Intervista di Emma Fenu ad Ernesto Torta sul meticciato letterario e il bar itinerante

“Ho sempre mischiato/ Diabolik e Kant/ Hemingway e l’uomo ragno,/ Kubrick King e le figurine,/ la briscola perfino con il bridge/ mi sento meticcio,/ quando si tratta di cultura/ Zanardi mi guarda di sguincio/ i fratelli Karamazov/ mi tengono in un angolo/ Faulkner mi porta a Durango/ Dylan mi elettrizza un fandango/ poi arrivi tu/ e mi rivoluzioni il mondo/ mi riordini il cervello/ mi spieghi i fatti/ cominciando dai primi passi…” – Ernesto Torta

Ernesto Torta - intervista
Ernesto Torta – intervista

Ho conosciuto Ernesto Torta di persona, a Torino, durante un evento a cui ero stata invitata da lui e Maria Antonietta Macciocu per parlare di meticciato letterario: di cosa si tratta ve lo spiegheremo nel corso dell’intervista.

Ernesto è un poeta, uno scrittore, un compositore di canzoni e testi teatrali, un sognatore, un idealista, un disilluso, un romantico, un padre responsabile, uno che non si è mai arreso e che, in fin dei conti, ci crede nella bellezza della vita.

Nato a Jesi nel 1958, collabora come pubblicista al Corriere Adriatico, poi viene assunto in Eridania, fonda una cooperativa A.r.c.o. (coop Artisti riuniti in cooperativa) e attende molto prima di pubblicare: inizia con un fantasy pop, “La Nuvola”, a cui fa seguito la prima silloge “Graffi”. Notato da diverse case editrici, sceglie di pubblicare per Divina Follia Edizioni la silloge “Amo una vita luce a volte ombra”, poi il romanzo memoir “C’era un ragazzo…” a cui fa seguito il libro “Scrivo di notte e… ho una moleskine”, dove si intrecciano poesie e racconti.

Organizza spettacoli teatrali al “Piccolo” di Jesi, dove porta autori da tutta Italia; sarà anche al “Fuori Salone” di Torino con la fotografa internazionale Aurora Maletik. E non finisce qui: il futuro di Ernesto Torta è ricco di sorprese e progetti.

 

E.F.: “C’era un ragazzo…” è il titolo del tuo romanzo. Cosa resta di quel ragazzino con i capelli ribelli e la camicia a quadretti nell’uomo di oggi?

Ernesto Torta: “C’era un ragazzo…” è sia un romanzo autobiografico che un romanzo storico visto con gli occhi di un giovane che sognava di scrivere, ma aveva l’umiltà di chi ha letto moltissimo e sa perfettamente che ci sono stati autori immensi. Di quel ragazzo oggi è rimasta la stessa meraviglia e lo stesso rispetto per la letteratura e, soprattutto, la stessa ironia e gioia di vivere, sapendo che capita una volta sola.

 

E.F.: Qual è l’urgenza della letteratura contemporanea? Comunicare?

Ernesto Torta: La letteratura contemporanea, a mio avviso, dovrebbe sorprendere e avvicinare un lettore giovane capire i meccanismi che catturino la curiosità e che lo portino a voler conoscere. Comunicare è sempre la chiave: si deve essere bravi dare ritmo e profondità, tenendo incollato alle pagine chi legge.

 

E.F.: Leggere e scrivere sono premessa di libertà?

Ernesto Torta: Leggere e scrivere rendono consapevoli e quindi più liberi, anche se il concetto di libertà è sempre legato alla relatività.

 

E.F.: La scrittura è un viaggio interiore o un viaggio verso l’altro? O entrambi? 

Ernesto Torta: Si scrive per essere letti. Chi dice il contrario bara. Poi che lo si senta come un’esigenza può essere vero all’inizio, ma poi occorre acquisire il mestiere. Ho aspettato tanto prima di tentare la scrittura perché a me interessava essere riconoscibile, avere un mio mood di esporre e essere empatico.

 

E.F.: Raccontaci il “Bar Itinerante”.

Ernesto Torta
Ernesto Torta

Ernesto Torta: Il “Bar Itinerante” è una mia invenzione che prende spunto dal mio primo libro, “La nuvola”, un’opera pop che mi ha permesso di entrare nella scrittura e mi ha fatto conoscere tanti artisti nel Web; allora ho inventato questo pulmino magico che può viaggiare dappertutto e che imbarca chiunque voglia dal Web passare alla conoscenza diretta.Io e alcuni miei amici costruiamo degli spettacoli nella mia città dove invitiamo chiunque voglia venire. Ogni spettacolo parte dalla base delle mie poesie dei miei racconti dei miei romanzi, ma poi dà spazio a chi interviene e si entra gratuitamente. La bellezza è che in questi anni tutti si sono innamorati di Jesi e di noi artisti folli e sono nate grandi collaborazioni. L’ultima a livello di scrittura con Maria Antonietta Macciocu, una grande scrittrice sarda che anche tu conosci, e a livello di eventi con te, Valeria Bianchi Mian e Pier Bruno Cosso, tutte voci anche di Oubliette Magazine. E non finisce qui. Adoro scrivere di tutto e sperimentare. Per esempio scrivo anche testi per canzoni e mi piace moltissimo.

 

E.F.: Cos’è il meticciato in letteratura?

Ernesto Torta: Il meticciato è questo: far incontrare la letteratura con la musica, con la pittura, con la storia, con la poesia, con la fotografia e con le altre arti. Per esempio le copertine dei miei libri le faccio fare sempre ad artisti che sono miei amici, mi diverte vedere come interpretano ogni volta i miei pensieri. In cambio mi raccontano la loro arte e io imparo sempre qualcosa di nuovo.

 

E.F.: Lasciaci con alcuni tuoi versi su cui riflettere e rifletterci. 

Ernesto Torta: Credo che questa sia adatta a raccontarmi da poeta anche se a me piace definirmi “uno che scrive “.

“Non sarò mai serio”

“Non leggerò mai/ le mie poesie/ una volta scritte/ non sono più mie/ il significante/ il significato/ si sbaglia nel giudizio/ quando si è conosciuto/ chi crede di essere unico/ non sa fare da conto/ abbiamo mille modi/ per scendere dal letto/ abbiamo mille volti/ e come gli attori/ diventiamo altri/ attraversiamo i muri/ sconfiniamo spesso/ in altri pensieri/ il genio nasce ladro/ entra nei desideri/ la silloge/ la consonante e/ la vocale/ sono altri limiti/ da valicare/ tutto sembra nostro/ in pochi momenti/ eppure/ siamo pittori/ di singoli tormenti/ non leggerò mai/ nemmeno un mio racconto/ ho una macchina fotografica/ il sogno di/ un bambino/ tutto il resto/ è vostro/ gustatelo adesso.”

 

Written by Emma Fenu

 

 

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