“La vita fuorilegge” di Tommaso Gazzolo: storia filosofica del Far West

Un’informazione utile per capire l’evoluzione ottocentesca del fenomeno dei fuorilegge nel Far West americano: “I primi manifesti che gli sceriffi cominciarono a distribuire non fornivano, ovviamente, molti dettagli: c’era l’indicazione del nome – a volte vero, a volte falso –, ma nessuna fotografia. Spesso veniva pubblicato un ritratto del ricercato, ma per quanto preciso potesse essere, era chiaro che il taglio dei capelli e dei baffi potesse essere cambiato, gli abiti facilmente sostituiti.” – i dati dell’outlaw erano ancora abbastanza indeterminati.

La vita fuorilegge di Tommaso Gazzolo
La vita fuorilegge di Tommaso Gazzolo

La sua colpa principale, a parte i reati di cui era presumibilmente colpevole (ma ha senso parlare di presunzione di colpa per un fuorilegge in una terra, anch’essa notevolmente indeterminata, come il Far West?) “è di essere ancora vivo, nonostante la legge lo abbia già posto ‘fuori’ dalla sua protezione, dai diritti che essa pure garantisce e riconosce ai criminali. Colpevole è la vita fuori dalla legge.” – avendo letto l’intero saggio La vita fuorilegge di Tommaso Gazzolo, mi sento di dire che questo ragionamento continua a lasciarmi perplesso.

Possono esistere umani dotati di diversa dignità esistenziale?

Il fatto è testimoniato del grande numero di linciaggi avvenuti in America nel secolo diciannovesimo, per lo più ai danni di negri, indiani e di criminali, talvolta soltanto presunti, e per lo più catturati dentro la città. Questa è l’esperienza (letteraria) che ho tratto dalla lettura dell’opera omnia del fumetto Tex che, pur non facendo testo, dà un’ampia idea del fenomeno. Accostare Far West e diritti civili nella stessa frase significa far stridere i denti dalla paura.

“Negli anni Settanta dell’Ottocento, è l’Agenzia Pinkerton a sfruttare il nuovo metodo in maniera capillare, creando il primo database dei ricercati.” – fotografia annessa; l’indeterminatezza del fuorilegge continuava, sia pure in misura assai ridotta.

L’autore definisce “atto etico” l’“autoalienazione” conseguente al suo “togliersi di mezzo, sparire, dis-identificarsi.” – il che risulta discutibile: i vari mafiosi che spariscono per decenni (anche se, forse, si sa, incertamente, dove vivono) compiono un pur involontario atto etico? O forse ci si appiglia al significato originario della parola, dove ethike è ciò che si riferisce a un costume, un’abitudine, dal sanscrito sva-dha, consuetudine? Ognuno, anche l’outlaw, ha l’etica che si merita.

“… la nostra storia del West è una storia filosofica: perché, attraverso le figure dei banditi, dei desperados, dei ‘ricercati’, ciò che si lascia scoprire è la possibilità di una vita fuori dalla legge, con le sue contraddizioni, ma anche con la libertà che in essa vi si dona.”una vita diversa.

Il West, avverte l’autore, non è “uno spazio senza legge”, essendo allora e in quel luogo il confine tra il Potere delle istituzioni e i diritti/doveri del cittadino non paragonabile a oggidì, dove se un presunto criminale viene picchiato a sangue dai rappresentanti dell’ordine e magari ci lascia la pelle, il fatto diventa un caso epocale. L’autore spiega quel che un lettore di fumetti come il sottoscritto sa già: i pur deprecabili bounty killer possono uccidere (anche sparandogli alle spalle) il fuorilegge, caricarlo di traverso sulla sella del suo (ex) quadrupede e recarlo in paese, al fine esclusivo di riscuoterne la taglia: era wanted, dead or alive, termini che superano per icasticità qualsiasi traduzione. Ei fu, siccome immobile, preziosa gallina dalle uova d’oro.

Anche a Gazzolo risulta non “sempre facile”, per non dire quasi impossibile, “distinguere, nei tanti racconti che ci hanno tramandato le vite dei fuorilegge, dei desperados americani, ciò che è vero da ciò che è falso, la storia dalla leggenda.” –  essendo il metodo sperimentale reso dubbio dal ritardo più che secolare, anche se “almeno per i fuorilegge del West, la loro storia sembra coincidere integralmente con la leggenda.”la storia è scritta dapprima come cronaca, poi trascritta come analisi storiografica, mentre la leggenda la si legge solo allorché è diventata tradizione, pertanto con un deformante ritardo. Come si dice dalle mie parti, piuttosto che niente è meglio piuttosto. Importante è avere la consapevolezza che in ogni pur accurata descrizione di un evento, può celarsi un’esagerazione. Il che vale per qualsiasi tentativo di analisi di ogni fenomeno, non solo storico.

“… a entrare in rapporto con la legge non è più la condotta dell’individuo, ma la sua stessa vita” – discrasia interessante: non l’etica particolare, ma l’esistenza presa come valore assoluto; “… la legge c’è…” – se tu sei fuori, è una tua colpa. La fisica inoltre insegna che ogni osservatore deforma il fenomeno osservato, essendo anch’esso parte del fenomeno.

È significativo che: outlaw è chiunque, in fondo, si sottragga alla legge, anche senza aver necessariamente commesso un crimine…”anche l’anacoreta, il cultore del Saṃnyāsa, l’aspirante yati dell’induismo?

Verrebbe da pensare che esiste un concorso di colpa fra la Legge del Far West e chi la sta fuggendo. Anche questa frase dell’autore va esaminata con attenzione, per cui occorre più di una lettura: basta essere sospettato di un crimine, e non necessariamente esserne colpevole, perché la tua presenza in città sia sentita come un obbligo a cui devi sottostare, o diversamente ti tramuti in un outlaw?

Qualora la tua colpa sia (quasi) accertata (solo un processo può condurre a tale incerta certezza, essendo sempre possibile un errore giudiziario: ma sentenza fatta rende bianco anche il nero, o viceversa) tu devi essere dentro la legge, in prigione, diversamente sei outlaw, personaggio instabile, privo di fissa dimora, “un desperado”: un penoso dramma umano, senza dubbio, che deve necessariamente trasformarsi in tragedia.

“Il fuorilegge è lupo, l’uomo che, in quanto fuori dalla legge, è uomo-lupo, lupo mannaro…” – e la gente per bene è il gregge da difendere.

Azzardo un paragone fisico: il fuorilegge è colui che sta appena al di qua della linea dell’orizzonte degli eventi, mentre il criminale sta al di là, fagocitato dal Buco Nero, da cui potrebbe anche uscire, come la celebre radiazione di Hawking, solo dopo aver espiato il tempo previsto per la redenzione. In realtà in quell’oscura singolarità, dove tutto è ordine, pare che il tempo non esista più; ma si deve provare a essere condannato ai lavori forzati a vita prima di poterne parlare).

Per il fuorilegge “la legge è presente nella forma della sua assenza…”dove essa è pari a zero, ma il suo valore potrebbe rimontare da un momento all’altro.

Tralascio di riportare i casi così ben narrati dall’autore, e ricchi di aneddotica, la parte più succosa del saggio. Accenno solo al fatto che, sia pure incertamente, ho sempre ravvisato in Billy the Kid, un avatar di Arthur Rimbaud, o viceversa (notando anche una certa somiglianza nei tratti del viso). Ora scopro l’immane differenza: Billy era un fuorilegge, al di qua dell’orizzonte degli eventi, Arthur pure, finché un giorno quest’ultimo decise di sparire per sempre Colà, dove vigeva la non meno selvaggia legge di Menelik II. Fu la malattia e la conseguente morte a restituirgli la libertà. Un’ulteriore differenza: per quanto alone, solo, il fuorilegge vive col suo io: “le mie abitudini, le mie pratiche, i miei comportamenti…” – resi problematici dal fatto di essere “messo fuori dalla legge…” – Arthur invece disse (e forse pensò fino al suo ultimo giorno): Je est un autre!

“La relazione tra la legge e lo statuto di chi vive ‘al di fuori’ di essa non è stata probabilmente interrogata mai così a fondo, perlomeno in ciò che va sotto il nome di cultura ‘popolare’, come nei racconti western.” – qualcosa d’analogo è accaduto in Italia con l’epopea partigiana e, in misura minore, con quella del brigantaggio, pur con evidenti differenze. I partigiani si sentivano ed erano soldati di un esercito di liberazione. I briganti no. Conosco il caso di un tale, che era stato ufficiale borbone e che poi, spaventato dall’arrivo dei piemontesi, si fece brigante, ma presto si arrese, dopo di cui visse, scontata una non breve detenzione, tornò a essere un cittadino come gli altri.

Altri vi rimasero più a lungo, come il mitizzato Stefano Pelloni, detto il Passator cortese, non troppo compassionevole, a leggere la sua storia, e mi domando quali siano le differenze principali fra lui e Jesse James.

“… la storia americana è inseparabile da una finzione”: anche per via dei film, romanzi e racconti scritti e orali imperniati su di essa. Il che capita a tutte le storie, ma va sottolineato che in America la congerie eterogenea di genti che compongono il suo popolo rende tutto più fraintendibile, e il groviglio di sentieri narrativi s’intersecano come da alcun’altra parte: “ma tra storia e leggenda, ‘verità’ e finzione, è il film stesso che cancella la differenza” – e il mito del Far West è ormai così connaturato alla natura umana che in tutto il mondo si gioca a cowboy e indiani, per cui io conservo in solaio i miei soldatini e pellerossa. Tale è la filmografia: esiste un film ‘western all’italiana’, ma non un film ‘mafia alla canadese’, pur non mancando ovunque la delinquenza.

“… in fondo, è sempre la menzogna, la finzione, a produrre la verità…” – è sempre il fotone a creare gli effetti dell’interazione elettromagnetica. La verità, seppure esista, è statica, la finzione ora è qui e fra un attimo è là. La fiction ha il merito di esibire al mondo intero quel che la Verità (di regime) tende a celarti. Mi capitò un giorno di vedere coi miei occhi quello che accadde ad Aldo Moro in una fiction molto illuminante.

“Possiamo, finalmente, tornare allora alla domanda: chi ha ucciso Valance”pellicola di John Ford, con Stewart, Wayne e Marvin. Una risposta al quesito è che fu ‘il destino’, non il fato deciso dove non si sa, ma un lavoro di gruppo di tutte le particelle del cosmo che insieme ti recano a scegliere dove dire la tua, in merito a un tuo spostamento, da qui a lì, e dove tutto (compreso te) coopera al formarsi di un avvenimento, che equivale al de-stinare.

“È questo dire la verità – è il fatto che la verità debba essere detta, per poter essere – che fa diventare inestricabile, per lo spettatore, la domanda.” – Bohr affermava che la particella esiste solo allorché viene attestata dallo strumento, o nell’interazione con l’altro (diversamente è solo un’onda fluttuante). Così è scritta la storia del cosmo. “E lo stesso vale per la ‘leggenda’ del West…”.

Il criminale diventa fuorilegge solo allorché sono attestati i suoi dati. Diversamente potrebbe essere un senatore stimato quanto temuto dalla cittadinanza. Nelle centinaia di storie di Tex, di casi simili ne capitano a bizzeffe. E “non c’è ribellione possibile per un fuorilegge. Egli sceglie, piuttosto, la fuga” – il tentativo disperato di tornare un’onda che ora è qui e ora non più: è là, che è in grado di passare nel medesimo istante attraverso due o più fessure, così garantisce un paradosso della fisica, mai del tutto spiegato. “Non si fugge che per poter continuare a fuggire”ciò accade perché lo determina il de-stino.

L’aneddoto, gustosissimo, “narrato di prima mano da Butch Cassidy, raccolto da Charley Kelly in Outlaw Trail – riproposto qui da Tommaso Gazzolo (quanti passaggi!, ognuno sia pure di poco deformante?), non sarebbe dispiaciuto al Sindaco del Rione Sanità (nella fiction capo della malavita locale), di defilippiana memoria. A chi è curioso porgo l’invito di leggere il presente saggio e di ammirare quel capolavoro fantastico, in realtà molto realistico, di Eduardo. La differenza più significativa è che il fuorilegge è per definizione fuori dalla Legge, mentre il Sindaco (so called) è ben conosciuto, temuto e rispettato dalla comunità, che si sottrae con astuzia alla legge, pur dimorando tra le sue braccia, mentre Butch viveva come poteva, al di qua da (o al di là di) essa. Dipende sempre dal punto di vista.

“… in fondo al cuore di ogni americano si annida, da qualche parte, la ribellione contro la vecchia autorità paterna dell’Europa.” – che fa sì che qualunque yankee (est-ovest, nord-sud poco ci cala, qualunque statunitense è più corretto dire), è l’inconsapevole fuorilegge.

Ulteriore perplessità: “La legge è sempre dell’Uno…” dura lex sed lex, che non prevede entropie, e fin qui… Ma poi: “quella dei fuorilegge è una comunità che, per definizione, non fa mai ‘Uno’: è sempre almeno tra due che essa si realizza, senza che ciò implichi alcun movimento di ‘unificazione’.”e il giovane Tex Willer? Egli scappa ed è solo, ma non riesce a stare per i fatti suoi, mettendosi sempre nei guai, da cui esce vittorioso ogni volta, ma che fatica! Nel frattempo egli trova e disperde sempre nuovi amici e nemici, diventando, non so quanto volontariamente, assai più socievole di quando abitava nel ranch paterno. Lo stesso capitava al fulvo Lone Wolf, che non era un fuorilegge, ma che viveva appena al di qua di quella linea. Assurgendo poi al rango di stimato Ranger e di onorato Sakem Navajo, per Tex tutto (e nulla) cambierà.

“… il fuorilegge usa il potere, fa funzionare il potere, la brutalità, che egli pure esercita, per poter desiderare altro, per non desiderare più il potere stesso.” – per Pasolini l’unica anarchia possibile è quella del Potere: chi comanda tutti non obbedisce a nessuno. Questo capita al fuorilegge, ma soltanto per un ineffabile attimo o per una successione instabile di istanti, essendo sempre sul punto di rientrare nell’orbita del Buco Nero.

Un fotone, un nulla energetico, tiene unito gli elettroni fuorilegge, che passano da un livello all’altro, sbandati e infelici, nonché tesi dalla bramosia verso il bottino. La bramosia o il denaro stesso, come pare indicare l’autore? Credo sia soltanto l’anelito verso l’oggetto, e non l’oggetto: è l’immagine della femme fatale che perde l’uomo, non la sua corposa e sanguigna carne.

La fuga del fuorilegge è come la rivoluzione di Trockij: permanente, cessando solo con l’arresto o la morte, o col trionfo del capitalismo: un “non potersi neppure acquietare, non poter trovar asilo, neppure nella fuga, nell’essere in fuga.”, vocabolo che (mia fiction) potrebbe derivare da fuoco, chi fugge pare che abbia il fuoco in corpo.

“Eppure il disordine – è questo che or va notato – non è semplicemente ciò che sta al di fuori di quella legge che si imporrà contro di essa, non è qualcosa che si situi all’esterno della comunità. Al contrario, esso è ciò che l’ordine stesso deve produrre, per potersi, negandolo, costituire come tale…” – l’Ordine è Colà, nel Buco Nero. La comunità è anch’essa qui, prudentemente al di qua, al sicuro da quella fatale attrazione. Il fuorilegge è imprudentemente ancora un po’ più in qua.

Non vi è una grande differenza ontologica tra fuorilegge e società: solo un’incerta e salvifica distanza. E questa, come altre, è una mia considerazione provocata dalla reazione al saggio che sto ho appena terminato di leggere (e che continua a muoversi dentro di me).

Tommaso Gazzolo
Tommaso Gazzolo

Amo molto il VII capitolo: I killed, not murdered. Beccaria ci ha insegnato che non si deve uccidere nessuno, né colpevoli né innocenti, nemmeno, aggiungo io, chi è responsabile della morte di centinaia di cittadini per bene, a causa del crollo di un ponte o dell’asbestosi causata dalle emanazioni pestifere dell’amianto. Anche in tempo di pace, vi sono paesi in cui vige la pena di morte. In guerra, chi uccide i nemici diventa un valente eroe. Enrico Toti ne è un fulgido esempio.

“… il fuorilegge uccide, ma non ammazza” – non avendone diritto. Se spara, lo fa per necessità, essendo mosso da bieche intenzioni: compiere un atto illegale. Egli non può “violare la legge, in quanto la legge l’ha posto ‘fuori’ da sé” – eroico Straniero di camusiana memoria.

Il saggio si chiude con l’interrogativo: “… perché la legge? Perché, per vivere, abbiamo bisogno di essa?” – perché, homo homini lupus?, e il fuorilegge, come l’autore ha spiegato, non fa certo eccezione.

Leggendo Lo zen e l’arte di manutenzione della motocicletta di Pirsig, oppure Lily?: essendo ormai, nella mia memoria, una leggenda fatico a essere più preciso; forse occorre leggere pagina 405 e seguenti, capitolo 26, del secondo che ho detto, Adelphi 1992; ho appreso che lo scrittore col quoziente d’intelligenza più alto, William James Sidis, mirabile umano assai al di qua della linea, in quanto defilato come pochi altri, ha scritto un saggio (The tribes and the states) in cui tentava di dimostrare perché l’anima dei Visi Pallidi era così portata al tragico: era il terrore degli Indiani, essendo in pochi disgraziati contro tanti selvaggi. Quando i numeri s’invertirono non provarono più alcuna pietà: era giunta l’ora della Nemesis. Tale è la Legge: una vendetta causata dal Sacro Terrore che si provò una volta e che mai più sarà scordato. Si rammenta che il Pentateuco fu scritto da un popolo in fuga dal nemico.

Rimane infine il quesito: Matteo Messina Denaro è un fuorilegge o un semplice latitante? Quien sabe, direbbe Tex. Forse egli abita nel centro della città, a pochi metri dalle persone comuni, ma latitante, assente, almeno fino a quel giorno che prima o poi verrà.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Tommaso Gazzolo, La vita fuorilegge, Salerno Editrice, 2022

 

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