“La pazza di Itteville” di Georges Simenon: un avvincente giallo psicologico?
«Aiuto!… Un delitto!… Il dottor Canut… Al Crocevia del Cavallo Morto…» sentono urlare alla porta della gendarmeria. D’altra parte, cosa si poteva trovare in un crocevia con un nome così sinistro, che risaliva a quattro o cinque secoli prima!

Il problema è che di morti, veri o apparenti, ce n’è più di uno in questo racconto poliziesco, “La pazza di Itteville”, di Georges Simenon, dove ancora non appare la figura di Maigret.
Infatti, prima di configurare l’immagine definitiva di Maigret, il suo carattere, le sue movenze e la sua immancabile pipa, Simenon ha creato diversi personaggi, poi scartati, per diversi motivi, come l’ispettore G.7, che conduce l’indagine in “La pazza di Itteville” pubblicato nel 1932.
G.7 viene soprannominato così dai suoi colleghi per via dei capelli rossi, che fanno pensare al colore dei taxi della Compagnia G.7.
G.7 è un giovane ispettore della Polizia Giudiziaria che a Maigret non assomiglia quasi per nulla. Lo caratterizza un’aria timida e riservata e il fatto, non scontato per l’epoca, di guidare una macchina personale, una vecchia traballante Citroen 5 CV.
Ad accompagnarlo e aiutarlo in quest’indagine è uno scrittore, che pare identificarsi con Simenon stesso.
“La pazza di Itteville” (titolo originale: “La folle d’Itterville“, Adelphi, 2008) è un caso complesso e intrigante che l’ispettore G7 si trova quasi casualmente a dovere seguire.
Simenon, come al solito, crea un’atmosfera densa e suggestiva, grazie alla sua descrizione dettagliata dei personaggi e dell’ambiente. La descrizione dell’ambiente rurale francese è poi semplicemente magistrale.
La trama di questo giallo psicologico è avvincente, ruota attorno a una donna ritenuta pazza e oggetto di pettegolezzi e sospetti da parte degli abitanti del paese, dai quali viene chiamata: “la signorina bionda”. Quest’ultima vive in una casa isolata a Itteville, un piccolo paese francese distante solo cinquanta chilometri da Parigi e quindici da Arpajon.
G7 deve, quindi, districare una matassa di segreti e bugie per scoprire la verità. Si tratta, infatti, di risolvere una faccenda nella quale ci sono cadaveri che vengono sostituiti per poi scomparire, una misteriosa clinica privata, dottori, badanti, il direttore dell’ufficio postale e al centro di tutto questa misteriosa ragazza: bionda, straniera, amabile, bella ma anche ambigua.
Sarà veramente pazza? O lo simula solamente? O siamo di fronte a una circostanza, un po’ orrenda, di sfruttamento di un caso clinico a scopo di lucro?
A tale proposito, credo che Simenon nello scrivere questo racconto de “La pazza di Itteville” sia stato fortemente influenzato dal clima scientifico e culturale dell’epoca, nel quale, grazie al dott. Sigmund Freud la psicoanalisi stava muovendo i suoi primi passi.
Facile pensare a Marthe Templier, detta Wanda, ovvero “la signorina bionda”, come a un caso clinico al confine tra isteria e regressione ad uno stadio infantile. D’altro canto, si può dire che tutta la sterminata produzione letteraria di Simenon sia caratterizzata da una notevole profondità analitica delle diverse tipologie caratteriali e relative nevrosi.
Complessivamente il libro è composto da una sessantina di pagine che si divorano in pochissimo tempo. Un racconto che non deluderà i fan del grande Simenon.
Written by Algo Ferrari
