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“Il circolo degli ex” di Massimo Vitali: la comunicazione simulata e fraintesa

Ho letto le prime cento pagine del romanzo e non so ancora rispondere all’interrogativo che mi posi allorché lessi l’annessa dedica scritta dall’autore. Riuscirà alla fine il nostro eroico lettore a svelare l’arcano?

Il circolo degli ex di Massimo Vitali
Il circolo degli ex di Massimo Vitali

Questo romanzo tratta non dell’incomunicabilità ma della comunicazione simulata e fraintesa. Un’avvertenza: l’autore è sì felsineo, ma non falsineo.

Pietro, l’io narrante, che può fare, se non narrare?: “… credo sia stato proprio da quell’istante che ho capito che qualcosa dentro di me si era rotto per sempre…”quel qualcosa era ex-agerato, uscito dall’argine, per ricrearne uno nuovo (oppure lavato col noto detersivo; è sempre più difficile inventare il quasi nuovo da quel quasi nulla che è l’ordine in cui vivacchiamo). Tutto scorre: concetto che fu espresso due o tre millenni fa. Lo studioso Gino Ruozzi sta indagando da anni a proposito della poetica annessa agli argini dei fiumi e chissà se prima o poi ex-agererà anche lui, donandoci la sua (umida) novità in proposito.

Intanto Pietro ha aggiunto questo pensiero: “… la verità è che devo imparare a convivere con le rotture.” – il cosmo stesso, alla fine non è che una rottura di… di… di stati e di simmetrie! Insomma: è Khaos! E non ci si capisce più nulla…

Una frase che sarebbe piaciuta a Denis De Rougemont: “Non ho idea del motivo per cui quando sono con Ginevra, vorrei essere da un’altra parte nel mondo, mentre quando non sono con lei, il mio mondo diventa Ginevra.” Nel suo L’amore e l’occidente Denis scrisse che Orfeo diede il meglio di sé come poeta dopo aver (deliberatamente?) causato la morte definitiva di Euridice. Inoltre spiegò in che modo l’amore fra Tristano e Isotta crescesse quanto più i due colpevoli amanti erano distanti l’uno dall’altro e che, dormendo insieme, una spada divideva i loro corpi smaniosi.

Eros e Thanatos, la lontananza sai è come il vento, Vattene amore!, Mi manchi!, ma se te ne voli Colà quello che mi lega a te renderà sublime nonché eterno il nostro amore.

Di cosa stavo cianciando? Ah! Del romanzo di Massimo Vitali! Il quale non è solo uno scrittore, ma un vero performer. Durante la sua esibizione mi ha trasformato da lettore a scrittore, tanto che buona parte di questa tiritera già la scrissi in quel momento.

Tra le pagine 4 e 5, Pietro ripete cinque volte il medesimo incipit in altrettanti frasi: “mi manca” questo, “mi manca” quello, “mi manca” quell’altro. Importante: a Massimo scappò detto che a lui interessava più curare l’incipit di un romanzo che la sua conclusione, e la cosa mi pare capiti in ogni rapporto sentimentale, quando la novità esistenziale sta emozionando e non si è ancora subito il comando coniugale di portare giù in strada la spazzatura.

“Oggi sono due mesi e cinque giorni che non sento Ginevra e sono sicuro che se il mondo finisse fra qualche minuto, il tempo di vestirmi e sarei pronto.”frase intensa, anche se, nella singolarità della passione, il tempo è un concetto vago e, secondo taluni fisici, è il padre/madre di tutte le illusioni.

“Di fronte alla mia immagine riflessa, non vedo nessun motivo per cui pensare a Ginevra e infatti ci penso.” – ogni passione, ogni amore (dal sanscrito kam’a, da cui anche amico e kāmasūtra) è basato su un riconoscimento di nell’Altro. E dell’Altro in . Almeno finché dura il reciproco incanto.

Il titolo del capitolo 8 è Una telefonata tra sfigati. Vorrei che Massimo (Recalcati, stavolta) mi spiegasse perché per sfigato s’intende chi è privo di incliti valori; mentre scazzato è chi non ci sta più con le regole sociali, L’uomo in rivolta di Camus.

Il titolo del romanzo è Il circolo degli ex, degli ex-missi, espulsi, licenziati, abbandonati come dei canidi in autostrada, che ora hanno deciso di riunirsi in branco, la prima volta in occasione della notte di Capodanno, che sempre pare catartica e foriera di nuove pur illusorie speranze. Mi trovavo a Napoli a casa di amici quando, al risuonare della mezzanotte, vidi Pietro (omonimo dell’io narrante) divertirsi a buttare la spazzatura dalla finestra. Per cui m’avvicinai anch’io alla stessa con in mano il suo personal con annesso mouse, al che lui si mise a strillare: No, quello no!

Perché ho raccontato tutto questo? Cosa c’entra? Mistero! Dal greco myō, che è il luogo arcano che normalmente è serrato in sé. Chi riuscirà ad aprirlo?

Io narrante: “Da più di quattro mesi sono sempre triste ma ora ho capito che la mia tristezza non è reale. A me non manca Ginevra, ma l’immagine che mi ero fatta di lei.” – il discorso dello specchio di poco fa. Immagine deriva da mimos, quel che imita lo spettro che ancora il nostro cuore s’illude di scorgere, e che è ormai celato dentro di noi. E poi aggiunge: “Il problema non lei e non sono neanche io: il problema siamo noi due insieme.”il solito, sempre intrigante entanglement, la correlazione che unisce due particelle che, per fatal sorte, per un sol attimo, sono venute a contatto. Lasciamo però la parola ai màrtyr, ai testimoni.

Dice l’ex Cesare: “… non ho fatto altro che riflettere su un’unica domanda: cos’è il grande amore della vita?” – dubito che sia l’unica domanda, ma è senz’altro una delle maggiori. Abbozzo una risposta: è un’illusione che, annichilendo due esseri, produce l’energia necessaria a passare alla prossima sequenza di vita, similmente al fenomeno che occorre quando una particella incontra la sua antiparticella, per cui entrambe si elidono, partorendo un più che vispo fotone.

La risposta di Cesare è banale ma, come insegna Salvatore Patriarca in Elogio della banalità, quello è il luogo del cosmo (kósmos in greco è ordine), ordinato nonché ordinario. Chi desidera conoscerla è tenuto a leggere il romanzo.

Dice l’ex Erica: “In pratica dovremo essere l’uno per l’altra migliori amici, confidenti e amanti passionali.” – sempre quella perfida e insaziabile kam’a!

Dice l’ex Pierre di non riuscire a perdonare la sua Eleonore in quanto “anche io una volta l’ho tradita, ma è stata l’unica volta, perché a differenza di lei ho capito il mio errore proprio mentre lo stavo consumando.”mentre il corpo, insieme a sua sorella anima, stava errando per i… fatti suoi. Eleonore si era invece come bloccata a mezz’aria, anche se, come insegna la dinamica, ogni moto è statico e ogni quiete non fa altro che agitarsi da sola. Mere illusioni anch’esse. Non si potrà evitare di precipitare nel Khaos.

L’ex Pierre legge un messaggio inviatogli dalla donna con cui tradì la sua amata, col quale gli comunica che dell’amante “m’interessa solo sapere che mi desidera” – e questo che vuol dire, se non che ella desidera sentirsi una femmina piacente con cui è naturale accoppiarsi?

A fini riproduttivi? O soltanto dionisici? Dioniso è un dio doppio, un misto d’entrambi i sessi, metà umano e metà animale, comico e tragico al contempo, che esplode in maniera violenta e improvvisa, così come accade a un flusso di sperma. E cosa conduce quel liquido biancastro, se non a un’inseminazione? Temo che la principale motivazione, sebbene inconscia, di ogni amplesso non sia l’Eros ma la volontà riproduttiva. Oh! Non sia mai! Invece è proprio così!

Dice l’ex Emma: “In quei momenti non stavo tradendo nessuno, se non il mio concetto di fiducia in me stessa. Più che storie di sesso, le mie erano storie per sentirmi sexi.” – appetibile sessualmente, a qual fine lascio a ciascuno la risposta che si merita.

È già tradimento frequentare platonicamente un essere desiderato sessualmente? La risposta di Erica, e anche la mia, è “assolutamente sì.” – chi sta progettando una rapina è un potenziale criminale.

Altro notevole ragionamento dell’ex Cesare: “… quando cerchiamo lo sguardo di un altro non è dal nostro partner che ci stiamo allontanando, ma dalla persona che siamo diventati.” – ognuno scorre sul proprio rivo strozzato che gorgoglia, poi la vita ci condurrà tutti al medesimo e torbido oceano.

L’amore è complicato, l’infedeltà lo è ancora di più, però ci ha aiutati a fare i conti con domande a cui abbiamo cercato di dare risposte, per garantire la sopravvivenza della specie.” – e qui come fare a non citare la mitica signora Angelina che, mirando il mio neonato Michelangelo, non poté evitare di dire: da nu poco ‘e schifezza nasce a criatura, intendendo con ciò l’atto sessuale, non la mia persona, mi auguro. Tanto l’amore solidale quanto una violenza carnale può donare al modo un nuovo starnazzante e più che aulente essere.

“L’amore è come un incantevole museo in un paesino isolato, difficile da raggiungere, nel mezzo di un paesaggio d’indomabile bellezza. Se questa meta riesce ad attirarmi fino a decidere di partire, allora forse sono destinato a raggiungerlo.” – Pietro: ti consiglio il (doppio) museo etrusco di Roccagloriosa (SA) con annessa necropoli. Da dove, se vuoi meditare sull’eternità dei valori cosmici, puoi raggiungere Padula, con la sua celebre Certosa: ma ti ci vorrà una più che certosina pazienza per raggiungerla.

Amico mio, ora ti riferisci “al punto 6. del Decalogo: ‘Alla fine di certe storie d’amore, tutti i ricordi appaiono all’improvviso bellissimi, anche quelli più brutti.” – cavolo! M’ero scordato di avvisare il lettore del tuo lettore che, a pagina 85, era stato redatto un mosaico Decalogo per la libertà amorosa, ma forse lo lessi in fretta, avendo sempre un rapporto sregolato con le regole fissate dai patriarchi, baldi o mediocri che siano.

La Parte Prima, di cui non rammento il titolo, contiene 26 capitoli. La seconda, 46. La terza, aspetta, ora vado a controllare, altrettanti, più un Epilogo. Per un totale di 377 pagine, contando anche i Ringraziamenti: 3 o 4 pagine a capitolo, a volte solo 2.

Hai notato che un dato lo si può ram-mentare, ri-cordare, oppure anche ri-membrare, a seconda dell’organo che si usa? Ognuno utilizza la fattispecie che si può permettere.

I capitoli sono smilzi, svelti, concisi e mai sovrabbondanti. Durante la presentazione il tuo avatar disse che tu non passa mai al paragrafo successivo se non ha la contezza che quello appena scritto non sia perfetto. Rimane poi il faticoso lavoro di ri-scrittura, ma per andare oltre occorre fingere di credere che il proprio compito si sia concluso nel migliore dei modi. Quando scrivo, anche reazioni (non recensioni, né critiche: io odio la scuola e i voti), a volte mi dico: ma che cavolo sto inventando?!… però guai se mi fermo, ci penserò domani, o un altro giorno, a correggere, troncare, gettare, ripristinare il mal tolto. Non esiste un metodo di scrittura, anche se un amico mi aveva invitato a partecipare a un corso, che con disdegno rifiutai per le motivazioni addotte alcune righe fa. Ognuno tira l’acqua al suo mulino, adottando quel che ha. Io non ho mai avuto troppa pazienza, il mio amico sì, più di me.

Tornando agli ex, non si può negare che l’ex Emma sia una femmina (nonché madre): prima t’impone di tacere mentre Barbara dice la sua e poi ogni volta blocca la collega ex, sparando le sue tremende battute. È insopportabile, ma tu lei vuoi bene, okay.

L’ex Barbara si chiede: “… se esistono ancora uomini in grado di prendere decisioni, sorreggerti e affrontare le difficoltà con determinazioni.” – oh, non siamo mica la ditta Appoggi, che è notoriamente fallita! Quando in un rapporto uno fa la parte delle fondamenta e l’altro quella della villetta stile Liberty, c’è qualcosa che tocca: modo emiliano, che senz’altro conosci, per dire che qualcosa non quadra.

L’ex Barbara enuncia una teoria (dei 21 giorni) che è senz’altro scientifica, in quanto falsificabile, ma a me me pare ‘na… Insomma, non mi convince.

L’ex Sara: incontrato l’uomo della sua vita, con cui stabilisce un rapporto che pare eterno… Se si trova lì con voi, forse non lo era. Per cui si domanda: “se non era meglio rimanere con l’uomo del plancton” – chi vuol (e può) capire capisca (leggendo pagina 130).

L’ex Samuele: “Forse la mia passione per la filosofia è dovuta alla facilità con cui mi lascio imbambolare dal bello.” – ti consiglio di leggere La Terra senza sentieri di Raffaele Catà, che fa l’esegesi dei libri di Krishnamurti, e poi mi saprai dire.

“Non sei più tu che parli, non sei più tu che pensi…” – e così che ti vuole Chi Può, uno zombie. Per cui diffido dell’amore quando c’è da subirne la passione. Temo che questo non sia il momento più sereno della mia vita.

A pagina 135 decidi che è ora “di verbalizzare tutte le riunioni…” – avanti pure! Che non è altro che una nota amministrativa inerente a questi incontri, senz’altro utile per tenere a mente le situazioni ascoltate, però… chi avrà mai il tempo di rileggerla?

Di ogni riunione è indicata l’ora di inizio e di fine, il luogo: sempre l’appartamento di Cesare, il numero dei presenti, quanti sono entrati/usciti nel corso della funzione (come se fosse una messa), il nome del Segretario: sempre tu, Pietro e quello della relatrice, per esempio ora l’ex Anna, che conclude il suo intervento con un’allegoria mica male: “Ho sentito come quella volta che mi è caduto il tappo di ceramica della zuccheriera e si è rotto.” – e di chi è la colpa, se non del secondo principio della termodinamica, che sempre più ex-agera la misura dell’Entropia cosmica?

L’amore è un buco nero che attira tutto ciò che incontra, creando negli esseri che vi precipitano una Singolarità in cui la differenza cessa di esistere, insieme al tempo che la determinava. Pare che quei temibili vortici, prima o poi, evaporeranno… Mah! Una domanda da porre al Padreterno qualora, abbandonato dall’Angelo Ribelle, un giorno si presentasse alle riunioni: chi vincerà, la gravitazione universale o l’Entropia. Chi sa parli!

A proposito, Pietro, mi sai dire perché non indichi mai la data sul frontespizio dei tuoi verbali? E perché indichi con tutte maiuscole i nomi inseriti nel frontespizio del verbale?

L’ex Lorenzo dice che ha trascorso intere nottate a far sesso con Luca (prendendosi delle pause, mi auguro, e dandosi ogni tanto il cambio, intuisco; io sarei durato al massimo un’oretta) e poi tutto si è disperso, è sfumato… A causa dell’Entropia? O è precipitato nel Buco Nero?

L’ex Andrea: il quale cerca qualcosa di tangibile e vezzeggiabile in una relazione, per esempio un figlio. Poiché la sua relazione finisce con un lungo periodo che contiene tre “non posso” e un “cosa posso fare”, penso che non gli sia andata benissimo.

A pagina 169 mi degno di accennare alla cornice del romanzo, che è essenziale per recare un senso alla storia narrata: tu parti in una situazione di rimpianto disperato per una certa Ginevra e poi, a pagina 136, capisci di aver “conosciuto la ragazza giusta dal nome sbagliato”: una nouvelle Ginevra. che è tanta carina, ma con tutti i laghi che ci sono in Svizzera proprio lì dovevano concepirle i loro genitori (mia battuta ignobile)! E ora di tanto in tanto vi vedete e se sono rose, fioriranno e chissà se mai appassiranno.

L’ex Monica: dà il suo contributo alla causa, anche lei, che incontra un lui di nome Filippo, più giovane di tredici anni, quando si sentiva “attraente quanto una cassapanca Ikea.” – tu, Pietro, ami circondarti di queste allegorie. Non è però un grande amore. Anche da me si usa l’espressione: “piuttosto che niente, è meglio piuttosto.” – che non è per nulla indice di eternità. Che duri almeno il tempo che serve. Sempre troppo poco, purtroppo.

Un bel giorno Filippo le confessò, un po’ vergognoso, che non sentiva più “vibes”, obbligandomi a cercare il termine su zio Google Traduttore. Per némesis, non riesco a non citare due detti campani: Aggio perso ‘o suonno e ‘a fantasia, canta chi si è appena infettato dell’erotico virus. Ma poi gemerà: Aggio perso ‘o Filippu e ‘o panaro: ho perso Filippo e il paniere, il primo mandato a ricercare il secondo. Purtroppo, il mondo è doppio e non si perde mai una cosa alla volta.

L’ex Domenico: “… sono abituato a stare solo, ma senza di lei mi sento perso.” – avanti il prossimo!

L’ex Matteo: “… ho anche scoperto diversi lati spigolosi del suo carattere…”: al che mi sentirei di dirgli che i cerchi non si accoppiano mai, semmai ti iscrivono o si lasciano inscrivere. Io preferisco le romboidi, più sorprendentemente irregolari. Ho provato diffidenza nel leggere il capitolo: Chiudere un cerchio.

L’ex Riccardo: tutto bene finché la sua lei non gli dice che ha bisogno della solita, enigmatica pausa di riflessione e io mi chiedo se, con tutto il tempo che c’è in una giornata, uno non possa riflettere rinchiudendosi nel cesso, oppure recandosi ai giardini o al limitrofo bocciodromo, fingendo di ammirare gli a punto e le varie bocciate e meditando sul proprio rapporto di coppia.

L’ex Lisa parla dei suoi sogni infantili e della sua affannosa ricerca di un amore che non si deteriori col tempo (ma c’è sempre quella diabolica Entropia che si mette in mezzo!). Il suo discorso è troppo infarcito di “Avessi usato meglio il mio corpo” perché risulti alla fine corposo.

Poco dopo termina la Parte Seconda, e mi auguro che la Terza limiti il numero di queste assemblee, a cui mai avrei mai presenziato. Il discorso qui si farebbe lungo e preferisco sintetizzarlo: avrei senz’altro marcato visita. Ora vado a letto. E, mentre cerco di addormentarmi, mi chiedo Perché? Mi rispondo mentre sto entrando in quel tunnel che conduce alla Buia Luce: Perché preferisco scrivere dei fatti miei piuttosto che parlarne. Rigirandomi nel letto, azzardo un primo giudizio sul romanzo: ogni capitolo è squadrato da ogni lato, completo, tanto da parere una commedia del Goldoni, con quel filo d’ironia che induce al sorriso e in cui nulla manca se non il superfluo. Buonanotte! Mentre dormo mi chiedo se ho scritto che anche la tua ex si chiama Ginevra, forse sì, domani controllo. Sì, sclerotico, l’hai fatto.

Tu la incontri di nuovo per caso e poi stai male e poi chatti con lei (“Mi sembri uno”, “mi sembri una”: otto critiche-accuse reciproche, quattro a testa) e poi insieme decidete di rivedervi per un caffè. E poie poi… Senti, posso chiamarla Ginevra I? Ma se poi vi vedrete, cosa vi direte?

Ora che lo so, non mi va di riportarlo. Chi è curioso che legga il romanzo.

Massimo Vitali
Massimo Vitali

Questo mi va di riportare: Ginevra I “si pronuncia Ginevra”; Ginevra II “si pronuncia Ginevra”. Le bugie che racconti a entrambe sono così tante, e così odorose (il lettore del tuo lettore capirà la battuta sbirciando pagina 256) che provo vergogna per te!

A pagina 262 scopro che non ami i lunedì e mi domando se è un caso che le riunioni del club avvengano di mercoledì: in medio stat virtus? Forse che, stando quel giorno a metà della settimana, il ricordo di quella passata è ancora vivo e l’augurio per la prossima è già possibile? Ti vedo sempre in bilico fra passato e futuro, con qualche problema nel presente, in cui rischi spesso di sfracellarti. Questo lunedì vorresti fare diverse cose e le enumeri tre o quattro volte ogni volta dicendo: “… ma non ne ho voglia…”. E ti rendi conto a pagina 280 “quale spregevole persona” sei: e invece non lo sei affatto. Tu sei un animale insicuro, meritevole in modo alterno di pena e di commiserazione (scusami ma oggi sono spietato), eppure questo lettore in fondo ti vuole bene.

A pagina 283 (ultima riga) quella malnata dell’ex Emma dice una bugia (tipica delle donne) e io ne ho sentore due pagine dopo e la certezza nel terzo capoverso di pagina 299. A meno che non mi sfugga qualcosa. Un giorno ne parleremo a quattr’occhi. Ti va?

“Nessuno può dire di conoscere bene nessuno, neanche chi pensa di conoscersi meglio…” – andando oltre Socrate, io non so nemmeno se so qualcosa di me. Capirai se conosco gli altri!

Altra tua affermazione: “Sono sempre la stessa persona, non è cambiato niente.” – frase eccelsa, ma che accetto di condividere solo se al termine niente sostituisci tutto.

L’ex Pablo: del suo intervento ammiro quel che da solo basta per farsene una ragione di tutto: “E qualcuno ha detto che l’illusione è il lusso della gioventù.” – di chi ancora pretende di vivere, perché ne vale sempre la pena.

Dice ancora l’ex Pietro: “Ma l’unica che siamo riusciti a condividere io e Ginevra in tre anni, sono soltanto incomprensioni.” – scorgi l’Altro rincorrere i suoi guai, coinvolgendoti, e a dirglielo quello non mostra di capire. L’unica è lasciarsi e che ognuno sia libero di rotolare nel suo Personal Khaos. Ormai hai deciso. Per tre volte reciti la preghiera: “Prendo Ginevra perché”, nonché, per altrettante volte, l’antipreghiera: “Lascio Ginevra perché”. Alea iacta est.

Dice la solita ex Emma: “Pietro, quello che hai fatto è il peggio che potevi fare a te stesso, a Ginevra quella giusta, a Ginevra quella sbagliata…” – il peggio è sempre l’inizio del meglio, perché, come diceva Agatha Christie, Nella mia fine è il mio principio.

Dice infine l’ex Ginevra: “… dobbiamo chiederci prima di tutto se siamo capaci di vedere veramente l’altro.” – come un’anima simile a noi, e come un fine a cui tendere, non un mezzo per realizzare le proprie aspirazioni sociali.

Hai scelto la tua Ginevra, quella e non l’altra. Una Ginevra si è ricomposta per te, mentre l’altra si è recata altrove, per tentare di ricomporsi.

Qualcuno ora cita: “… Dante. ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’…” Non sono il Sommo Vate però mi sento di dire che l’amore è quel Qualcosa che determina il Nulla, e quel Nulla che determina il Qualcosa. Illusioni? Sì, forse, sì, quasi…

È quel myō che solo la passione riesce, casualmente, a dis-serrare, s-chiodare, s.-cardinare, s-chiavare. Ehm, chiedo scusa dell’involontaria gaffe…

Mi sono posto all’inizio un quesito relativo alla dedica scritta dall’autore: Caro Stefano, grazie per la punizione! Non vorrei che egli soffrisse di premonizioni e che questo mio girare attorno alla sua storia, calandomi sfacciatamente nei panni dei suoi personaggi, gli risulti sgradito. Chi scrive cerca di provocare nel lettore una reazione alla sua azione letteraria. Questo rapporto, diversamente amoroso, può condurre a inganni, fraintendimenti e a nuove, cattive interpretazioni. Ogni lettura in fondo cos’è, se non la il-legittima traduzione dell’ambigua anima altrui?

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Massimo Vitali, Il circolo degli ex, Sperling & Kupfer, 2022

 

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