“Inventare la memoria” di Elisa Donzelli: giovinezza ed antifascismo

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“Fra gli scrittori del Novecento italiano, Soldati è l’unico che abbia amato esprimere, costantemente e sempre, la gioia di vivere. Non il piacere di vivere, ma la gioia; il piacere di vivere è quello del turista che visita i luoghi del mondo assaporandone le piacevolezze e le offerte ma trascurandone o rifuggendone gli aspetti vili, o malati, o crudeli; la gioia di vivere non rifugge nulla e nessuno: contempla l’universo e lo esplora in ogni sua miseria e lo assolve.” Natalia Ginzburg

Inventare la memoria di Elisa Donzelli
Inventare la memoria di Elisa Donzelli

A Torino, città operaia e intellettuale al contempo, negli anni Venti e Trenta del Novecento si respirava un’aria diversa dal resto d’Italia. Era la città dove operavano maestri del calibro di Luigi Einaudi, Francesco Ruffini, lo storico dell’arte Lionello Venturi, e dove il patrimonio culturale portato alla luce da Antonio Gramsci attraverso la sua rivista L’Ordine nuovo e La rivoluzione liberale di Piero Gobetti accendevano un vivace dibattito culturale.

Mentre il fascismo consolidava il proprio potere, in quel luogo diventato crocevia di idee e di ribellioni, tre giovani artisti guardavano al mondo con uno sguardo che nessun regime avrebbe potuto spegnere.

La storia dei tre intellettuali è descritta nel bel saggio di Elisa Donzelli Inventare la memoria: giovinezza e antifascismo pubblicato da Marsilio nel 2025. Un’opera, che attraverso un intenso scavo archivistico e l’impiego di materiali inediti, restituisce voce e profondità ai protagonisti del libro, diventati esponenti di rilievo della cultura italiana del Novecento: Lalla Romano, Mario Soldati e Carlo Levi.

Descritto nel saggio della Donzelli è pure il loro percorso formativo, ovvero di come la scrittura e l’arte in genere siano diventate la loro forma di resistenza. Idea questa, audace e affascinante, che guida l’intero impianto del libro. Ma l’autrice non si limita a ricostruire le biografie dei tre autori, né a offrire l’ennesima monografia delle loro opere più celebri. Fa piuttosto un lavoro di scandaglio, partendo dal momento in cui ha inizio la loro presa di coscienza artistica e politica corrispondente alla loro giovinezza. Una stagione di formazione, quella dei protagonisti del libro, la quale ha generato un netto rifiuto del modello egemonico proposto dal fascismo.

Quello dei tre non è stato un antifascismo militante, fatto di azioni eclatanti e di eroismi espressi in modo esplicito. È stato piuttosto un antifascismo sottile, una resistenza sotterranea e capillare annidata tra le pieghe della loro scrittura, o attraverso il loro sguardo, svincolato dal momento storico, sul mondo circostante. Ad avere dato origine a un anticorpo naturale nei confronti della dittatura, oltre alla premessa del loro impegno politico, è stato soprattutto il loro approccio letterario e con l’arte in genere.

“Eppure i ricordi personali che sono confluiti in Una giovinezza inventata di Lalla. Romano mostrano come negli anni dell’università qualcosa dell’immagine ancora acerba della futura scrittrice sia via via cambiato.”

La prima voce di cui Elisa Donzelli racconta è quella di Lalla Romano. Nata a Demonte nel 1906, approda a Torino nel 1924 per studiare all’università e affascinata dalla città sabauda vi rimane. Attraverso l’analisi delle sue opere, in particolare del romanzo autobiografico Una giovinezza inventata e della raccolta poetica Fiore, l’autrice mette a fuoco un aspetto centrale del suo antifascismo.

Per Lalla Romano, la resistenza al regime passa attraverso la rivendicazione della propria identità femminile, che il fascismo voleva costringere nei ruoli di madre e di domestica. Perché, prima di diventare scelta politica, per Lalla Romano l’antifascismo passa per l’attenzione al ‘femminile’, dove il termine femminile, secondo l’autrice, è inteso come coscienza di una dignità da preservare. La scrittura della Romano rappresenta la ricerca di una voce autentica, una voce che si sottrae al modello virile e patriarcale, e che attraverso l’arte costruisce una forma di libertà interiore.

Diversa, ma altrettanto significativa, è la parabola di Mario Soldati, coetaneo e amico di Lalla Romano. Donzelli sceglie di concentrarsi su un romanzo trascurato dalla critica, Le due città, e sui racconti d’esordio per rintracciare il focus del suo antifascismo: la rivendicazione di un corpo maschile non fedele al modello virile proposto dal fascismo. In un’epoca di perbenismo e di irreggimentazione del comportamento sociale, Soldati esplora il tema dell’amore omosessuale, contrapponendo alla rigidità dell’esemplare etero una visione più fluida dell’identità sessuale.

Pur non essendo quasi mai il fulcro centrale delle sue opere, l’omosessualità appare capillarmente in molti suoi racconti e romanzi. Viene presentata come una variante naturale del comportamento umano, affrontata senza moralismi, giudizi o scandali, assumendo spesso una forte valenza liberatoria. La figura di Soldati diventa così simbolo di una contraddizione, rispetto a un sistema che pretendeva invece un’assoluta omologazione.

Carlo Levi, il più noto dei tre, è il terzo intellettuale di cui scrive la Donzelli. Se Cristo si è fermato a Eboli resta il suo capolavoro, l’autrice sceglie di addentrarsi in un’opera meno celebre ma altrettanto rivelatrice: Paura della libertà, scritta in clandestinità in Francia nel 1940. In questo testo, Levi riflette sul concetto di confine, tra le età della vita, tra l’io e il mondo, tra la libera vitalità del corpo e un sistema che vuole disciplinarlo, anticipando temi che saranno centrali nella sua produzione successiva. È l’amicizia con intellettuali come Carlo Ludovico Ragghianti e l’esperienza diretta della persecuzione razziale a forgiare la consapevolezza politica di Carlo Levi, restituendo ai suoi lettori l’immagine di un artista che ha saputo trasformare l’esilio in occasione di riflessione.

“Nelle opere ambientate durante il fascismo, tra omosessualità e amore disperato per donne del popolo e della borghesia mai angelicate, Moravia e Soldati hanno ritratto la quotidianità, macabra, soffocante, omogeneizzata di quella società.”

Uno dei pregi maggiori del libro è il suo stile, a metà tra il saggio e il racconto. Elisa Donzelli, infatti, docente alla Scuola Normale Superiore di Pisa, non scrive un saggio accademico tradizionale, ma un’opera che oscilla sapientemente tra la ricostruzione filologica, fitta di note, apparati, bibliografie e documenti inediti, e il racconto, tanto da poter definire il testo quasi un “thriller saggistico”.

La scelta di concentrarsi su opere meno note dei tre autori: Fiore per Lalla Romano, Le due città per Soldati, Paura della libertà per Levi, si rivela felice; sono proprio i testi “minori” a svelare in modo più trasparente la genesi della loro coscienza antifascista.

Elisa Donzelli citazioni Inventare la memoria
Elisa Donzelli citazioni Inventare la memoria

“Le due città di Mario Soldati è un romanzo di invenzione, non completamente immune al genere autobiografico, uscito in piena bagarre neoavanguardista.”

Inventare la memoria è un libro che si rivolge a un pubblico ampio. Agli appassionati di letteratura italiana del Novecento, certo, ma anche a chi è interessato ai rapporti tra arte e politica, o alle dinamiche per costruire una memoria individuale e collettiva. Ancora, a chi ama la letteratura del Novecento, e a chi vuole approfondire il tema dell’antifascismo culturale. Dunque, Inventare la memoria è un saggio avvincente che si legge come un romanzo. Un testo che insegna a guardare oltre la superficie, a scorgere nelle pieghe di un verso, di un’immagine o di un racconto, una forma di resistenza.

Ricordando al lettore, che anche nei momenti più bui della storia, la cultura può essere opposizione silenziosa ma efficace. E che, come scrive Donzelli, quell’antifascismo “prima di essere coscienza ideologica è una concreta esperienza del corpo”, un corpo che può rivelarsi altro rispetto al modello proposto, un corpo che entra in crisi con il modello stesso.

“Il confino narrato in Cristo si è fermato a Eboli è su un piano di superficie anche condivisione di una linea del dolore da un lato privatissimo dall’altro collettivo e universale…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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