Intervista di Manuela Orrù a Stefano Piras: “Idili”, il videogioco ambientato in un nuraghe

Nel silenzio di una stanza, mentre il corpo e la mente riposano, la musica aleggia.

Stefano Piras - Idili - videogioco
Stefano Piras – Idili – videogioco

Volteggiano note in canzoni e musiche del passato e riempiono lo spazio con parole e suoni mentre emergono ricordi, profumi, sensazioni, conducendo gli esseri in un luogo e un tempo distanti… La musica è magica, essa danza gioiosa, lega, collega e stringe persone in abbracci incorporei così, animi e cuori, ormai divisi da disgiunte dimensioni, si riuniscono attraverso il suo fatato e invisibile filo. Stefano Piras conosce, vive e si fa trasportare da queste intime emozioni e ne fa una scelta di vita.

Nato a Cagliari nel 1991, Stefano Piras vive ad Isili ove, all’età di 6 anni, inizia a studiare chitarra acustica con il maestro Gianluca Podda e, sempre ad Isili, frequenta le scuole fino al conseguimento nel 2012 del diploma di maturità presso il Liceo scientifico “Pitagora”. Con un gruppo di amici forma una band musicale gli Hip Hoppes ed è il produttore e manager del progetto “Jaze Tow”. Nel 2017 si laurea al Conservatorio di Cagliari in “Musica elettronica”. Nel 2022 si iscrive al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma e ivi frequenta le lezioni.

Il 27 ottobre 2023 consegue il Master in “Musica per videogiochi” sbalordendo tutti con la sua formidabile tesi: “Idili, il multimediale come promotore di cultura”.

Stefano Piras, oltre ad amare profondamente la musica, ama la sua Terra, la sua storia, la sua cultura e ad essa desidera rendere onore, esaltandone l’immane valore agli occhi del mondo.

Conosco Stefano fin da quando era un bambino, ora, di frequente, mi confronto piacevolmente con lui, acculturandomi ad ogni incontro. Durante gli ultimi mesi, le nostre conversazioni, si sono concentrate sulla sua geniale tesi e sul suo strabiliante progetto per cui, gli propongo un’intervista.

Ci diamo appuntamento e ci incontriamo una mattina nel salottino del mio punto lettura e qui, trascorriamo l’intera mattinata condividendo idee, parole, sensazioni, emozioni, sogni e speranze, attraverso un fluente e bilanciato susseguirsi di domande e risposte.

 

M.O.: Come mai ti sei avvicinato alla musica e cosa ti tiene ad essa fortemente ancorato?

Stefano Piras: Ho iniziato a studiare musica grazie a mio padre che, quando ero bambino, suonava in una band. A quei tempi, vivere in un paese piccolo come il mio ed avere un padre musicista per passione e non per professione, era una cosa inusuale, vista “un po’ strana” dai più. Io l’ho sempre vissuta come fosse una grande fortuna, a prescindere dai pregiudizi. Ho avuto, grazie a mio padre, la grande fortuna di uscire dagli schemi e dalle attività di massa. Mentre tutti i miei coetanei e amici giocavano a calcio, io avevo l’opportunità di fare qualcosa di diverso, di alternativo.

La musica è per me una valvola di sfogo, oltre che una passione. Essa mi fa ritrovare l’equilibrio nei momenti difficili, ed è per me, soprattutto, un filo prezioso. Quando avevo 15 anni, mio padre è venuto a mancare, suonare era ed è il modo migliore per sentirlo ancora accanto a me, per sentirlo vivo. Per questo vivo la musica principalmente in maniera molto intima, perché il rapporto che mi lega a mio padre è solo mio e, nella mia solitudine, riesco a denudarmi totalmente, ritrovando me stesso nell’abbraccio di mio padre.

 

M.O.: Isili, così come tutti i piccoli centri della Sardegna, si sta spopolando, molti tuoi coetanei sono andati a cercare fortuna in altre regioni dell’Italia e all’estero. Hai mai pensato di lasciare la Sardegna? Cosa ti trattiene qui?

Stefano Piras: Anche io, dopo la laurea al Conservatorio di Cagliari, ho vissuto un’esperienza fuori dall’Italia. Ho vissuto in Inghilterra per diversi mesi, sentivo il bisogno impellente di realizzarmi nell’ambito per il quale ho studiato tanto, quello musicale, e credevo che restare in Sardegna sarebbe stato limitativo. Purtroppo e per fortuna, appartengo ad una famiglia modesta per cui, per sostentarmi fuori casa inizialmente, ho dovuto accettare un lavoro comune che con i miei studi non aveva nessun legame. Ho iniziato a fare il cameriere, il contratto base mi permetteva di sostentarmi, di pagare le spese per la mia stretta sopravvivenza: affitto, bollette, cibo. Se volevo avere due soldi in più dovevo lavorare più ore e questo, toglieva tempo alla mio volermi realizzare in campo musicale. Era un cane che si mordeva la coda. Se lavoravo poco non avevo sufficienti risorse economiche; se lavoravo troppo, non potevo mettere in campo le mie risorse professionali per crescere e realizzarmi in ambito musicale. Nella mia esperienza in Inghilterra, ho avuto la grande fortuna di venire a contatto con persone anche piuttosto famose, che sono riuscite a sbarcare il lunario e a realizzarsi ai massimi livelli nei loro rami artistici però, più le osservavo e più riflettevo. Erano personaggi molto famosi e affermati, ma erano persone umanamente sole, molto sole.

Per cui mi sono chiesto: sono disposto a vivere nella più triste e totale solitudine umana per perseguire il mio sogno di realizzazione?

Ed ancora: sono disposto a rinunciare ai miei affetti più cari per ottenere la fama?

Mi sono dato una sola risposta: no! L’amore e gli affetti sono le uniche essenze preziose che accompagnano gli esseri umani per tutta la loro vita. Inoltre, solo con la lontananza, mi sono reso conto di quanto mi mancassero, oltre agli affetti, i colori e i profumi della nostra campagna, del nostro mare, il nostro cibo, le nostre usanze, la nostra semplice ma sana vita quotidiana. Nel momento in cui ho realizzato questo, mi sono anche reso conto che la mia presenza a Londra non sopperiva nessuna necessità e che avrei potuto fare lo stesso lavoro, il cameriere, anche in Sardegna, senza dover rinunciare alle cose più importanti che posseggo, in quanto figlio, fratello, zio e ragazzo sardo. Per tutti questi motivi ho deciso di rientrare.

 

M.O.: Dopo il tuo rientro in Sardegna, hai accettato diverse proposte di lavoro, successivamente hai deciso di frequentare il master “Musica per videogiochi” presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, a conclusione del quale, poche settimane fa, hai discusso la tesi: “Idili, il multimediale come promotore di cultura”. Ci spieghi quale è l’oggetto della tua tesi e ci riveli qualche particolare del suo contenuto?

Stefano Piras: Per la mia tesi ho creato “un ambiente virtuale”, completo di musiche, personaggi enigmi da sbrogliare, nozioni da imparare, tragitti da percorrere e obiettivi da raggiungere, per dirlo in gergo stretto ho creato “un videogioco”.  Il mio videogioco è ambientato al Nuraghe Is Paras di Isili, “Idili” indica infatti la località nella quale si erge il nuraghe.

 

Stefano Piras - Photo by ACT
Stefano Piras – Photo by ACT

M.O.: Ti va di svelarci il genere, il pubblico di riferimento e la trama del tuo videogioco?

Stefano Piras: Certamente! Idili è un videogioco horror che si rivolge ad un vasto pubblico, precisamente a bambini, ragazzi e adulti, in quanto non è un horror violento e da esso si può imparare tanto. La Storia vede come protagonisti una coppia di turisti stranieri, Jhon ed Ellie, che vengono in Sardegna, più precisamente ad Isili, per celebrare il solstizio d’estate; finito il solstizio, decidono di trascorrere la serata al Nuraghe Is Paras poiché amanti della cultura e poiché ritengono che il nuraghe sia un luogo evocativo. Arrivati alla recinzione che delimita il territorio nuragico, Ellie ha fretta di entrare per raggiungere la tholos, che è la più alta e ben conservata in Sardegna; Jhon invece, si sofferma ad osservare la natura, così i due si separano e si perdono di vista.

È proprio qui che inizia il gioco, poiché lo scopo del giocatore è quello di far sì che i due ragazzi si ricongiungano. Affinché questo accada, il fruitore dovrà percorrere un sentiero e risolvere gli enigmi e acculturarsi attraverso le mappe informative. Ho voluto creare un percorso fruttuoso così ché gli espedienti sollecitassero la curiosità del giocatore che avrà la possibilità di documentarsi anche al di fuori del gioco stesso.

Per stimolare la vostra curiosità e spiegare meglio la mia idea di “percorso fruttuoso”, voglio svelarvi un piccolo passaggio di “Idili”. Nei pressi di un ruscello, c’è un cartello sul quale appare la scritta “Sa Friorosa”, il giocatore incuriosito, vi cliccherà sopra e leggera la leggenda; la lettura metterà in moto una sequenza che riprodurrà il pianto della fanciulla e da qui appariranno altri elementi simili per proseguire il gioco. “La Friorosa”, che è una figura appartenente alla nostra cultura mitologica e leggendaria, oltre a permettere al giocatore di proseguire il suo percorso nel videogioco, diventerà un incipit di acculturamento perché probabilmente, molti giocatori incuriositi dal personaggio e dalla sua storia, andranno alla ricerca di ulteriori informazioni per documentarsi e acculturarsi e, di conseguenza, potranno cercare nuovi siti archeologici collegati a questa figura e decidere di andare a visitarli.

 

M.O.: Devo proprio farti i complimenti per la genialità con la quale hai elaborato la tua tesi immagino che non si limiterà a restare tale, pensi di trasformarla in un progetto lavorativo?

Stefano Piras: Ti ringrazio tanto. Si, la mia tesi non resterà tale. Il progetto, giorno dopo giorno prende forma e, a breve, gli utenti potranno acquistare il gioco.

 

M.O.: Quindi a breve potremo acquistare il dvd del tuo videogioco nei negozi specializzati?

Stefano Piras: Non proprio. A breve sarà possibile effettuare un pre-acquisto del formato digitale del gioco. Il disco fisico non esiste e non esisterà mai perché è un sistema obsoleto e ha costi di produzione troppo elevati, l’acquirente riceverà un codice di accesso per poter giocare a “Idili” su una piattaforma.

 

M.O.: Con quale modalità gli acquirenti riceveranno il codice?

Stefano Piras: Ho pensato a due modalità. La prima, molto elementare, è per coloro che desiderano semplicemente fruire del gioco, queste persone riceveranno il codice di accesso attraverso il loro indirizzo e-mail. La seconda, molto elegante, è per coloro che, oltre all’utilizzo del gioco, desiderano avere fra le mani qualcosa che lo rappresenti. Sono cresciuto ad Isili, il paese che ha la tholos nuragica più alta e intatta, ma non solo, Isili è anche il paese del rame e del tessuto. Per questo, per le persone appartenenti al secondo gruppo, ho pensato di realizzare dei dischetti di rame sui quali farò incidere i codici di accesso. Ovviamente il dischetto sarà contenuto in una confezione assieme al libretto delle istruzioni.

 

M.O.: Come mai hai scelto il binomio “videogioco-archeologia”?

Stefano Piras: Amo l’archeologia da sempre. Quando, in Inghilterra, mi sono reso conto che mi mancava la mia terra, mi sono anche domandato quanto e cosa conoscessi veramente della sua storia, dei suoi miti, delle sue leggende, del suo territorio e, contemporaneamente, mi sono chiesto quanto la conoscessimo tutti. Attualmente, stiamo assistendo al fenomeno della “Gamification”, ogni cosa viene trasformata in gioco per essere più fruibile da tutte le persone di tutte le età.

Questo fenomeno cerca di legare in modo armonico l’utile al dilettevole. Attraverso “Idili” il dilettevole ovviamente è rappresentato dal gioco in se e per se; l’utile è rappresentato dalla consapevolezza e dall’acquisizione della nostra cultura, degli usi e dei costumi, della storia, dei luoghi. Nel contempo, desideravo trasmettere una visione moderna della sardità; credo sia necessario modernizzare il modo di comunicare, così come è necessario uscire dagli schemi per ritrovarsi e per stare bene con se stessi e con gli altri. Per cui, quale binomio migliore, per poter presentare la nostra Terra, in tutte le sue sfaccettature, a chiunque non la conoscesse a sufficienza o a chi non la conoscesse per niente?

 

M.O.: Quindi i due personaggi “stranieri” non sono stati inseriti a caso nel gioco?

Stefano Piras: Esatto! Ho scelto di proposito un uomo e una donna e ho scelto di proposito due stranieri perché desidero fortemente che il mio progetto possa raggiungere chiunque, affinché chiunque conosca e attribuisca il giusto valore personale al nostro sito, alla nostra storia, alla nostra cultura, anche perché, realizzare un progetto complesso affinché si rivolga ai soli residenti, è riduttivo e limitativo.

 

M.O.: Valorizzare la nostra identità è importante per programmare la crescita della nostra amata isola?

Stefano Piras: Si, penso sia indispensabile. Dobbiamo sfruttare la nostra identità per creare un tessuto economico che si basi sulla “qualità” e non sulla “quantità”, tutto questo sarà possibile se saremo in grado di offrire un servizio di qualità, un servizio unico, per il quale vale la pena visitare il nostro territorio, per il quale vale veramente la pena tornare. Per fare questo possiamo partire da una delle attività moderne più importanti: “Raccontare”.

 

M.O.: Hai fatto tutto da solo o ti sei dovuto rivolgere a qualche altro professionista?

Stefano Piras: L’idea, la progettazione e la gran parte del lavoro sono miei. Però, per ricreare all’interno del gioco gli oggetti del mondo reale, mi sono dovuto rivolgere ad un 3D designer.

Ho avuto la fortuna di essere affiancato da un mio compaesano e carissimo amico che ha conseguito questa qualifica, Alessio Porceddu, classe 1994, che è stato il mio braccio destro nella concretizzazione del mio progetto.

 

M.O.: Quanto hai speso per realizzare questo progetto?

Stefano Piras: Non avendo grandi risorse a disposizione, ho dovuto procedere in economia. Ho fatto da me tutto ciò che potevo. Mi sono istruito nei temi che non erano di mia competenza per non essere costretto a commissionare quei compiti a terze persone dietro compensi in denaro, e ho investito tutti i miei risparmi per acquistare il materiale necessario e per coprire tutte le spese accessorie, compresi i compensi riconosciuti al 3D designer.

 

M.O.: “Idili”, come abbiamo già detto, è ambientato al nuraghe Is Paras di Isili. Se un Comune o una cooperativa di gestione di un sito archeologico, dovessero contattarti per chiederti di realizzare un nuovo videogioco ambientato nel loro territorio, accetteresti l’incarico?

Stefano Piras: Certamente! Utilizzando un particolare software si scattano le foto dei luoghi reali e le si trasportano nel luogo tridimensionale creando gli sfondi. Potrei creare nuovi personaggi e inserirli nel contesto richiesto, aggiungendo i particolari del luogo, quali miti, leggende, flora e fauna, disegnare un percorso e rendere la storia fluida attraverso gli espedienti che di volta in volta i personaggi dovranno adottare per completare il gioco.

 

M.O.: “Idili” ha una particolarità, non è un gioco completo. Non lo hai finito di proposito, perché?

Stefano Piras: Innanzitutto mi mancano le risorse economiche per completarlo. Ma questo non è il motivo principale, perché vendendo i codici di accesso spero di recuperare un po’ di risorse.

La motivazione principale e a me più cara è che, essendo “Idili” un “piccolo gioco”, spero e credo tanto nei rapporti umani. Mi spiego meglio. Io sono un ragazzo comune, non sono una multinazionale, il gioco l’ho creato io ed è mio, sono facilmente raggiungibile attraverso i miei contatti e attraverso la piattaforma di gioco nella quale, ciascun giocatore, potrà esprimere il suo pensiero, compresi i suggerimenti per eventuali modifiche ed evoluzioni della storia. In questo modo ci sarà uno scambio e una soddisfazione intellettuale per entrambe le parti.

 

M.O.: Sei alla ricerca di un finanziatore per ultimare il tuo progetto?

Stefano Piras: No, non cerco un finanziatore. Non ho nessuna intenzione di svendere il mio lavoro facendomi prendere dalla fretta o dalla brama di incassare. Con questo non intendo però, che non mi servirebbe un finanziatore. Sono qui, ho tempo, credo nel mio lavoro e aspetto. Aspetto che qualcuno noti il mio progetto, che se ne innamori, che ci creda come ci ho creduto io e che mi faccia una proposta equa e dignitosa per portalo a compimento.

 

Idili - videogioco di Stefano Piras
Idili – videogioco di Stefano Piras

M.O.: Nel tuo ambito lavorativo credi ci siano prospettive di crescita in Sardegna?

Stefano Piras: Sì, ci sono grandi prospettive di crescita. Utilizzare questo tipo di strumento, in diversi ambiti, oltre quello archeologico, storico e culturale, ci permetterà di stare al passo con i tempi e ci permetterà di crescere culturalmente in modo piacevole.

 

M.O.: Che strategie pubblicitarie hai intenzione di adottare per divulgare il progetto e per vendere i codici di accesso al gioco?

Stefano Piras: Per il momento, non avendo grandi risorse, mi affiderò ai social nei quali divulgherò il progetto e il videogioco. Inoltre, farò delle presentazioni nei comuni che vorranno ospitarmi; in queste occasioni parlerò del progetto, farò delle dimostrazioni del videogioco e venderò i codici personali di accesso alla piattaforma affinché ciascun acquirente possa giocare da casa.

 

M.O.: Abbiamo iniziato il nostro incontro parlando di musica e siamo arrivati a parlare di videogiochi e di territorio nella sua globalità, vorrei dire a gran voce che “Idili” è il tuo biglietto da visita. Cosa vuoi comunicare a chi, tenendolo fra le mani, lo leggerà?

Stefano Piras: L’elemento musicale non è in primo piano. Attraverso il videogioco, ho voluto creare un sistema che contenesse una moltitudine di arti. “Idili” è il mio curriculum, la manifestazione delle mie capacità. Per cui vorrei dire, a chi terrà fra le mani il mio biglietto da visita: “Ecco, io sono questo, una moltitudine di arti e capacità, tieni presente la mia figura non solo in riferimento alla musica.”

 

M.O.: Il tempo trascorso a parlare con Stefano è volato, ci siamo dovuti lasciare perché gli impegni della vita di ciascuno ce lo hanno imposto. Vorrei chiudere l’articolo con una sua bellissima affermazione che vuole essere un incoraggiamento, non solo per i più giovani, ma per ciascuno di noi: Un sogno può diventare reale anche se non hai i soldi necessari per concretizzarlo. Non devi arrenderti, ci devi credere fino in fondo, devi lavorare sodo e devi cercare di valorizzarlo con tutte le risorse che hai a tua disposizione. Inoltre, non devi svenderlo per premura di raccoglierne i frutti. Se sarai paziente, i frutti matureranno e le annate saranno abbondanti.”

 

Written by Manuela Orrù

 

Info

Per contattare Stefano Piras per acquistare il gioco: e-mail: stefanopirasprd@gmail.com

Per avere informazioni sul progetto o fissare una presentazione dello stesso nel tuo paese di residenza: e-mail: progettoidili@mail.com

Pagina Instagram: idili_sardiniangameprogect

 

 

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