“Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto: la quaestio linguistica

Il 22 aprile 1516, presso l’editore Giovanni Mazocco, usciva a Ferrara la prima edizione dell’Orlando furioso, opera stilata da Ludovico Ariosto.

Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
Orlando Furioso di Ludovico Ariosto

Nato a Reggio Emilia nel 1474, presso il ducato di Ferrara ricoprì svariate cariche amministrative e politiche. Morì nel 1533 a Ferrara.

L’opera fu oggetto fin da subito di un’intensa attività di revisione, un labor limae che sarebbe confluito prima in quella edizione intermedia del 1521 e culminato infine in quella definitiva del 1532.

L’operazione adottata dall’autore fu un’autentica riscrittura dell’opera che comportò l’ampliamento della stessa che passò da quaranta a quarantasei canti, una ristrutturazione dell’intreccio in vari episodi ma soprattutto una revisione linguistica per ottemperare ai dettami sanciti dalle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo che ormai si stavano imponendo nel panorama letterario.

Ne consegue che il Furioso noto a noi contemporanei è quello redatto nel toscano letterario articolato sui modelli dei noti trecentisti e che ha costituito la lingua dominante fino ai primi del secolo Novecento.

Discorso diverso va attribuito invece al primo Furioso che incarnava liberamente il toscano intriso di latinismi, di lessico del volgare padano e di termini espressivi popolari. Una lingua insomma che palesemente trasudava imperfezione seppure questa fosse indicativa di una spiccata creatività, che si sviluppava ottava dopo ottava.

Come riportato su InternetCulturale: “Questa normalizzazione linguistica fondata sulla lezione delle Prose della volgar lingua del Bembo, riscontrabile nella terza edizione del 1532, è un tipo di operazione che sancisce la fine della koinè quattrocentesca, fondata su lombardismi e latinismi, particolarmente presente in Boiardo e già stemperata nella prima edizione del Furioso nel 1516.

L’Ariosto mantiene tuttavia un ampio potere di mediazione tra i modelli, con interferenze di vario tipo, di matrice dantesca e quattrocentesca, attinenti ad un ‘classicismo cortigiano’, intriso di varietas, fruibile dal pubblico contemporaneo e non sterilmente cristallizzato dal solo modello descritto dal Bembo.”

A questo tipo di attività di regolarizzazione Ludovico associa anche la riduzione delle costruzioni asimmetriche, convertendole in forme più armoniose (come, ad esempio, nel verso iniziale del canto primo, il passaggio dalla prima redazione: ‘Di donne e cavallier li antiqui amori’, alla terza redazione: ‘Le donne, i cavallier, l’arme gli amori’).

Ariosto rende quindi ulteriormente elegante il linguaggio, eliminando le forme dialettali e latinismi. Il poeta ambisce all’equilibrio ed all’armonia anche nella forma e le raggiunge attraverso la regolarità del ritmo, dei toni ed all’utilizzo di parallelismi e simmetrie.

“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.” – Incipit Orlando furioso

Ludovico Ariosto
Ludovico Ariosto

Non si può dunque affrontare un discorso sulla ‘lingua’ e sullo ‘stile’ nel Furioso scindendolo dalle tre diverse redazioni del romanzo essendo stato il lavoro di correzione linguistica e stilistica notevole: “La maggior parte delle correzioni ariostesche rappresenta un assorbimento a spirale, centrale, lirico, dell’enunciato prima continuo, orizzontale” (Contini).

 

Written by Manuela Muscetta

 

Bibliografia

Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, Rizzoli, 2012

 

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