La Casa dei Tarocchi #28: “Dal Matto al Mondo” di Francesca Matteoni

Riflettere è avvolgere il fil rouge per rimandarlo all’inizio, è ripiegamento al centro al fine di riprendere il capo da capo e procedere in avanti scrivendo per esempio una nota sul diario di bordo; è dedicare un pensiero all’esperienza vissuta, è ponderare alchemicamente il volatile e sfrangiare il fisso, così come sono in procinto di fare io stessa adesso, seduta alla scrivania in questa dimora immaginale che è la mia rubrica tarologica giunta alla ventottesima puntata.

La casa dei tarocchi 28 - Dal Matto al Mondo
La casa dei tarocchi 28 – Dal Matto al Mondo

Un giro di Luna, in pratica. Al lume di una lampada di sale – invocando in mio supporto un Sal che sia sapiente – mi soffermo sulle idee emerse dalla lettura di un viaggio avventuroso. Si tratta del percorso compiuto da Francesca Matteoni a bordo di una nave Arcana, e non a caso opto per la lettera maiuscola. Seguo il periplo dell’autrice attraverso i sette mari – volevo dire “i settenari” – degli Arcani maggiori, vado oltre, mi spingo tra i marosi dei minori fino al punto di Sole nell’uovo.

Il tuorlo, l’albume e il guscio sono evocati in me a partire dall’uovo stilizzato che accompagna la lettura dalla copertina del libro al taglio; l’elemento in questione occhieggia nel mio tragitto come soggetto di un flip book.

Se per Jodorowsky l’uovo fu galeotto, se fu protagonista in sordina di un tracciato simbolico che dalle gonne della Papessa introversa sboccia in danza al nudo Mondo, è di certo nel regno di Madama Alchimia che vado a cercare lo spunto ermetico per fissare il concetto mercuriale prima che mi sfugga, per rendere leggiadro il mio transito nei ventidue Arcani “emotivi” e immaginali della Matteoni. Altrove ho scritto: “Posso solo immaginare che il tuorlo, del quale desidero adesso gustare il sapore, sia tema per una favola che racconta di quella gallina capace di creare l’oro. L’uovo è un elemento archetipico davvero speciale perché in sé culla il maschile e il femminile, l’astro solare e la Luna”. (L’uovo magico, una fiaba alchemica, di Bianchi Mian V. e Marra V.)

Dal Matto al Mondo(Effequ, 2021), l’autrice sa condurci con leggerezza e profonda audacia nel regno poetico, letterario, fiabesco, artistico dei tarocchi, tessendo un arazzo cangiante che interseca i versi di T.S. Eliot, di William Butler Yeats e di tanti altri poeti alla narrazione autobiografica, al racconto sincero della relazione giocosa, culturale e affettiva della stessa Matteoni con il mazzo degli Arcani.

D’altronde il gioco è cultura e sempre crea cultura mescolando e rimescolando contenuti: Johan Huizinga docet. Spunti cinematografici, paesaggi sognati e scorci di vita goduta come un dolce donano a questo saggio – dalla copertina a sfondo nero con uovo d’oro – la densità gustosa del secondo, nel suo doppio ruolo di cibo per l’anima e di creatura in potenza, mistero comprensivo del punto di partenza e dell’evoluzione del soggetto.

“Tutto inizia sempre come un gioco. In questo caso un gioco di carte toscane nella cucina di mia nonna”: è attraverso l’arte culinaria delle parole che torniamo al là e allora di un ben noto rubamazzo – alzi la mano chi non ha giocato! – e vediamo scorrere “i paggi e i re, gli assi”, dotati di straordinari e ignoti “poteri”, incitazioni per aprire il sipario e formare l’immaginario sagace di una bimba che già nel cognome contiene e cova il seme del Matto.

Scrive Carl Gustav Jung: “Il punto è il simbolo del centro creativo e misterioso della natura”, e ancora “il centro della natura è il punctum Solis nell’uovo. Di esso si dice, in un commento alla Turba (dei Filosofi) che è il germe dell’uovo nel tuorlo. Di questo punticino, la sapientia Dei ha creato con la parola creatrice l’immane macchina del mondo” (Mysterium Coniunctionis, pag. 48).

Scorrendo le pagine di uovo in uovo esploriamo gli Arcani maggiori e minori, osserviamo l’iniziazione di Francesca che avviene a partire dai nàibi per approdare al mazzo completo delle figure archetipiche dei tarocchi – di solito io scrivo Tarocchi, ma ancora, in questo articolo, scelgo di seguire la linea dell’autrice. La via del simbolo è costellata di icone indimenticabili; si attiva l’eco dei cartoon che evocano la mia stessa infanzia. Come dimenticare la mitica Maga Magò, “strega che dimorava in una capanna cadente nel bosco”?

Francesca Matteoni
Francesca Matteoni

Fracensca Matt-eoni a cinque anni avvia il proprio pellegrinaggio interiore trasformativo e oggi svela una mappa che ognuno di noi può cogliere al meglio, perché si tratta di un “viaggio emotivo”, un’avventura che si può esperire soltanto seguendo le carte come un esploratore, tuffandosi nel mazzo tra come una nuotatrice, facendo il giro del Mondo, perché, come la stessa autrice afferma, il rapporto con gli Arcani è individuale, Ogni volta ci si sente “come il Matto” nel ricominciar da capo.

Nella notte scura dell’anima, nel buio della nigredo, operano con coraggio gli alchimisti. Tra le pagine dei testi ermetici, il procedimento che trasmuta il piombo in oro Mondo è spesso descritto dagli adepti come un viaggio – ad esempio, nel lavoro filosofico del medico Michael Maier, quella Atalanta Fugiens, 1670, citata da Jung nei testi dedicati all’Ars. La Matteoni, a parer mio, è immersa nella propria Grande Opera, fa magie nel laboratorio dei tarocchi socchiudendo e poi spalancando generosamente ai lettori la potenza vitale contenuta in quella creatura polifonica che sono gli Arcani, quando dai ruoli della vita di corte trasformano la materia negli astri simbolici, grazie all’apporto di immagini tra le quali senza dubbio fa capolino la tredicesima, memento mori dell’anima.

L’autrice amplifica e approfondisce ogni carta, ed è importante operare amplificando, proprio come adorano i gestaltisti ma anche gli junghiani – Claudio Widmann, in questo caso, docet.

Il viaggio dal Matto al Mondo è individuativo. La traccia apparentemente semplice è al contempo complessa perché i tarocchi ci forniscono porti temporanei ai quali attraccare, e così Francesca Matteoni opera, cuoce, cuce e intreccia, solve et coagula i passaggi, il passo del Matto al Mago – “l’unico e il solo”.

Dal regno del Mago salpa e indica la porta dell’antro della Sacerdotessa, per andare poi a conoscere “le molte vite dell’Imperatrice”, “la volontà dell’Imperatore”, fino a esplorare “la crisi del Gerofante”. Incontra gli Amanti che si incontrano e ci invita a “salire sul Carro” per fare i conti con la Bestia – “le fauci della Forza” – poiché predilige la numerazione dei Rider Waite Smith, con la Giustizia che si pone prima dell’Appeso a dare l’equilibrio necessario ad affrontar la prova più dura.

La Giustizia impassibile ha alzato la spada, scandito il suo verdetto”,pesando le nostre anime”, portando la nostra coscienza a testa in giù, nella terra dell’Appeso. In questa dodicesima carta, l’autrice vede “uno degli Arcani più potenti e rivoluzionari, definito punto di svolta ed evoluzione del primo Arcano, il Mago, con cui cominciamo l’avventura”.

Dopo la Forza, seguiamo il “silenzio” dell’Eremita. “Ho incontrato l’Eremita nei viaggi in solitaria, in alcuni pomeriggi estivi nella tundra scandinava” racconta la Matteoni, sussurrando scorci fiabeschi mentre dipinge paesaggi fantastici.

Ruota, Giustizia, Appeso ci fanno l’occhiolino prima di “attraversare la Morte” e svelare “le ali della Temperanza”, fino a trovare il Diavolo al “crocevia”, per “rompere l’incantesimo della Torre”, “alzare gli occhi alla Stella”, “sulla Luna”, “dentro il Sole”, “sorgere nel Giudizio” e, finalmente, “abitare il Mondo” (mi piace moltissimo “abitare il Mondo”, e lo scrivo spesso anch’io, pensando a Edgar Morin, ndr.) per poi ricominciare.

Francesca Matteoni non disdegna affatto, oltre all’aspetto narrativo e poetico, la funzione divinatoria del tarocco. Laureatasi con una tesi sull’esoterismo e la mitologia nell’opera di William Butler Yeats, che fu Magister Templi dell’Ordine Ermetico noto come Alba Dorata, Golden Dawn, dal 1890 circa. Con il nome di Festina Lente, locuzione paradossale per chi agisce con prontezza ma anche con attenzione.

L’autrice rimescola le carte del mazzo Rider-Waite Smith, dove Smith sta per Pamela Colman, illustratrice e pittrice britannica che nel 1910 ha creato, partendo dalle indicazioni di Arthur Edward Smith, il mazzo più importante del Novecento, senza disdegnare il più tardo Tarot Thoth di Crowley (1938-43) dipinto da Lady Frieda Harris, e amplifica rimescolando mazzi fantastici, onirici, connessi con la mitologia celtica, e nuovi mazzi artistici.

Spesso citati nel testo, i due frutti emersi dai semi della Golden Dawn ci accompagnano nel tragitto, amalgamandosi al racconto che presenta ai lettori e alle lettrici i “settantotto specchi” della vita.

“Eccoli, i tarocchi. Li guardo mentre si allungano in oggetti familiari: coppe, spade, bastoni, denari – lascio che un’immagine porti all’altra, cosicché la coppa diviene calice dell’acqua della vita; la spada una lama che separa il giusto dall’ingiusto; il bastone si fa bacchetta da rabdomante; i denari tintinnano in una moneta che dice la fortuna.”

Dal Matto al Mondo di Francesca Matteoni - Photo by Valeria Bianchi Mian
Dal Matto al Mondo di Francesca Matteoni – Photo by Valeria Bianchi Mian

“Gli arcani maggiori si sviluppano in ventuno carte, a loro volta divisibili in tre gruppi di sette, secondo le fasi dell’esperienza. Appartengono al primo gruppo il Mago, la Sacerdotessa, l’Imperatore, il Gerofante, gli Amanti, il Carro – ovvero gli aspetti primari del nostro esistere, confrontarsi con la società, trovare la propria strada; seguono la Forza, l’Eremita, la Ruota, la Giustizia, l’Appeso, la Morte, la Temperanza – le virtù spirituali, l’incontro fra l’umano e il destino, la legge morale e i limiti che fanno di noi ciò che siamo; chiudono il Diavolo, la Torre, la Stella, la Luna, il Sole, il Giudizio, il Mondo – potenze demoniache e astrali, che in noi si attivano, amplificano la dimensione del Fato.”

E il Matto?

Tra gli arcani si muove “senza numero e senza apparente scopo” il personaggio privo di intenzione,creatura ignara, assorbita nell’immaginario”.

Possiamo guardare al Matto come allo stesso l’immaginario, come al rappresentante di un inconscio mercuriale che non ha confini.

Se fossimo come lui, se ci identificassimo completamente, perderemmo persino il limite permeabile dell’Io-Pelle, saremmo Puer privi di qualsiasi definizione. Se lui fosse assente, invece, i ruoli sociali e personali si irrigidirebbero, trasformandoci in Personae senza appello – le maschere del No che non cambiano espressione. Il Matto, insomma, va assunto con moderazione. 

L’autrice, il Matto, ce lo descrive comezero come un buco da cui emergere o in cui precipitare”. Un buon punto dal quale cominciare a conoscere l’uovo del Mondo, perché “il Matto dei tarocchi – scrive Francesca – si riverbera in ognuno degli Arcani”, e fornisce il fuoco sciamanico al viaggio, una scoperta che non finisce mai.

 

Written by Valeria Bianchi Mian

 

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