che conduce ogni volta al suo ancora non dato termine, non a uno qualsiasi.

“‘La strada è la vita’, scrive Kerouac, in On the road.” – e poi Corso, che è misterico scrittore e lettore, cita Pessoa, Chatwin, e Tondelli ognuno col suo percorso, col suo frenetico trasformarsi da onda a particella, a onda ancora, a particella, ogni sentiero è La zona in cui si crea La soluzione di continuità, La discontinuità che si manifesta come un’apparente unità. Ogni notte ci addormentiamo, e sogniamo di essere Altrove; ogni tanto ci destiamo Là e confidiamo che la nostra esistenza sia la stessa di ieri, di poco fa, dell’ultimo sogno, l’unica che ci spetta di diritto.

“Diverse, le due penne…” – quella di Chat e quella di Pier Vittorio, due punte scriventi separate alla nascita finché non si ricongiunsero, nella mia libreria, nel loro Paradiso non più perduto.

Tante volte, io narrante mio, dici che capisci ogni discorso altrui, che sia pronunciato in una lingua o in un’altra, mentre quei bipedi paiono farfugliare, ognuno per suo conto, delle frasi che restano, alle altrui orecchie, prive di alcun senso. Tu non hai bisogno del traduttore, capisci tutto. Ci devo credere? Forse sì se lo dici, c’è un motivo. Allora ti pongo un quesito che mi è sorto allorché stavo riposandomi in un parco a Santa Cesarea Terme, allorché mille, o dieci, o, chessò, due, tre cicale stavano tormentando il mio orecchio. Se si recassero in missione a Reggio Emilia, ciarlerebbero con le loro consorelle dalla testa quadrata? Così dicono i modenesi di noi reggiani, che abbiamo la testa racchiusa da 4 angoli di 90 gradi: 4 x 90 = 360. E che cambia, allora?

Ma vi comprendete fra voi canidi? O Konrad Lorentz vi dovrebbe fare da interprete?

Cosimo Argentina citazioni
Cosimo Argentina citazioni

L’incomunicabilità capita anche fra i consimili, oltre che fra chi è diverso. Occorre però cercare di comprendere ogni volta l’Altro, al fine di capire se stesso e le proprie vicende.

La vostra avventura è encomiabile e assurda. Corso ha il sogno di realizzare una parte recondita di sé, ottenendo un risultato che pare quasi improbabile. Si sta recando, con Cisco e con te, a cercare tua madre, che tanto ti manca. Corso avrebbe potuto prendere l’aereo, con o senza di te e il figlio, e verificare in loco le problematiche, cercando di risolverle nel modo più semplice… No, testardo lettore degli scrittori summenzionati, s’è messo al volante della sua Dacia, guidando soprattutto lui, ché Cisco è neopatentato, e tu almeno per ora non puoi. Tu sei il loro interprete, non il loro autista e oggi come oggi, come ieri e, penso, domani partire dalla Lombardia per recarsi nei dintorni di Mosca in quella città ignota ci vuol un bel coraggio o no?, passando da un umano all’altro, ognuno convinto d’essere a casa sua, laddove l’Altro è guardato con sospetto, non troppo ben accetto, ritenuto potenzialmente pericoloso, meritevole di un’abbaiata: “Io ero l’unico che comprendeva le loro parole. Corso e Cisco osservavano la scena in silenzio.” – aspettando la soluzione che avrebbe loro consentito di andare oltre, di proseguire il viaggio della speranza. Quale viaggio non lo è, alla fine? Ma si confida ogni volta nel miracolo.

“Corso e Cisco non erano stati in grado di comprendere una sola parola. Però erano grati all’ispettore per il suo intervento tempestivo.”Andiamo avanti, compagni d’avventura!

“Parlò in russo e Corso gli lanciò uno sguardo perplesso senza rispondere.” –  un problema sorto all’alba dell’uomo, quando ha cominciato a diffondersi nel pianeta. Non capire l’idioma delle tribù che da secoli vivono Altrove: “Il benzinaio aveva guardato Corso e poi aveva grugnito qualcosa del tipo: non capisco un accidente di quello che stai dicendo, straniero.” – riuscirà mai l’uomo a risolvere il problema? Ogni lingua ha creato dei capolavori, ogni cultura è degna d’essere salvata, e va rispettata, protetta. Eppure ogni differenziazione crea il caos. E c’è chi teme l’invasione culturale di chi dovrebbe invece essere suo fratello, che, a sua volta, si crede portatore di valori più incliti. Ogni umano è lo strenuo difensore del proprio patrimonio acquisito da generazioni.

Tu, Teo, vuoi rivedere la tua mamma. Ognuno di noi desidera sapere la propria lingua madre compresa in ogni luogo. Quando leggo che l’italiano è diventata la quarta lingua più studiata nel mondo, il cuore mi si gonfia d’orgoglio ma poi mi rendo che è solo vanità. L’importante è comprendersi tutti, parlare un’unica lingua… Era il sogno del mio maestro spirituale, Padre Aldo Bergamaschi. Una sola lingua, una sola Ekklesia, dove ogni differenza dovrà essere accettata e amata, non solo tollerata, ma acquisita almeno un po’, per avvicinare l’anima altrui, non per separarla dalla propria. Ma che cavolo di mondo sarà mai questo? Un modo u-topico? No, diceva Aldo: sarà un mondo eu-topico, bello da vivere, non da morire! Aldo era così chiaro nelle sue spiegazioni che il vescovo un brutto giorno gli negò la predicazione. E per poco non lo mise in croce…

Ah! Tu conosci il gruppo di Peredvižniki – e ora, grazie a te, anch’io so di che si tratta. E te ne sono davvero grato.

“… a me venne da pensare che chi ha meno è più disposto a condividere quel che ha con gli altri.” – confermo la doxa, per quel che so.

“Seneca dice che l’amore è un’amicizia impazzita.” – e io dico che l’amicizia è un amore che sonnecchia e che ogni tanto si sceta, e che fa donare un bacetto al consanguineo, soprattutto a quello acquisito nel corso della vita.

La passione è bella quando è calda. L’amicizia si gusta a temperatura ambiente.

“Non sapevo se essere felice o meno. Ero agitato, questo sicuro, preoccupato e ansioso.”: si sta avvicinando l’ora del destino, dell’incontro probabile e al momento incerto.

“Cosa pensa un cane?” c’è scritto a pagina 116 de Il maltese. ogni tanto lo rileggerò (anch’io sono un cane, per l’oroscopo cinese).

“Mi spaventai perché comprendevo ciò che stavano dicendo. Corso e Cisco invece erano inconsapevoli.” – beata l’ignoranza, che non pensa che la vita è un dramma attuale, che dà il cambio al precedente e a cui seguirà necessariamente il prossimo.

“Una nuova casa deve essere la condensata armonia di gente, miei simili, familiari, cibo, una cuccia calda, sorrisi, carezze e sguardi amorevoli.” – sogno bello, ma problematico. Repetita juvant: L’Ekklesia, per Aldo, era l’eutopico luogo in cui ogni dieta e usanza era permessa, purché si rispettasse il prossimo, chiunque egli fosse: amico, fratello, coniuge, dipendente, cittadino, pet… Tutti nella medesima barca, senza privilegi di sorta. È un discorso inaccettabile per chi è chiuso nel suo Ego. È un ideale sublime per chi ha l’Anima spalancata.

“Un cane soffre, ama, sente e condivide il dolore di chi gli sta a cuore come gli umani e, sotto certi aspetti, anche più degli umani.” – o si è tutto uguali oppure ogni discorso di amore sarà portatore di disgrazie, sarà letale.

“Il mio ragazzo” – così Teo suole chiamare Cisco. O siamo tutti consanguinei o non lo è nessuno.

Corso tenta di togliere da sé l’ultimo velo che lo separa dal figlio. Ci prova, forse ci riesce, forse no. L’importante è che stia tentando di farlo… fino all’ultimo.

Non voglio dire altro… Intendo però porre un paio di domande.

È la vita una tragedia cinica?

È la vita una commedia ridicola?

Drammatica è l’assenza di risposta.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Cosimo Argentina, Il maltese, Bookabook, 2024

 

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