Simone Stuto: dalle contrapposizioni nasce l’equilibrio artistico
Nato nel 1991 a Caltanissetta, Simone Stuto ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo e attualmente vive e lavora a Torino.

Tra le molte mostre personali di Simone Stuto, ricordo volentieri le tre presso la galleria Riccardo Costantini Contemporary di via Goito a Torino: ‘Morphé’ (2020), ‘Les différences entre les choses’ (2022) e ‘Rebis’ (2024), curata da Barbara Ruperti.
Opere dense quelle dell’artista: dense e pastose nei colori, dense e ricche nei simboli e nei riferimenti a volte raffinatamente nascosti.
‘L’eternità e la morte’ (2023), è un dipinto a olio nel quale domina l’impeto furioso di un cavallo in corsa, che trasporta con sé, quasi impennandosi, due personaggi di cui il secondo è un angelo dalle bianche ali. I due cavalieri ricordano due motociclisti seduti sopra una rombante moto di grossa cilindrata.
I personaggi di Stuto non hanno pelle, presentano muscoli e interiora esposte: la rappresentazione va oltre l’apparenza esterna, oltre lo sguardo, scava in profondità alla ricerca della tensione scatenata o latente, delle linee di forza e di movimento.
I colori sono coraggiosi, al limite della rottura e della sgradevolezza, eppure si fermano sempre in tempo, prima di scivolare nell’eccesso o nel fastidioso.
Le linee sono scomposte, deformate dal movimento, quasi sovrapposizioni di fotogrammi successivi, e vengono velate da uno strato superiore di bolle e riflessi che ci allontanano dalla scena, ne negano la realtà presente e la traslano in una diversa atmosfera, tra mito e storia, tra sogno e ricordo.
Il racconto disegnato sulla tela sgorga da un processo interiore profondo, ricco di suggestioni legate alla Sicilia di Simone Stuto, terra ricca di storia, attraversata fin dall’antichità da civiltà che hanno impresso un’impronta profonda e indelebile; così il sole che ha bruciato il suolo, rendendolo al tempo stesso arido e generoso.
Tela diversissima dalla precedente nella scelta di colori, in questo caso i toni sono quasi pastello, è ‘Edipo e la sfinge’. Il tema è classico, ma l’interpretazione di Sturo è interessante e personale.
I due personaggi si fronteggiano accucciati come animali, posizione che ricorda la prima parte dell’enigma che il giovane eroe sta risolvendo: ‘Quale essere si muove su quattro gambe al mattino …’
I due corpi sono raffigurati in giallo e verde, solo le due teste presentano colorazioni più complesse, in particolare la sfinge, a raffigurare la rabbia e la disperazione per essersi vista vinta, che alterano i suoi pensieri e la porteranno a uccidersi.
Edipo occupa la maggior parte della tela relegando la rivale alla sua destra, incalzandola, quasi cacciandola fuori dalla tela: è lui il trionfatore. Dietro i protagonisti, uno sfondo celeste ricorda un lenzuolo teso grossolanamente per creare una rudimentale scenografia, ma è a sua volta incorniciato da una vegetazione magica, colorata e irreale, che dai piani più lontani emerge e avanza, presentandosi trasparente davanti ai due protagonisti.
Il primo impatto con le opere dell’artista lo dà sempre la potenza dei suoi colori, che ricorda le tavole del periodo gotico e del primo Rinascimento. ‘Non c’è altro amore’ con i suoi gialli similoro è quasi abbagliante come i raggi del sole ed è un omaggio a un’opera famosissima, ‘Il bacio’ di Gustav Klimt. Tuttavia in Stuto l’abbraccio tra i due amanti rifiuta l’abbandono freddo e statico del pittore austriaco per accendersi vivo nel calore siciliano.
Una passionalità fisica e carnale avvolge la scena, i due corpi sono fusi, sciolti letteralmente in un movimento unico in cui diventano indistinguibili, se non per tonalità più intense per l’uomo e più tenui per la sua compagna. Si distinguono e affascinano per la loro eleganza, le labbra socchiuse. Come nelle altre opere cala sulla tela una velatura di bolle e segni, che ci fa domandare se stiamo vedendo la scena con lo sguardo del presente oppure rivivendo un sogno, una fantasia, un desidero violento. Un anelito di amore che anticipa e supera la possibile realtà.
Simone Stuto affronta con coraggio e partecipazione i temi religiosi.
Tutto è immobile in ‘Getsemani‘, in sacra attesa, in divenire. La figura del Cristo non viene raffigurata, vediamo solo i suoi piedi in alto sulla tela, segno di un’umanità che sta trascendendo interamente al divino, mentre si avvia lungo il doloroso e crudele percorso della Passione.

Il giardino del Getsemani nella notte fatale è arido, segnato da fiori minimi e tristi. Tutto sta succedendo eppure nulla si muove. È l’inizio. L’Inizio. L’atmosfera che si respira è di una attesa contemplativa, un momento al quale l’uomo può avvicinarsi solo con il proprio cuore, ma non con la propria intelligenza. Tutto è silenzio.
Il titolo della mostra ‘Rebis’ richiama e sottolinea quell’opposizione, quel contrasto che è l’anima di tutto, che ha le basi ugualmente in Eraclito come nello Yin e Yang. Solo dal contrasto può nascere la vera armonia. Così si spiegano uomo e donna, divino e umano, vita e morte, luce e ombra, realtà e sogno, bellezza e mostruosità.
Con la sua arte Simone Stuto riesce a testimoniare momenti di fragile equilibrio, che ci sono di stimolo per cercare le nostre sincere e personali risposte ai grandi eterni misteri della nostra esistenza umana.
Ho parlato in questo breve articolo solo delle opere pittoriche. Simone Stuto è anche creatore di pregiate terracotte e porcellane, che rendono in tre dimensioni le visioni che il maestro normalmente cattura sulla tela.
Written by Marco Salvario
Photo by Marco Salvario
