Hamid Barole Abdu – Vita ed Opere

Hamid Barole Abdu – Vita ed Opere

Giu 7, 2011

Hamid Barole Abdu è nato ad Asmara, in Eritrea, nel 1953 ma dal 1974 vive in Italia. Nella sua carriera Hamid si è interessato di tutto ciò che concerne l’arte indagando nel verso, nella prosa, nel cinema; collabora anche con alcuni giornali e riviste on-line ed in qualità di docente ed esperto è stato il protagonista di convegni, seminari, comitati, corsi di formazione e di aggiornamento.

La prima pubblicazione risale al 1986 “Eritrea: una cultura da salvare”, segue nel 1996 “Akhria – io sradicato poeta per fame”. Questa seconda pubblicazione ha ricevuto unanimi consensi di critica tanto da aggiudicarsi nel ’96 la XIII edizione del Premio letterario “Satyagraha” di Riccione.

Nel 2001 pubblica “Sogni e incubi di un clandestino” pubblicato dalla casa editrice AIET di Reggio Emilia, una silloge poetica che vede come tema predominante le problematiche legate all’immigrazione e dunque: la nostalgia, le aspettative, lo sradicamento, il desiderio di realizzarsi.

Nel 2005 un suo articolo intitolato “Come in spiaggia non farsi scambiare per un venditore di accendini” è stato pubblicato nell’antologia “Migrantemente – il popolo invisibile prende la parola” curata da Sabatino Annecchiarico e pubblicata dalla EMI Edizioni.

Nel 2006 pubblicaSeppellite la mia pelle in Africa – poesie e brevi racconti”, edito dalla casa editrice Artestampa, tradotto in italiano ed in inglese.

Il libro è stato scritto al ritorno di un viaggio in Sudan, lungo la fascia del confine con l’Eritrea, nel 2004 nel quale l’autore ha potuto visitare i campi profughi in cui vivono eritrei in condizioni drammatiche. Da qui la decisione di devolvere il ricavato delle vendite a favore di ragazzi eritrei in età scolare  per consentire un minimo di materiale didattico per poter agevolare l’istruzione.

Seppellite la mia pelle in Africa – poesie e brevi racconti” si è aggiudicato, collocandosi al primo posto, il Premio Multiculturalità ed Intercultura promosso dal Comune di Roma – Poliche della Multietnicità, Ministero della Solidarietà Sociale, Provincia di Roma, Regione Lazio, Camera di Commercio, Caritas, O.I.M. (Organizzazione Internazionele per le Migrazione), Archivio dell’Immigrazione.

Nel 2009 assieme al giornalista Daniele Barbieri ha scritto un testo intitolato “Le scimmie verdi”, oggetto di una performance che è stata presentata in più di cento città italiane. Il testo è stato pubblicato in “Limite acque sicure”, racconti a cura di Massimo Avenali, Noubs edizioni, 2009.

Hamid e Daniele hanno continuato la loro proficua collaborazione realizzando altre performance teatrali quali per esempio “B.O.H. – cosa farà il nuovo Presidente dell’USA?“, Omsizzar: il ruolo dei mass-media sul fenomeno immigratorio. Da sottolineare il loro impegno nel realizzare, anche, laboratori teatrali con studenti delle scuole medie e superiori per un approccio diverso e costante del teatro.

Nel febbraio del 2010 ha pubblicato “Il volo di Mohammed“, un antologia di poesie scelte, per la casa editrice Libertà Edizioni. Ha contribuito con un racconto nell’antologia “Permesso di Soggiorno“, gli scrittori stranieri raccontano l’Italia, a cura di Angelo Ferrucci, Ediesse Editrice, 2010.

In cantiere ci sono altri tre lavori: un testo per un cortometraggio, uno per un lungometraggio ed un testo teatrale, un monologo dal titolo “The Black Memory” che ricostruisce la storia sconosciuta dell’Africa a partire dalla tratta degli schiavi, al colonialismo, post-colonialismo fino all’era della globalizzazione.

Il testo per il lungometraggio si intitola “Il vicario del Diavolo” e racconta di un ragazzo egiziano e di un affare di terrorismo internazionale, il finale è fitto di colpi di scena e si palesano le vere cause della tensione e della paura dell’altro, del musulmano e dell’Islam.

Come, infatti, sostiene il Prof. Gabriele Proglio dell’Università di Torino nell’introduzione del lungometraggio: “Altro è anche sinonimo di marocchino, egiziano, tunisino, dei migranti che abitualmente vengono etichettati per una provenienza nazionale: fenomeno che, come Homi K. Bhabha ha fatto acutamente notare, indica un vincolo imposto al migrante, un confine, tanto soggettivo quanto collettivo, che limita la visibilità agli autoctoni. Non esistono, cioè, Hamid o Sallah, ma soggetti che appartengono a gruppi, ad universi preconcetti di significazione. Tant’è che le identità imposte, prodromi del razzismo e della xenofobia, associano ad ogni origine specifiche caratteristiche.

 

Written by Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa di Hamid Barole Abdu

 

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