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“Presenze che sussurrano” di Algernon Blackwood: i libri sono universi che ci parlano

Presenze che sussurrano” di Algernon Blackwood: Jones è uno scrittore dotato di una fervida immaginazione ma aveva un difetto: era troppo impressionabile.

L'ora degli spettri. 29 storie di fantasmi
L’ora degli spettri. 29 storie di fantasmi

Di conseguenza non sempre riusciva a focalizzare la mente su un’idea, su un progetto, poiché subito rischiava di esser preso da una miriade di altre idee: un semplice racconto diventava per lui un caotico percorso che si sfaldava in se stesso.

Per questo motivo, quando lavorava su un’idea breve e definita, preferiva una stanza vuota, senza quadri, mobili o libri o niente che potesse suggestionarlo e con il lucernario che dominava sullo sfondo – fatto solo d’inchiostro, carta bianca e un’immagine chiara nella sua mente[1].

Una stanza spoglia, dunque.

Ma non era da solo.

Una notte, svegliatosi e ricercando l’ispirazione che poche ore prima sembrava aver trovato, “sentì un suono di mormorii confusi negli angoli della stanza e si accorse, con una fitta di paura, che coloro che bisbigliavano erano in piedi proprio accanto al suo letto”[2].

Era circondato… Da che cosa?

Si mise a sedere, rendendosi conto che quelle voci lo stavano attaccando, “e che una ventina di altre menti, potenti, attive e immaginative si agitavano e battevano sulle porte della sua immaginazione”[3].

Queste voci gli parlavano tutte insieme, allo stesso tempo, in una sorta di ossessiva ispirazione.

Ma non erano caotiche: sembravano presentarsi a lui con una certa sequenza.

Erano al contempo voci, immagini e sensazioni e ognuna voleva essere ascoltata e vissuta.

Jones rinunciò al tentativo di dar loro un ordine: semplicemente, si lasciò attraversare da ognuna di esse.

“Tutte le attività che si dibattevano nella mente umana sin da quando era stato creato il pensiero, arrivavano rimbombando, scontrandosi, lottando per essere espresse contro l’imbottitura immaginativa di cui la sua mente era costruita[4].

Lo scrittore non cercò più di contrastarle, finché, stremato, non cedette al sonno, un sonno che gli permise di trovare la segreta armonia di tutto quel caos di suggestioni.

Il mattino seguente, volendo vederci chiaro, chiese a suo cugino (che gli aveva messo a disposizione l’attico), che cosa vi fosse dentro. “”Libri, solo libri” fu la risposta. “Vi ho tenuto dentro la mia ‘biblioteca’ per mesi, senza aver modo di usarla[5].

Algernon Blackwood - Copyright Norman Parkinson Archive
Algernon Blackwood – Copyright Norman Parkinson Archive

A suo dire, poi, aveva la convinzione che, quando i libri restano chiusi e relegati in un angolo per tanto tempo, “le menti che li hanno scritti si agitino irrequiete e…”[6].

E cosa?

Prendono vita?

Si manifestano a chi sa percepire ciò che sta oltre il velo dei sensi?

Oppure è stato soltanto frutto della iperattiva mente di Jones e quelle voci erano soltanto le sue idee e le sue ispirazioni che dovevano soltanto affiorare chiaramente per poi raggiungere un’ordinata armonia?

Anche se così fosse, ciò non toglie che un libro è un qualcosa di vivo.

Un libro è un universo di idee che si è progressivamente formato e che mai smette di parlarci.

Questo sono i libri: universi che ci parlano.

 

Written by Alberto Rossignoli

 

Bibliografia

Algernon Blackwood, “Presenze che sussurrano”, in AA.VV., “L’ora degli spettri. 29 storie di fantasmi”, a cura di Pietro Guarriello e Giuseppe Lo Biondo, Edizioni Hypnos, Segrate 2017.

 

Note

[1]    Algernon Blackwood, “Presenze che sussurrano”, in AA.VV., “L’ora degli spettri. 29 storie di fantasmi”, a cura di Pietro Guarriello e Giuseppe Lo Biondo, Edizioni Hypnos, Segrate 2017; p. 132.
[2]    Ibidem, p. 133.
[3]    Ibidem, p. 133.
[4]    Ibidem, pp. 134-135.
[5]    Ibidem, p. 135.
[6]    Ibidem, p. 135.

 

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