“C’è ancora domani” film di Paola Cortellesi: sui mancati diritti delle donne

“È stato naturale. La storia del film è inventata, ma c’è moltissimo dei racconti della mia famiglia. Sono per metà romana e per metà abruzzese. Mia madre venne a Roma a sei anni, ha trascorso qui la sua primissima infanzia. Ma molte delle storie da cui ho tratto ispirazione sono di mia nonna.”

C’è ancora domani film di Paola Cortellesi
C’è ancora domani film di Paola Cortellesi

È stato un debutto da record quello di Paola Cortellesi, attrice comica, in veste di regista.

La sua opera prima, C’è ancora domani, infatti, ha ottenuto al botteghino incassi straordinari, oltre che giudizi positivi di critica, e ovviamente, di pubblico. Ma non solo regista la Cortellesi, anche protagonista del film, uscito di recente nelle sale cinematografiche, attorno a cui ruotano le vicende di un periodo importante della storia d’Italia.

Il soggetto che guida una narrazione filmica interessante è la tematica della cultura patriarcale connessa alla violenza di genere.

Dei mancati diritti delle donne, di conseguenza, in un tempo cronologicamente lontano da noi, ma non così lontano dalla mentalità maschilista ancora persistente in alcuni recessi della nostra società.

Basti pensare ai numerosi femminicidi, già consumati dall’inizio del 2024 ad oggi, maggio 2024, i cui numeri parlano per denunciare il triste fenomeno.

In breve la trama, collocata nella Roma del 1946 ancora occupata da alcuni reparti militari degli Alleati dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Una città, nello specifico ambientata nel quartiere Testaccio, descritta con le privazioni degli abitanti non ancora soddisfatte dal nuovo che stava avanzando.

 E con difficoltà che Delia (Paola Cortellesi), la protagonista di C’è ancora domani, porta avanti il ménage familiare cercando di esaudire le necessità dei suoi tre figli e gli elementari bisogni del marito e del vecchio suocero malato.

Delia è sola a destreggiarsi in una situazione economicamente difficile; non c’è Ivano, il marito, (Valerio Mastrandrea), che secondo la mentalità obsoleta dell’epoca si rapporta con la moglie alzando spesso le mani su di lei.

Incapace di reagire, Delia vittima di soprusi e umiliazioni sopporta le malversazioni dell’uomo, trovando conforto raccontandole a Marisa (Emanuela Fanelli), l’amica di sempre. Che ovviamente le suggerisce di liberarsi da un vincolo che la schiaccia in una condizione di completo asservimento.

Divisa tra le faccende domestiche e lavoretti pagati male, Delia vorrebbe ribellarsi da una situazione, che ovviamente è per lei motivo di sofferenza. Ad accendere in lei una speranza di riscatto dalla sua condizione di donna vilipesa è l’amicizia di un suo ex innamorato, un meccanico che le prospetta migliori condizioni di vita.

Anche William un soldato americano preposto a vigilare sul territorio, si offre di aiutarla nel momento in cui scopre lividi vistosi sul suo corpo, a indicare che la donna è stata malmenata.

Nel frattempo, Marcella, la figlia maggiore (Romana Maggiora Vergano), si fidanza con un giovane piuttosto benestante.

Ma, nel momento in cui Delia si rende conto che la figlia potrebbe subire il suo stesso trattamento, possessivo e violento, una volta che si fosse unita in matrimonio con Giulio (Francesco Moretti), agisce perché il matrimonio non vada a buon fine.

Il 2 giugno 1946 è la data ormai prossima per votare al referendum in cui la popolazione italiana deve scegliere fra Monarchia o Repubblica. Referendum da cui poi sarebbe nata l’Assemblea costituente, e avrebbe varato la Costituzione.

Ed è la prima volta che le donne sono chiamate a esprimere il loro parere in materia di politica.

In quella data, storica, la narrazione lascia intendere che Delia sia disposta ad abbandonare il marito e la situazione diventata insostenibile, che le procura un continuo svilimento.

Ma il caso vuole che il suocero muoia, alla vigilia di quel fatidico giorno, vedendosi perciò costretta a rimandare il suo piano.

Mormorando fra sé una frase emblematica, ovvero ‘c’è ancora domani’, la donna auspica ancora per se stessa un’opportunità di riscatto. Occasione, che le si presenta proprio nel momento in cui si prepara a votare.

Arrivata al seggio elettorale, Delia viene raggiunta dalla figlia e. dal marito, il cui scopo è riportarla a casa. Ma lo sguardo di Delia, fattosi duro, e decisa a non lasciarsi più intimorire, fa capire al marito che non è più disposta ad accettare i suoi soprusi.

Con un finale forse imprevisto, secondo un parere personale, si conclude un film che racconta la storia di una donna del secondo dopoguerra italiano.

Come dichiarato dalla regista, l’idea del soggetto cinematografico è nato sulla base di ricordi ricevuti dalla propria bisnonna, testimone di momenti davvero ardui per il genere femminile.

“Quando ti tornano in mente le immagini del passato a Roma non sono mai a colori. I cortili romani in cui tutto veniva messo in piazza. Si viveva insieme, non c’era discrezione, però era bello. La Roma di C’è ancora domani è molto lontana dalla Roma di oggi.” ‒ Paola Cortellesi

Girato in bianco nero, sia per omaggiare il cinema neorealista del secondo dopoguerra, sia per rendere omaggio alle proprie nonne, immaginandole rappresentate attraverso le sequenze del film.

Più che come una pellicola di svago, seppur non esente da battute in dialetto romanesco che suscitano una certa simpatia nello spettatore, C’è ancora domani si può etichettare anche come un docufilm, in quanto film testimonianza di un periodo difficile per il genere femminile. Che vedrà soltanto successivamente le donne intraprendere un cammino di emancipazione e consapevolezza, grazie ai successivi movimenti femministi.

Ottima l’interpretazione degli attori, la protagonista in primis, con ruoli tagliati perfettamente addosso a loro.

C’è ancora domani, inoltre, ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Presente alla 18ª edizione della Festa del Cinema di Roma ha ricevuto il Premio speciale della giuria e la menzione speciale come migliore opera prima. Inoltre, ha riportato varie candidature ai David di Donatello.

Arricchito da brani musicali di varie tendenze, dalla musica leggera a frammenti di brani d’epoca, C’è ancora domani è senza dubbio un film che racconta in modo verosimile un periodo in cui l’Italia risorgeva dalle ceneri di una guerra, causa di morte e di disperazione nella popolazione.

Tuttavia, se una critica si può fare, secondo un parere del tutto personale, sta nel finale.

Forse studiato ad hoc per dare maggiore impulso ad una trama già di per sé interessante. Ovvero, una trasformazione troppo repentina, e poco verosimile, nell’atteggiamento del marito; che da uomo brutale quale è stato raccontato fino a quel momento, improvvisamente sembra assumere consapevolezza del suo atteggiamento dispotico e accettare di buon grado il cambiamento della moglie. Lasciando lo spettatore a interrogarsi sul futuro di Delia.

Paola Cortellesi citazioni
Paola Cortellesi citazioni

“La vita sociale era diversa. Forse le famiglie borghesi erano le uniche discrete e abbiamo messo in scena un’incomunicabilità totale, che rappresenta la differenza di ceto sociale a Roma, come nel resto di Italia. Roma, però, non è solo un bacino. Roma è tante cose. C’è la Roma del centro, la Roma dei quartieri bene, poi c’è la Roma popolare, quella delle periferie, delle borgate.” ‒ Paola Cortellesi

Film accolto positivamente dalla critica cinematografica italiana e internazionale, che ne ha apprezzato la regia e la sceneggiatura nell’affrontare tematiche legate al femminismo e al patriarcato, è stato ritenuto tra i migliori progetti cinematografici del 2023.

“La scelte registiche di Paola Cortellesi cercano di trovare un equilibrio non scontato tra una chiave realistica e una più esemplare e didascalica», trovando che alcune soluzioni abbiano delle ingenuità.” ‒ Corriere della sera

Il 23 novembre 2023 il film è stato proiettato nell’aula del Senato della Repubblica, su iniziativa del Presidente Ignazio La Russa, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

“Da comune cittadina auspico che, al di là degli schieramenti politici che rappresentate, saprete procedere uniti per far sì che le nuove generazioni ricevano, lungo tutto il percorso scolastico, un’adeguata formazione all’affettività e al rispetto, affinché imparino sin da piccoli che amare non significa possedere, e la violenza maschile sulle donne cessi di essere l’indegno fenomeno sociale che ogni giorno affligge il nostro paese.” ‒ Paola Cortellesi

 

Written by Carolina Colombi

 

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