Sardegna da scoprire #21: Romanzesu, il tempio delle ambre

Un luogo fiabesco dalla folta vegetazione di sughere e felci mette in risalto il cuore monumentale del villaggio santuario di Romanzesu.

Romanzesu Sardegna da scoprire
Romanzesu Sardegna da scoprire

Romanzesu, come un incontaminato scrigno naturale dai preziosi affioramenti granitici costituisce uno dei più preziosi ed affascinanti lasciti della civiltà nuragica. Parliamo di un complesso monumentale in parte ancora sconosciuto venuto alla luce durante sette campagne di scavo effettuate tra la fine degli anni ‘80 ed il 2001 dove è stato riportato solo una modesta porzione della superficie archeologica residua estesa diversi ettari.

I riferimenti cronologici disponibili fissano nel corso del XIV – XIII sec. a.C. la fase d’impianto dell’abitato nuragico al XIII – XII sec. a.C. la sua trasformazione in villaggio-santuario, e agli inizi del VII sec. a.C. il momento dell’abbandono.

Il toponimo Romanzesu deriva dall’insediamento romano delle zone interne della Sardegna (238 a.C.) all’indomani della Prima guerra punica, testimoniata dalla importante via di comunicazione che da Caput Tyrsi penetrava nella Barbagia profonda.

Le prime notizie sul sito sono del 1919, anno in cui l’area venne scoperta dall’archeologo Antonio Taramelli. Le campagne di scavo hanno restituito un numero notevole di frammenti e di oggetti di ceramica, bronzo e piombo.

L’area è ubicata a 770 metri sul livello del mare nell’altopiano di Bitti, immerso in un bosco, e si estende su un vasto territorio dove si è scoperta una sorgente sacra con anfiteatro e vasche, tre tempi a mégaron, un labirinto e moltissime capanne. Il villaggio nuragico era probabilmente un complesso federale dove si ritrovavano gli abitanti dei villaggi circostanti e i pellegrini.

Si tratta di un sito straordinario che presenta una varietà di soluzioni architettoniche; il complesso è un viaggio nel passato antico della Sardegna tra paesaggi mozzafiato, testimonianza della ricca storia e dell’antica eredità dell’isola che sottolinea le straordinarie competenze architettoniche di una antica civiltà.

Venti anni di scavi nel sito hanno restituito la memoria di pratiche fra le più suggestive della terra sarda interna. La nascita dell’insediamento risale all’età del bronzo medio (1500 a.C.) favorita da una abbondante vena sorgiva, intorno alla quale durante il bronzo finale (1200 a.C.) i nuragici costruirono il tempio a pozzo dedicato alla divinità dell’acqua.

Romanzesu è l’incontro tra culto e non culto in Sardegna, convivendo per lungo tempo in un equilibrio perfetto. Nato prima come villaggio non cultuale solo successivamente venne trasformato in un luogo sacro, diventando punto di riferimento anche per i villaggi limitrofi. La complessità dell’architettura con cui il villaggio è stato progettato offre chiara testimonianza dell’unicità di questo posto e di come si distingue da altri siti sacri riportati alla luce in Sardegna. Se non ci fosse stato l’intervento dei tombaroli, oggi avremmo avuto tantissimi elementi in più per ricostruire i misteri di questo luogo ricco di fascino e suggestione scoperto solo per un decimo della sua estensione con architetture composte da granito locale.

L’area si sviluppa attorno al tempio a pozzo costruito nella roccia dalle cui fenditure sgorga l’acqua sorgiva, con scala d’accesso e camera circolare, costruita con filari regolari di blocchi lavorati con cura. Il pavimento è lastricato, e un bancone-sedile corre lungo il perimetro della parete. Al pozzo erano associati tre betili (pietra alla quale viene attribuita una funzione sacra) scoperti a nord e a sud della struttura. Una sorta di corridoio a gradoni collega il pozzo con una grande vasca circolare gradonata dal diametro di circa 14 metri con pavimento lastricato, forse destinata alle abluzioni rituali, dove si raccoglieva l’acqua di piena della sorgente sacra collegata attraverso un camminamento (un tempo pieno di acqua) all’enorme anfiteatro nuragico.

Sembra che in quest’area venissero effettuate cerimonie e riti collettivi legati al culto delle acque.

Lo scrittore latino Solino (III sec.) riferisce che i sardi attribuiscono alle acque proprietà terapeutiche per le malattie delle ossa. Durante gli scavi sono stati rinvenuti tre tempietti a mégaron di forma rettangolare.

Molti sono stati gli interrogativi che gli archeologi si sono posti sulla coltre di terra che copriva i monumenti nuragici, scartata l’ipotesi che sia stato lo stesso popolo nuragico nei loro spostamenti verso l’interno, alla fine è subentrata l’ipotesi della successione sedimentaria di strati sovrapposti, tale da poter permettere la datazione delle rocce.

Su Romanzesu
Su Romanzesu

Il villaggio Romanzesu ci offre un labirinto iniziatico di 3000/3200 anni fa, un corpo monumentale mai ritrovato in altri centri cerimoniali nuragici conosciuti nell’isola. Altre costruzioni a pianta circolare e ovoidale sono le capanne; una abitazione con tre ambienti aperti su un cortile comune, cinque grandi capanne delle riunioni con sedile perimetrale e in due casi con focolare centrale, ci offre l’idea di un insediamento che ancora non ha fisionomia definita.

Questo sito è considerato uno dei più preziosi lasciti della civiltà nuragica situato nell’altopiano granitico di Sa Serra, poco distante dalla sorgente del Tirso. Ancora oggi è possibile entrare in contatto con l’atmosfera solenne e sacra che permea questo luogo, di fascino e mistero, in gran parte occultato nel fittissimo bosco di macchia mediterranea. Dimensioni, complessità e originalità architettonica sono i tratti di una inestimabile eredità dell’isola nuragica sarda. All’interno di un tempio sono state rinvenute armi in bronzo e il più ricco complesso gruppo di perle d’ambra dell’isola.

Romanzesu è noto anche come tempio delle ambre, resina fossile non presente in Sardegna e quindi testimonianza di rapporti culturali e commerciali con l’esterno dell’isola, crocevia di comunicazione, oggi conservate nel museo archeologico nazionale G. Asproni a Nuoro.

 

Written by Rita Nappi

 

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3 pensieri su “Sardegna da scoprire #21: Romanzesu, il tempio delle ambre

  1. Descrizione accurata di un sito archeologico. Molto descrittivo e di impatto visivo idoneo alla comprensione dei lettore. Un elogio, Rita. Bravissima

  2. Grazie di cuore per aver apprezzato questo articolo che è stato scritto come se avessi davanti agli occhi l’immagine incantata di questo sito archeologico di grande bellezza ed importanza.

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