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Eraclito: citazioni tratte dai frammenti del libro “Dell’Origine”

“Essere un’eco è più difficile e più raro che avere opinioni e sostenere punti di vista” – Martin Heidegger alla conferenza di Brema del 1949 “Sguardo in ciò che è”

Eraclito, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen, 1628
Eraclito, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen, 1628

Περὶ Φύσεως, tradotto con “Dell’Origine” od anche “Sulla Natura”, è un titolo molto utilizzato dai filosofi che si occupavano del principio di tutte le cose, lo usò anche Eraclito di Efeso (Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος, 535 a.C. – 475 a.C.) del cui testo ci restano pochi frammenti, circa 126, ritrovati in vari libri posteriori al filosofo sottoforma di citazione. Sin dall’antichità fu denominato l’Oscuro per la brevità dei suoi scritti che ricordavano il modo oracolare.

Diogene Laerzio (180 – 240) nel suo “Vite dei filosofi” racconta che Eraclito andò a vivere nel tempio di Artemide “avendo deciso intenzionalmente, secondo alcuni, di scriverlo in forma oscura, affinché ad esso si accostassero quelli che ne avessero la capacità e affinché non fosse dispregiato per il fatto di essere alla portata del volgo.”

Ed è frequente nei frammenti a noi giunti trovare il disprezzo verso i molti, οἱ πολλοὶ, il volgo, la maggioranza degli uomini. Della vita di Eraclito sappiam ben poco: nato in una famiglia aristocratica decise di lasciare il titolo al fratello minore perché la ricchezza ed gli appellativi erano connessi sia con l’invidia dei molti sia con l’offuscamento del λόγος. Per il medesimo motivo rifiutò l’invito a corte di Dario, re di Persia, che lesse il suo libro e ne rimase affascinato; Diogene Laerzio (“Vite dei Filosofi”, Libro IX, Capitolo I) riporta la lettera di risposta di Eraclito all’invito del re: “Eraclito di Efeso saluta il re Dario, figlio di Istaspe. Tutti quanti coloro che vivono sulla terra rimangono lontani dalla verità e dalla giustizia e, a causa della loro miserabile follia, attendono intenamente a soddisfare al loro insaziabilità ed ambiscono la gloria popolare. Io che sono immemore di ogni malvagità e rifuggo all’insolente sazietà di ogni aspirazione, che è congiunta all’invidia, e disdegno la magnificenza, non posso venire alla terra dei Persiani, contento del poco, secondo le esigenze della mia mente.” 

Visse isolato per la maggior parte della sua vita, negli ultimi anni si rifugiò sui monti nutrendosi di erbe selvatiche, sulla sua morte ci sono diverse varianti una delle quali lo vede sbranato dai cani.

Plutarco (Cheronea, 46 d.C./48 d.C. – Delfi, 125 d.C./127 d.C.]) nel suo “Vite parallele” racconta “Eraclito, richiesto dai concittadini di esprimere una sentenza sulla concordia, salì sulla tribuna e, presa una tazza d’acqua fredda e versatavi della farina, mescolò, bevve e se ne andò. Con questo gesto mostrò loro che con l’essere contenti di quello che si ha e non sentire il bisogno dello spreco e del lusso, si mantiene la città nella pace e nella concordia.”

Ed ancora Diogene Laerzio: “Richiesto di dare loro delle leggi non rispose, perché la città era ormai in balìa della peggior forma di governo. Ritiratosi nel tempio di Artemide passava il tempo a giocare agli astragali con i bambini, e agli Efesii che si radunarono intorno a lui disse «Di cosa vi meravigliate, o pessimi? Non è meglio fare questo che partecipare con voi alla vita della città?»”

In questo articolo non si andrà oltre nella presentazione del filosofo del πῦρ (fuoco) e di Πόλεμος (contesa), si consiglia la lettura dell’interpretazione di Angelo Tonelli, allievo di Giorgio Colli, (Eraclito, “Dell’Origine”, Feltrinelli, 1993) e del seminario del semestre invernale 1966/1967 di Martin Heidegger ed Eugen Fink (“Eraclito”, Editori Laterza, 2010). Le traduzioni riportare sono state riprese dalla pubblicazione di Angelo Tonelli (ma non identiche perché mediate dai significati evidenziati da Heidegger e Fink), non sarà inserita la numerazione del frammento e non sarà rispettata la suddivisione in tematiche, ma saranno disposti in colloquio con il lettore. Nel volume edito da Feltrinelli si potrà consultare sia la numerazione di Tonelli sia quella di Diels-Kranz utilizzata nel seminario sopracitato.

Alcune citazioni tratte dal libro “Dell’Origine”

“interrogai me stesso”

“questo cosmo non lo fece nessuno degli dèi né degli uomini, ma sempre era, ed è, e sarà, fuoco sempre vivente, che con misura divampa e con misura si spegne”

“stagioni, che portano tutto”

“tutte le cose contraccambio del fuoco, e il fuoco contraccambio di tutte e cose, come le ricchezze dell’oro, e l’oro delle ricchezze” 

“sapiente il fuoco”

“tutto ciò che va prono viene condotto al pascolo con il colpo”

“belle, per il Dio, sono tutte le cose, e giuste; ma gli umani ne hanno ritenute giuste alcune, ingiuste altre”

“simili a sordi, ascoltano e non intendono. Per loro vale il detto: presenti, sono assenti”

“congiungimenti intero e non intero, convergente divergente, consonante dissonante: e da tutte le cose Uno e da Uno tutte le cose”

“disperde e ancora raduna, e si avvicina e si allontana”

“non comprendono come distinguendosi da se stesso, con se stesso concordi: armonia d’inversioni, come dell’arco e della lira”

“il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come il fuoco, quando vi si mescolano aromi, prende nome secondo il gusto di ciascuno”

“maestro dei più Esiodo, e sono certi che sapesse moltissime cose, lui che non conosceva giorno e notte. In verità sono una cosa sola”

“il fuoco verrà e si impadronirà di tutto”

“Pólemos di tutte le cose è padre, di tutte le cose è re: e gli uni rivela dèi, gli altri umani, gli uni rende schiavi, gli altri liberi”

“Hélios non andrà oltre la sua misura: altrimenti le Erinni, ministre di Díke, lo scoveranno”

“ma tutto governa la folgore”

“entrano negli stessi fiumi, ma acque sempre diverse scorrono verso di loro”

“ristoro nell’esilio”

“un’unica cosa è la sapienza: intendere il pensiero che sa governare tutto in tutti i modi”

“spossante fatica, sfinirsi per gli stessi e degli stessi essere schiavi”

“se non fosse sole, nonostante gli astri, sarebbe notte”

“lo stupido è solito trasalire per ogni parola di verità”

“il sole è nuovo ogni giorno”

“le iniziazioni ai misteri in uso tra gli umani non hanno nulla di sacro”

“e si purificano macchiandosi di altro sangue, come chi, entrato nel fango, con fango si lavasse. E supplicano queste immagini degli dèi come chi parla con i muri, senza conoscere la vera natura degli dèi e degli eroi”

“una cosa sola, a prezzo di tutte le altre, scelgono i migliori: gloria eterna in cambio delle cose mortali. Ma i più sono sazi, come bestie”

“qual è il loro intuire, il loro sentire? Prestano fede agli aedi delle moltitudini e prendono a maestro il volgo e non sanno che i molti sono spregevoli, eccellenti i pochi”

“per gli umani, che accada loro quel che vogliono non è la cosa migliore”

“per chi ascolta non me, ma il lògos, sapienza è intuire che tutto è Uno, e l’Uno è tutto”

“conoscenza dell’immediato è unione per tutte le cose”

“a tutti gli uomini tocca in sorte di conoscere se stessi e cogliere la sapienza suprema”

“gli uomini che amano la sapienza devono essere testimoni diretti di molte cose”

“i molti non colgono la vera natura delle cose in cui si imbattono, né la conoscono dopo averle apprese, a se ne costruiscono un’opinione”

“l’indole umana non ha intendimento, quella divina lo possiede”

“i confini dell’anima, per quanto lontano tu vada, non li scoprirai, neanche se percorri tutte le vie: così abissalmente si dispiega”

“le anime annusano verso l’Ade”

“se tutto quanto l’essente fosse fumo, i nasi avrebbero la possibilità di attraversarlo”

“è dell’anima un lògos che accresce se stesso”

“anima secca la più saggia, la migliore”

“se non speri l’insperabile, non lo scoprirai, perché è chiuso alla ricerca, e ad esso non conduce nessuna strada”

“privazione e sazietà”

“l’eternità è un fanciullo che gioca, muovendo i pezzi sulla scacchiera: di un fanciullo è il regno”

“mutando riposa”

“e come nascondersi a ciò che non tramonta?”

“l’origine ama nascondersi”

 

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