Contro il Femminicidio: un recente fatto di cronaca del Nord Sardegna
Una pallottola per una donna. Come un sassolino che fa franare una montagna. Ma uccidere una donna è uccidere la speranza. È davvero una montagna che crolla. Uccidere una donna è mirare al cuore della vita stessa. Soffocare con le mani la speranza di salvezza. Negare la vita alle possibilità. Buio; una di meno, così, senza pensarci, buio per tutti. Una di meno è sprofondare, tutti.

Un recente fatto di cronaca in una regione dorata del Nord Sardegna ci richiama con forza dirompente a una riflessione: dove stiamo andando? No, non si va da nessuna parte, siamo in regressione.
Non riportiamo i nomi per non disturbare ancora la sfortunata protagonista. Per non rinchiudere il discorso dentro un misero fatto di cronaca nera. No, siamo oltre, e voliamo oltre i recinti. Buttiamoci in volo radente sulle pulsioni che uccidono; che scatenano un noir scritto con il sangue, non con l’inchiostro.
Il sangue chiama sangue, e sangue è anche la violenza delle parole. La violenza di un dominio patriarcale per il ruolo sociale. Così il gioco dei ruoli diventa spietato: un imprenditore milionario e una ragazza difficile. Un imprenditore con la vita in discesa, nato nel lusso e magari circondato di lacchè; e una ragazza dallo spirito libero, troppo? Indipendente, troppo? Risoluta, troppo? Ecco, una donna forte, ma anche debole, è sempre una donna troppo qualche cosa.
E quel troppo diventa un fastidio, un disturbo, una colpa! Ma se è la vittima! Sì, è la vittima ma… E c’è sempre un “ma…” pronto a colpire, che uccide due volte.
Orrore che lampeggia, accecante, anche nelle prime pagine di qualche testata giornalistica. Perché si sa: quando l’assassino è sporco e cattivo, per diritto di compensazione la vittima ritrova la piena dignità di vittima. Ma quando chi uccide profuma di soldi da lontano, magari è un po’ dannato, ma vola in alto nella scala sociale, la vittima deve per forza fare i conti con i suoi demoni. Non era una persona proprio splendida, e quindi? E quindi… scusate, non riesco a dirlo.
Ma perché si deve andare a sverniciare la vita di una persona che è stata uccisa? Uccisa! Fine, resto zero! Per dio! Ma perché davanti a una mano insanguinata non sentiamo l’atrocità, ma cerchiamo di scrutare la vittima dal buco della serratura?
La vittima è lei! Buttata giù perché ha intercettato un assassino. Il momento che conta, che conta davvero, è quello dello sparo! Tutto quello successo prima è annullato dal grilletto premuto. La storia parte dalla pallottola in poi.
Nel mondo ideale un comportamento sconveniente non può, non può, non può, non può, non può armare la mano di nessuno. Oppure siamo ancora nel patriarcato del medioevo e non lo sapevamo?
Una donna libera disturbante? Ma certo, è giusto che vada al rogo. Una donna disturbante è una strega, e siccome siamo nel medioevo, tutti lì con il fiammifero acceso, tutti a giudicare, non l’assassino. No, lei!
Anche alcuni giornali, dicevamo, sono scivolati su questa china. E qui non si tratta di due giornalisti senza criterio che raschiano il fondo del barile, che può sempre capitare, purtroppo. Qui ha serpeggiato un sentire comune. Quelle mezze frasi, quel sorrisetto ammiccante, quell’alludere fingendo che non sia, quel fare spallucce davanti alla morte, lo abbiamo visto dentro ogni bar, dentro ogni cena tra compari.
Il dubbio, quasi filosofico, è se l’informazione ufficiale raccolga gli umori della gente, o se li determini. Il sentire comune è influenzato da loro? In un mondo ideale non dovrebbe, ma in un mondo di velocisti del giudizio non ci si fa domande. E se qualcuno alza la voce e sdogana il peggio, il peggio diventa il sentire comune. L’animo umano ha un fondo di cattiveria pura, che se non educato dà la stura a rivoli infetti.
Ma quella è stata uccisa, santo dio, contro l’indifferenza. Uccisa! I suoi sogni, le sue speranze, il suo lottare perla vita, il suo essere incantata e incantare il mondo, anche a modo suo, perché no! Il suo esistere, spazzato via così, d’imperio. Perché chi ha i soldi e il potere detta le sue regole, fa ciò che vuole, e gli altri? Gli altri a cercare ombre, a cercare alibi.
Ma lei era una Donna, e adesso non più. Lei era la straordinaria bellezza di essere ciò che voleva, e adesso non più. Lei, in quando donna, rappresentava la speranza della razza umana, la forza migliore, più delle epoche, più del futuro, e adesso non più.
Lei era. Stop. Non più. E ogni volta che succede muore anche una parte di noi.
Written by Pier Bruno Cosso

