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“Non siamo sole. Otto storie di solidarietà femminile”: un’antologia a più voci curata da Massimiliano Baldassarre

“Stefania aveva grinta, coraggio, determinazione, curiosità, cuore. E aveva potenziato queste sue doti grazie allo studio, all’impegno, alla fatica, all’integrità […] era una di quelle donne che aiutano le altre donne.” Antonella Viola

Non siamo sole - Otto storie di solidarietà - Massimiliano Baldassarre
Non siamo sole – Otto storie di solidarietà – Massimiliano Baldassarre

C’è la storia di donne che partono da lontano per trovare un futuro migliore in Italia, un futuro che ora il caso, ora il destino, ora la tenacia possono modificare, eliminando l’aggettivo “clandestine” come biglietto da visita (Clandestine di Maristella Lippolis); c’è la storia di Christine de Pizan, una delle prime scrittrici donne in grado di mantenersi con la propria scrittura (Io ballo da sola. La prima scrittrice femminista si racconta di Eleonora Molisani); ci sono le emozioni conferite dalla visita di una chiesa (Collemaggio di Eva Marelli); ci sono le rivalità e la solidarietà di due brigantesse che si contendono un uomo, ma si battono per uno stesso ideale (D’amore e di fucile di Roberta Zimei).

Alcuni racconti esaltano il carattere degli abruzzesi nel mondo, tra nostalgia delle origini e il grande senso della dignità (Femmine come la gramaccia di Loretta D’Orsogna); altre storie tornano sul rapporto quotidiano tra anziane e loro collaboratrici (Ida e Vika di Valentina Di Cesare).

Alcune narrazioni raccontano l’amore in tutte le sue declinazioni, al di là delle divisioni di gennere e sesso, nella delicatezza di un respiro (Il respiro a placare di Maura Chiulli). Alcune donne condividono con altre la speranza e il dolore legati alla malattia di un familiare (Anna di Patrizia Angelozzi).

Questi racconti, pur nella diversità di temi, di lunghezza e di stile, sono accomunati dal fatto di avere donne come protagoniste: donne che si aiutano tra di loro, donne che si fanno portavoce delle altre attraverso la letteratura, donne che sognano e che amano.

Spesso le autrici si calano ancora di più nelle “personagge”, usando la prima persona come nel caso di Molisani: “Mi chiamo Cristina da Pizzano, ricordata come Christine de Pizan. La città delle donne si intitola il libro scritto di mio pugno, dedicato alle donne della mia epoca, e definito dopo, dalla Grande Storia, la prima opera letteraria europea scritta da una femmina […]  E il mio La città delle donne? Care ragazze, quella città non esiste su nessuna mappa dello spazio e del tempo, eppure risiede nell’anima di tutte noi”.

Talora risuona l’importanza del dialetto abruzzese in cui è possibile avvertire quasi un’eco dell’Adriana di Donatella Di Pietrantonio: “Scrivevo di nascosto, quando non ricamavo i lenzuoli, i mantili e le camicie […] Saccio ricamare […] Dicono che sono bella pure acconciata da maschio […] era bella e cocciuta. Le citazioni qui riportate appartengono al racconto di Zimei. Nelle narrazioni si respira un’aria di trasversale orgoglio, appartenente non solo alle donne abruzzesi, a quelle di   tutte le latitudini: «“Le “femmine” delle campagne d’Abruzzo o di ognidove, assunte a giornata o a un tempo che non determiniamo noi, all’aperto, insieme, come la gramaccia, veramente, non ci avrete mai”».

Come non leggere qui un’eco della gramigna di verghiana memoria in queste righe di D’Orsogna?

Le donne hanno una grande capacità di adattarsi, come la Lilli di Lippolis: “Ma sembra ancora estate, il tempo è buono, e questa città mi piace davvero molto”; talvolta ciò può portare ad affermazioni molto decise, come quella della Vika di Di Cesare: “La mia casa è adesso l’Italia”.

L’amore femminile può unire come unisce il respiro, come ci insegnano Giulia e Luna di Chiulli: “C’è il mare, c’è un orizzonte, c’è un uccello del paradiso e un corpo che nasce due volte. Un respiro”. Ogni donna è se stessa e tutte le altre, anche nel dolore, come ripetutamente afferma la protagonista di Angelozzi: “Sono Anna e sono tutte le altre”. Ledonne, ancora sono bravissime osservatrici, come la protagonista di Martelli: “Ora la Maiella è davanti ai suoi occhi e il suo compagno, il Gran Sasso, si nasconde dietro la colline del Parco del Sole”.

Sicuramente l’Abruzzo è un motivo trasversale per due ragioni. Innanzitutto, se si leggono le biografie delle scrittrici poste alla fine del grazioso libretto dalla bella copertina azzurra (realizzata da Michela Nava) si noterà che molte di loro sono abruzzesi.

In seconda istanza queste autrici hanno adoperato e unito le proprie competenze espressive non solo per il desiderio  (pure del tutto legittimo) di farlo, ma anche per una giusta causa: infatti parte del ricavato proveniente dalla vendita di questa antologia sarà devoluta a sostegno della “Borsa di Studio Trampolino di Lancio Stefania Spanò”, erogata annualmente dalla Fondazione Abruzzese Scienze della Vita a una ricercatrice (abruzzese o molisana) per la durata di un semestre. Questa Onlus è rinata dalle ceneri di un precedente e meritevole istituto di ricerca, Il Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro.

Stefania Spanò
Stefania Spanò

Stefania Spanò era una giovane ricercatrice abruzzese morta prematuramente nel 2019: suo marito, Massimiliano Baldassarre, anche lui ricercatore, ha pensato di realizzare una raccolta di racconti al femminile coinvolgendo le artiste sopra elencate con l’obiettivo di trovare fondi per contribuire ulteriormente al mantenimento della borsa di ricerca predetta. L’introduzione del volume è da lui curata; inoltre prima delle narrazioni è possibile leggere un ricordo di Stefania Spanò scritto dalla professoressa Antonella Viola, dottoressa che, con competenza ed equilibrio, ha saputo aggiornarci giorno dopo giorno sulla situazione pandemica.

In vista della realizzazione del nobile intento un contributo notevole è stato dato dalla casa editrice giuliese Galaad, che ha pubblicato il testo.

Invito sia donne che uomini a sostenere l’encomiabile progetto: avrete in cambio la possibilità di leggere storie, vere o inventate, ma comunque verosimili, in cui il cuore delle donne è sempre protagonista con la sua grande capacità di amare e di aiutare, oltre i confini, oltre il proprio tornaconto personale, oltre il proprio dolore.

Non siamo sole” può diventare una felice affermazione e constatazione solo nella misura in cui sono le donne in primis a sostenersi tra loro, senza invidie e gelosie. Affinché le donne effettivamente non siano sole risulta fondamentale anche la collaborazione di uomini amici delle donne, intelligenti e sensibili, perfettamente consapevoli che senza le loro colleghe una parte significativa del potenziale umano resta di fatto inespressa e quindi sprecata.

Sullo sfondo la terra d’Abruzzo: talora difficile da attraversare, ma sempre bellissima da scoprire, con le sue attrattive naturali, le sue montagne, il suo mare, le sue bontà da mangiare e bere, la laboriosità dei suoi abitanti. Una regione sorella alla mia, le Marche; una regione dalle grandi tradizioni culturali (Silone, D’Annunzio), una regione del mondo.
Vistate l’Abruzzo, finanziate le studiose abruzzesi e molisane perché la loro ricerca aiuterà tutto il Mondo!

Ad maiora, semper!

 

Written by Filomena Gagliardi

 

Bibliografia

AA.VV., Non siamo sole. Otto storie di solidarietà femminile, Galaad Edizioni, 2022

 

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