“Il pettirosso” poesia di Enrico Pea sulla Pasqua

“Il pettirosso”

Enrico Pea - Il pettirosso - Poesia di Pasqua
Enrico Pea – Il pettirosso – Poesia di Pasqua

Il pettirosso, ch’è di me più saggio,

non si lamenta se il raccolto è scarso.

se la neve ha coperto le campagne,

se l’acqua s’è gelata alla sua sede

e se il vento stentegna il suo ricetto.

Dopo l’annata magra ecco che viene

l’abbondanza nell’aria e dopo il verno

il ruscello ricanta, il vento è brezza,

al pettirosso dolce ninna nanna.

Il pettirosso ch’è innocente e bello

sa che la Provvidenza lo sostenta,

sa che chi pate è poi racconsolato,

conosce il sangue, il pianto e la speranza

come ogni creatura che si lagna,

ma non conosce la disperazione.

 

Il pettirosso che porta le insegne

di Cristo sul candore del suo seno,

che fu presente al pianto di Maria

quando la terra si coprì di nubi,

l’augellino prescelto a colorirsi

d’una stilla di sangue di Gesù,

vive, paziente, d’ogni Provvidenza,

sicuro aspetta, spera, crede e canta,

si specchia al cielo che gli pare suo!

 

Il poeta e scrittore Enrico Pea (Seravezza, 29 ottobre 1881 – Forte dei Marmi, 11 agosto 1958) ha avuto un’infanzia difficile: rimasto orfano giovanissimo visse con il nonno e la sua dicotomia di saggezza e violenza. Dopo un periodo al convento dei frati di San Torpè (Pisa) si imbarcò come mozzo da Livorno verso l’Egitto.

Ad Alessandra, trasformando una soffitta nella celebre “Baracca rossa”, impara a leggere ed a scrivere. Conosce Ungaretti e lo ospita nella sua Baracca, il poeta lo aiuterà con gli studi, con la scrittura e con la pubblicazione del suo primo libro “Fole – racconti di vita marinara”.

Rientra in Italia, precisamente a Viareggio, dopo la fine della Prima guerra mondiale, avvicinandosi alla fede cristiana. “Moscardino” edito nel 1922 è forse l’opera più celebre dell’autore e vanta la traduzione in inglese del poeta Ezra Pound.

La poesia “Il pettirosso” riprende la leggenda legata alla Pasqua secondo la quale un uccellino, vedendo Gesù sofferente sulla croce a causa della corona di spine conficcate nella carne, si avvicinò e con il becco tolse le spine che lo torturavano. Nel farlo alcune gocce di sangue macchiarono le piume grigie dell’uccellino che così divenne il pettirosso.

 

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