“Tutte le poesie – I canti di Maldoror. Poesie. Le lettere” di Lautréamont: l’uomo è il re della finzione?

Divorai selvaggiamente “Tutte le poesie – I canti di Maldoror. Poesie. Le lettere” quando avevo 21 anni nella sola versione italiana. Ora mi sto addentrando, con cautela gerontomane, nella sua forma originale in francese.

Tutte le poesie – I canti di Maldoror. Poesie. Le lettere di Lautréamont
Tutte le poesie – I canti di Maldoror. Poesie. Le lettere di Lautréamont

L’autore è Isidore Ducasse, che usò nella sua breve vita lo pseudonimo di Conte di Lautréamont. Nato a Montevideo il 4 aprile 1846, morì il 24 novembre 1870, per suicidio, tubercolosi o tifo. I suoi biografi propendono per la seconda o per la terza ipotesi, poco o nulla cambia.

Le Chants de Maldoror.

L’augurio iniziale riguarda il lettore: “enhardi et devenu momentanément féroce comme ce qu’il lit” (“imbaldanzito e diventato feroce come ciò che sta leggendo”), che così ringalluzzito trovi “son chemin abrupt et sauvage” (“la sua via dirupata e selvaggia”) – in questa selva oscura che è la vita di ognuno di noi.

“Maldoror”, “il ose le redire avec cette plume qui tremble!” (“egli osa ridirlo qui con questa penna che trema!”), perché la piuma trema quando la penna duole, la paura sale verso il nostro umano becco e stentiamo a dire le nostre parole, che ci auguriamo di poter rinnovare a ogni risveglio. Solo ammettendo l’impossibile: Maldoror c’est moi!, si può scrivere e leggere questo poema. Non sono ammesse titubanze o moralismi idioti. Se Maldoror è orribile è perché lo siamo anche noi, suoi fratelli di latte.

“Dieu, qui l’as créé avec magnificence, c’est toi que j’invoque: montre-moi un homme qui soit bon!” (“Dio, che lo hai creato con magnificenza, invoco te: indicami un uomo che sia buono!”)e quell’uomo è colui che l’ha inventato, quel Dio, e che sia buono è una menzogna che serve per credere in un futuro possibile, il primo che passa andrà poi bene.

L’uomo è il re della finzione, su questo basa la sua sovranità sul resto delle bestie, che per il resto son pari a lui: dopo ogni tragedia voluta dagli umani, il peggiore o il migliore, ché poco muta a riguardo, dei superstiti, tu, bestia inclìta e immonda, “tu feras semblant d’àrriver à son secours.” (“e farai finta d’arrivare in suo aiuto”) – essere ben poco salvifico!

“… en même temps tu auras fait le mal à un être humain, et tu seras aimé du même être: c’est le bonheur le plus grand que l’on puisse concevoir” (“e nel medesimo tempo sarai amato da quel medesimo essere: è la maggiore felicità che si possa concepire”)è come un sentirsi avvolto e stravolto dalle spire del più amorevole e nobile dei cobra reali.

“Pourtant,”, “Pourtant,”, “Pourtant,” (“Eppure,” “Eppure,” “Eppure,”)adoro come si fa con un totem navaho le tue ripetizioni, Maldoror, e il tuo sapido utilizzo delle virgole, come a te par giusto!

“En descendant du grand au petit, chaque homme vit comme un savage dans sa tanière, e t en sort rarement pour visiter son semblable, accroupi pareillement dans une autre tanière.” (“Scendendo dal grande al piccolo, ogni uomo vive come un selvaggio nel suo covo e ne esce raramente per visitare il proprio simile, accovacciato come lui in un altro covo”) – ognuno ha il covo che si merita, presso cui si presenterà talvolta un suo simile, affamato della propria libertà, sdegnando l’altrui.

E non ci sarà scampo possibile: “Vieil océan, tes eaux sont amères” (“Vecchio oceano, le tue acque sono amare”) – essendo inquinate dalle nostre coscienze e ci si potrà anche chiedere, su quale sarà ente più scandagliabile: “la profondeur de l’océan ou la profondeur du cœur humain!” (“la profondità dell’oceano o la profondità del cuore umano”) – l’importante è non precipitare in quei neri abissi! Per cui “Je te salue, vieil océan!” (“Io ti saluto, vecchio oceano!”).

Non esiste l’amore, non il rispetto. Il mondo è davvero tetro, allora. O è solo un sogno?

“Le mal que vous m’avez fait est trop grand, trop grand le mal que je vous ai fait, pour qu’il soit volontaire” (“Il male che mi avete fatto è troppo grande, troppo grande il male che vi ho fatto perché sia volontario”) – la quale è una speranza idiota, ma non ve n’è di migliori. Se siamo tutti colpevoli, siamo tutte vittime innocenti! La redenzione sarà forse esigibile in maniera automatica. Oppure no?

“J’entends dans le lontain des cris prolongés de la douleur la plus poignante.” (“Odo in lontananza grida prolungate del più acuto dolore”)l’ennesimo messaggio di fratellanza! Conviene pertanto ripetere il verso: “J’entends dans le lontain des cris prolongés de la douleur la plus poignante.” (“Odo in lontananza grida prolungate del più acuto dolore”) tutte le maledette volte l’uomo ha bisogno di formule di rito, di lubrici e psichici logaritmi.

Senti, Maldoror, a me non va di dire al lettore del tuo lettore le tue peripezie, né le tue maleodoranti, maldororiane, ipostasi, quelle le viene poi a pescare da te. A me manca l’anima tua volgare.

“Je saisis la plume qui va construire le deuxieme chant… instrument arraché aux ailes de quelque pygargue roux!” (“Afferro la penna che costruirà il secondo canto… strumento strappato alle ali di qualche fulvo pigargo!”)acqua di mare coda bianca per chi non conosce il termine! Che di rosso ha la lingua!

“Moi, être assez généreux pour aimer mes semblables! Non, non!” (“Io, un essere così generoso da amare i miei simili! No, no!”) – i miei simili sono io, stefanpioletto, e basta!: c’è del vero in tale mia affermazione, e tanta falsità intrisa in essa!

“Car, puisque le ciel a été fait par Dieu, ainsi que la terre, sois sûr que tu y rencontreras les mêmes maux qu’ici-bas” (“Dato che il cielo è stato fatto da Dio, come la terra, sii certo che vi troverai gli stessi mali di quaggiù.”) – sempre che tu Colà tu incontri qualcosa o qualcuno con cui biascicar saluti…

L’alternativa al cielo è “de te faire justice toi-même” (“farti giustizia da solo”)ma sappi che tu non sei Tex, non hai i suoi sceneggiatori, e se pensi che “il s’agit seulement de ne pas se laisser attraper.” (“Si tratta solo di non lasciarsi acciuffare”) – sappi che non esiste una riserva navaho in cui potersi rifugiare nel caso, e che “cent autres auront le temps de faire des cabrioles par-dessus ton dos” (“cento altri avranno il tempo di fare capriole sulla tua schiena”) – e ridere della tua gibba! – “Le but excuse le moyen” (“Il fine giustifica i mezzi”) – frase che mai fu pronunciata da Nicolò Machiavelli, ma dai suoi vili fra-intenditori!

Lascia perdere al momento “Descartes” – che confonde ses cartes come pochi, e non gridare: “O mathématiques saintes…” (“O santa matematica…”) – che le sue scartoffie non lo sono più degli zoccoli dei ciuchi che grazie a essi contano. Nessuno potrà mai “consoler le reste de mes jours de la méchanceté de l’homme et de l’injustice du Grand Tout!” (“consolare il resto dei miei giorni dalla malvagità dell’uomo e della ingiustizia del Gran Tutto”) – ah, ti capisco, caro curatore Gianni Nicoletti, quante ne devi aver passate tante in quel fatidico ‘78! – insanguinate armi, asservite a quell’indemoniata anarchia del potere!

Confida, se tu credi, nel “Tout-Puissant” (“Onnipotente”) – che male non fa, e forse manco bene.

“Je cherchais une âme qui me ressemblât, et je ne pouvais pas la trouver..” (“Cercavo un’anima che mi somigliasse, e non potevo trovarla”) – abbassa il grugno, che ne troverai una che è ai tuoi piedi.

“Ma raison ne s’envole jamais, comme je le disais pour vous tromper” (“La mia ragione non svanisce mai, come vi dicevo per ingannarvi”) – è grazie all’inganno che si riesce a evadere dall’Altro. Ed è in esso che ci si ricade ogni volta in cò, in testa. Perciò la nostra testa è così fitta di bernoccoli: “Enfin, je venais de trouver quelqu’un qui me ressemblait!…” (“Finalmente, avevo trovato qualcuno che mi assomigliava!…”): infatti orinate in modo non del tutto dissimile, buon segno!

“Que se disent deux cœurs qui s’aiment? Rien.” (“Cosa si dicono due cuori innamorati? Nulla.”) – già a tacere mostrano un certo rispetto.

Amo quel “lion” (“leone”) che non vitupera “le Créatur” (“il Creatore”) – o sedicente tale e che dice: “Pour moi, je le respecte, quoique sa splendeur nous paraisse pour le moment éclipsée” (“Per me io lo rispetto, per quanto il suo splendore ci paia, per ora, eclissato”) – e questa è la religio che meno mi lega o che intendo scegliere, perché non mi costringe che al rispetto per l’Altro, vetusto o venusto che sia.

“L’intelligence, trop remuée de fond en comble, se retire comme un vaincu, et peut tomber, une fois dans la viem dans le égarements dont vous avez été témoins!” (“L’intelligenza, troppo scossa da cima a fondo, si ritira come un vinto, e può cadere, una volta nella vita, nei traviamenti di cui siete stati testimoni!”) – chiamala, se vuoi, entropia, ma anch’essa servirà a qualcosa, non temere, come quegli adorabili funghetti che penetrano nell’orecchio e che hanno tanto bisogno di nutrirsi di te!

“… le combat sera beau: moi, seul, contre l’humanité.” (“la lotta sarà bella: io, solo, contro l’umanità.”) – sarà davvero bellico! a parte quei funghi che vivono dentro di te per cederti a buon prezzo le loro immonde armi!

“Cette guerre terrible jettera la douleur dans le deux partis: deus amis qui cherchent obstintément à se détruire, quel drame!” (“Questa guerra terribile spargerà il dolore fra i due partiti: due amici che ostinatamente cercano di distruggersi, che dramma!”) – prova a sfidare a scacchi l’amico più caro e vedrai come finirai per odiarlo!

“Il est entendu, sinon ne me lisez pas, que je me mets en scène quel la timide personalité de mon opinion.” (“Sia chiaro, altrimenti non leggetemi neppure che metto in scena solo la timida personalità della mia opinione”) – che altro non è che il fiore più aulente del mio putrido egoismo. Né più né meno marcescente dell’altrui.

Si narra che quel clownesco “Tout-Poissant” (“Onnipotente”), infida anima gemente, “prit, un jour, le mirifique plaisir de faire habiter une planète par des êtres singuliers et microscopiques, qu’on appelle humains.” (“si sia preso, un giorno, il mirifico piacere di popolare un pianeta con esseri singolari e microscopici, chiamati umani”) – e se qualcuno dice che è avvenuto il contrario, è una bella gara fra mentitori: la verità è nel mezzo, dove si sprofonda nel khaos!

“J’avertis celui qui me lit qu’il prenne garde à ce qu’il ne se fasse pas une idée vague, et, à plus forte raison fausse, des beautés de littérature que j’effeuille, dans le développement excessivement rapide de mes phrases.” (“Avverto colui che mi legge di star attento a non farsi un’idea vaga, e a maggior ragione, falsa, delle bellezze letterarie che io sfoglio, nello sviluppo eccessivamente rapido delle mie frasi”) – grazie dell’avvertenza, ma sto ora vagando intorno a me stesso, avvinto al contempo a quel pianeta giovine ma, appunto, eccessivamente esteso e rapido per non essere a suo modo colpevole.

“Dégoûté des habitans du continent, qui, quoiqu’ils s’intitulassent mes semblambles, ne paraissaient pas jusqu’ici me rassembler en rien.” (“Disgustato degli abitanti del continente, i quali, benché si attribuissero il titolo di miei simili, non sembravano fino a quel momento somigliarmi in nulla.”) – a parte che nel mingere, ricordati, ove ti son fratelli.

“En effet, je m’enfuis au loin avec une conscience désormais implacable.” (“Infatti, io fuggii lontano con una coscienza ormai implacabile.”) pronta a nuovi eccitanti eccidi.

“Mais, sois persuadé quel les accents fondamenaux de la poésie n’en conservent pas moins leur intrinsèque droit sur mon intelligence.” (“Ma, sii persuaso che gli accenti fondamentali della poesia conservano nondimeno il loro intrinseco diritto sulla mia intelligenza.”)è la follia mista a saggezza, che congiunte in modo mirabile si controllano, ogni dì più sospettose.

“Si j’existe, je ne suis pas un autre.” (“Se io esisto, non sono un altro.”) – che è speculare, senza rinnegarlo, di je est un autre, lo strillo più acuto del tuo scavezzacollo maestro di morte.

Ogni tanto penso a quel mirabile tuo traduttore, che non nega al mondo tanti refusi, e che talvolta (a pagina 332, per esempio) si scorda, alcuni tuoi mirabolanti versi: come lo com-patisco!

“Réveille-toi, Maldoror!” (“Svegliati, Maldoror!”) – no!, stavo scherzando!, resta per sempre ammucciato in te medesimo!

“Maldoror, caché derrière la porte, n’a perdu aucune parole.” (“Maldoror, nascosto dietro la porta, non ha perduto nessuna parola.”) – neanche la mia, allora! Evviva quel fetente! E anche a quel “crabe tourteau” (“granciporro”) che tanto vorrei analizzare con la forchetta, aiutandomi a rigirarlo sul piatto con un tozzo di pane! È l’ultimo dei crostacei in cui potrò per quel miserabile attimo ancora confidare?

Leggendoti, caro Maldororino, sono divenuto come te: “un sac icosaèdre”! (un sacco icosaedrico!”) –  con i suoi venti grugni tutti ghignanti!. Ora tocca ai tuoi negletti figlioli (a essere scannati).

Poésies. Di cui non cito l’esergo, perché è troppo saggio, sia per me che per te!

Troppe sono le allusioni ai troppo grandi (così ti parevano), nonché mostruosi e lillipuziani autori: “Cromwell”, “Mlle de Maupin”, “Dumas fils”, “Villemain”, “Eugène Sue et Fréderic Soulié”, “Corneille”, “Balzac”, “Alexandre Dumas”, padre intuisco, “Victor Hugo”, “Voltaire”, “Troppmann”, “Napoléon”, “Byron”, “Victor Noir”, “Charlotte Corday”, “Konrad” e così tanti altri che mi stai fiaccando!

“Je voux que ma poésie puisse être lue par une jeune fille de quatorze ans.” (“Voglio che la mia poesia possa essere letta da una fanciulla di quattordici anni”) – tanti ne ho ancora io e un po’ donnetta lo sono.

Un esempio della tua bontà: “De Hugo, il ne restera que les poésies sur les enfants, où se trouve beaucoup de mauvais…” (Di Hugo, resteranno soltanto le poesie sui fanciulli, dove si trova molto di brutto”) – in tal caso mi dispiacerà tanto per Jean Valjean, ben più che per Cosette che, giovane e bella com’è, potrebbe ancora convolare a infami nozze!

“Ne trasmettez à ceux qui vous lisent que l’expèrience qui dégage de la douleur, et qui n’est plus la douleur ellee-même. Non pleurez en public.” (“Trasmettete a chi legge solo l’esperienza che scaturisce dal dolore, e che non è più il dolore stesso. Non piangete in pubblico.” – che piangere fa tre e ridere non fa di meno. Lo stesso vale per mingere, ma talvolta scappa.

“Si vous êtez malheureux, il ne faut pas le dire au lecteur. Gardeza cela pour vous.” (“Se siete infelici, non bisogna dirlo al lettore. Tenetevelo per voi.”) – Certo che sei un buon maestro! Proprio tu! E mi chiedo se li hai letti tutti quegli autori che tu barbaramente citi a pagina 424… di certo, almeno uno lo citi e prima o poi lo travisi! Pascal!

“Toute l’eau de la mer ne suffirat pas à laver une tache de sang intellectuelle.” (“Tutta l’acqua del mare non sarebbe sufficiente a lavare una macchia di sangue intellettuale”) – ora che t’ho ri-trangugiato, per quaranta giorni non andrò a inquinare nemmeno quell’ormai rinsecchito Crostolo.

Inietti nella mia testa tante di quelle massime, che il minimo che chiedo alla vita è di dimenticarle!

“La poésie doit avoir pour but la vérité pratique.” (“La poesia deve avere per scopo la verità pratica.”) – anche la filosofia diceva quel magico nanetto di Könisberg! E a pagina 434 citi, senza averne l’idea, Vito Mancuso, autore de I quattro maestri. Dimmi se siete amici di Facebook!

“Le phénomène passe. Je cherche les lois.” (“Il fenomeno passa. Io cerco le leggi”: soprattutto quelle fenomenali, ma non meno falsificabili!) – la legge che poi ti lega, sta’ accorto all’etimo, prima di parlare.

Lautréamont - poeta
Lautréamont – poeta

“Nous sommes si peu présomptuex que nous voudrions être connus de la terre, même des gens qui viendront quand nous n’y serons plus.” (“Siamo così poco presuntuosi che vorremmo essere conosciuti dalla intera terra, anche dalla gente che verrà quando non ci saremo più.” – al momento mi basti tu, però!) – dai, piccoletto, che ce l’hai fatta!

“Tout est le contraire de songe, de mensonge…” (“Tutto è il contrario di sogno, di menzogna.”) – piante che non hanno la stessa radice, ma poi finiscono per intrecciarsi nei rami.

“Les trois points terminateurs me font hausser les épaules de pitiè.” (“I tre puntini finali mi fanno alzare le spalle dalla pietà.”)mentre a me rallegrano come un missa este! Ite!

Le Lettere sono da pagina 490 a pagina 494, per chi, maniaco, se le vuole iniettare.

Io già lo feci anni fa e vedete come son ridotto!

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Lautréamont, Tutte le poesie – I canti di Maldoror. Poesie. Le lettere, Newton Compton Editori, 1978

 

 

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