“Corrispondenze” poesia di Eugenio Montale: un miraggio di vapori vacilla

“Corrispondenze”

Eugenio Montale - poesie - Corrispondenze
Eugenio Montale – poesie – Corrispondenze

Or che in fondo un miraggio

di vapori vacilla e si disperde,

altro annunzia, tra gli alberi, la squilla

del picchio verde.

 

La mano che raggiunge il sottobosco

e trapunge la trama

del cuore con le punte dello strame,

è quella che matura incubi d’oro

a specchio delle gore

quando il carro sonoro

di Bassereo riporta folli mùgoli

di arieti sulle toppe arse dei colli.

 

Torni anche tu, pastora senza greggi,

e siedi sul mio sasso?

Ti riconosco; ma non so che leggi

oltre i voli che svariano sul passo.

Lo chiedo invano al piano dove una bruma

èsita tra baleni e spari su sparsi tetti,

alla febbre nascosta dei diretti

nella costa che fuma.

 

Corrispondenze” è stata tratta dalla silloge “Tempi di Bellosguardo”.

 

Eugenio Montale - Photo by Federico Patellani, Milano, 1964
Eugenio Montale – Photo by Federico Patellani, Milano, 1964

Ultimo di sei figli di un grosso commerciante, Domenico Montale (madre: Giuseppina Ricci), Eugenio Montale nacque il 12 ottobre del 1896 a Genova (morto il 12 settembre del 1981 a Milano). Trascorse la sua infanzia ed adolescenza a Genova nella stagione invernale mentre in quella estiva la famiglia era solita recarsi nella villa a Monterosso, nelle Cinque Terre. Di salute cagionevole perse qualche anno di scuola, e si diplomò come ragioniere.

Con la sorella Marianna, però, si dedicò allo studio del canto presso l’ex baritono Ernesto Sivori sino al sopravvento dell’interesse verso la poesia e la letteratura. Le letture che Montale preferì furono Rousseau e Constant, Baudelaire, Mallarmé, Maurice de Guerin, Jammes, Lemaître, Valéry, Campana, Onofri, Manzoni, Cervantes, Gentile, Croce.

Fra i suoi conterranei ebbe stima profonda per Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Boine e per il poeta e scrittore Camillo Sbarbaro (1888-1967) a cui fu legato da una stretta amicizia ed a cui dedicò anche una silloge intitolata “Poesie per Camillo Sbarbaro”.

Come lo stesso Montale dichiara nel 1976 in “Confessioni di scrittori (Intervista con se stessi)”: «L’argomento della mia poesia […] è la condizione umana in sé considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio […]. Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia

Filomena Gagliardi nella recensione del libro “Satura” (Mondadori) scrive: “In generale, quella di Montale è una poesia dell’oggetto, della concretezza, anche nel senso che essa stessa può diventare oggetto da dare in dono. L’unico modo per rendere vivo qualcuno che è morto è porgergli oggetti votivi: e quale oggetto votivo merita più della poesia? E così, paradossalmente e malgrado le intenzioni dello scrittore genovese, la poesia torna centrale: non sarà certo l’assoluto, ma è il meglio che si possa dare. […] Leggete più Montale e amatevi di più, con complicità e con ironia, ma in modo intenso e meta-fisico, oltre i difetti, oltre le piccole brutture, oltre le mille contraddizioni. Satura, del resto, indicava anche l’insieme degli argomenti vari insiti nel genere satirico: tutta la poesia, però, può aspirare a cogliere le innumerevoli sfumature possibili del reale!”

 

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